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11.28.2007

Per “Il progresso d’Italia”

Del numero zero
della nuova rivista, in libreria dal 30 Novembre,
pubblichiamo l'editoriale.
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Prima nota

Nasce, bene, il PD.
Cambia, forse, il quadro politico. La Sinistra, tutta e insieme, può e potrà governare? Deve e dovrà.

Tutti lo dicono.
La novità rappresentata dalla nascita del Partito Democratico ha avviato, con grande rapidità, un cambiamento nel quadro politico.
La rinnovata scesa in campo di Berlusconi, che pretende di essere speculare, è il dato più appariscente, ma non il solo.
Sempre a destra si avverte un complicato ma non impossibile riavvicinamento Fini-Casini e a sinistra del PD, con contraddizioni, comincia ad annunciarsi la “cosa rossa”.
Un sistema elettorale più o meno alla tedesca, proporzionale più sbarramento contro i piccolissimi, sembra condiviso.
Segue a pag 2
Un nuovo quadro politico sembra delinearsi, costituito da 2 forze maggiori ognuna con due ali competitive, 4 forze dunque.
Ma è tutto oro?
E ancora, è davvero credibile che lo scenario si disegni con questi contorni?
Sono aperte molte questioni.
Dietro l’angolo appare la nuova forza centrista, cattolici moderati-Pezzotta-Montezemolo.
E non si deve scordare Grillo ed il grillismo.
L’antipolitica e la volontà di evadere da ciò che c’è non è detto sarà appagata da quanto sta già accadendo.
Se anche non vi saranno premi di maggioranza, in una nuova riforma elettorale proporzionale, sembra davvero difficile che alle due forze maggiori riesca il disfarsi di altre componenti,con storia e radicamenti zonali rilevanti, ad esempio Lega e Mastella, o nati dall’albero della crisi della prima repubblica democratica come Di Pietro.
E, alle estreme delle ali, se una destra neofascista è in crescita, sotto diverse forme, la cosa rossa probabilmente sarà troppo moderata per raccogliere ideologismi e disperazioni, come il caso, sia pure non decollato, di Ferrando sta già a dimostrare.
Queste difficoltà al nuovo che avanza non ce lo fanno maledire.
Vogliamo solo che si tengano gli occhi aperti sulla vera questione.
Pensiamo a casa nostra. Questo giornale nasce per il Partito Democratico.
Le primarie hanno dato forza a Walter Veltroni che con determinazione sta
cercando di evadere da una situazione critica e di riportare al centro dell’attenzione il patrimonio democratico decisivo che la nuova grande forza di centrosinistra rappresenta per l’Italia e l’Europa.
Ma questa forza non commetterà, ne siamo certi, l’errore di considerare residuale la vicenda del governo Prodi.
Non soltanto per quanto riguarda la sua vita concreta ed il suo rilancio, anche per il valore che un’alleanza della quale fanno parte tutte le forze di sinistra rappresenta e rappresenterà.
Probabilmente è vero che l’Unione è risultata troppo fragile, frammmentata e contraddittoria per governare con un forte consenso sociale, ma senza portare tutta la sinistra democratica al governo con sé non ci sarà mai una prospettiva maggioritaria per il Partito Democratico.
Vogliamo sperare che la volontà unitaria di Bertinotti e della maggioranza del suo partito, giunta sino ad approvare alcune linee del tentato ridisegno della politica italiana che è in corso non sia la ricerca di un porto tranquillo, all’opposizione di qualche larga coalizione di cui il PD faccia parte, con Berlusconi? Con il futuro Pezzotta?
Sarebbe un errore grave quanto il pensare ad un PD capace di fare il pane in due forni. Come oggi con la sinistra domani con altri.
E il fornaio Pd sarebbe lasciato ben presto senza farina da quegli interessati interlocutori che ora tanto lo incoraggiano a dare per persa la legislatura e la “scandalosa” alleanza di sinistra.
Il giorno dopo che questo avvenisse certi mugnai non avrebbero alcuna difficoltà a rivolgersi a un blocco nuovo centro-nuova destra, d’altra parte tutt’altro che privo di un suo consenso consolidato.
I contenuti lo chiariscono.
Non si esce dalla crisi senza un nuovo europeismo di pace e di rinascita ambientale.
E’ essenziale per evitare il baratro del mondo ma anche per reimpostare una via di sviluppo alle incerte economie del continente, fra le quali quella italiana è fra le meno strutturate e competitive.
In tutto il centro destra non c’è traccia di questi contenuti.
Solo con tutta la sinistra li si può praticare.
E non sono rinviabili. La terra non aspetta. L’Italia non può aspettare.
Oggi tutti sembrano parlare d’altro. Ma è una immagine falsa, dietro all’esplosione delle paure c’è il senso di un futuro su cui non ci si sente di scommettere.
Siamo marziani a parlare di queste cose? Siamo in buona compagnia. Basta alzare gli occhi e cercare di vedere. Da Al Gore a Ban Ki Moon questo ci stanno dicendo.
Una forza maggioritaria di centrosinistra non può farsi dettare l’agenda dal particolarismo e dalle sue ali, deve dichiarare la propria autonomia e la propria vocazione riformista, ma ha tuttavia il dovere di trainare il carro della democrazia, tutto intero, con idee, vera innovazione di programma, e strategie che cambino e convincano anche i suoi necessari alleati.
E soprattutto il nostro popolo. E ancor più la maggioranza di tutto il popolo italiano.

Davide Ferrari

11.07.2007

ENZO BIAGI


18 aprile 2002

"Cari telespettatori, questa potrebbe essere l'ultima puntata de 'Il Fatto'.
Dopo 814 trasmissioni non è il caso di commemorarci. Eventualmente è meglio essere cacciati per aver detto qualche verità che restare a prezzo di certi patteggiamenti.
Signor Presidente Berlusconi non tocca a lei licenziarmi. Penso che qualcuno mi accuserà di un uso personale del mio programma che, del resto, faccio da anni, ma per raccontare una storia che va al di là della mia trascurabile persona e che coinvolge un problema fondamentale: quello della libertà di espressione.
Non è un gran giorno per l'Italia: per quello che succede in casa e per quello che si dice fuori.
A Milano, lo sapete, un piccolo aereo da turismo è andato a sbattere contro il Pirellone, orgoglio dell'architettura italiana e uno dei simboli della città. E il pensiero corre subito alle Torri di New York. Disgrazia.
Ma c'è, anche, chi all'estero parla di crimine.
Da Sofia il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, non trova di meglio che segnalare tre biechi individui, in ordine alfabetico: Biagi, Luttazzi, Santoro, che, cito tra virgolette: 'Hanno fatto un uso bieco della televisione pubblica - pagata con i soldi di tutti - criminoso. Credo che sia preciso dovere della nuova dirigenza Rai di non permettere più che questo avvenga'. Chiuse virgolette. Quale sarebbe il reato? Stupro, assassinio, rapina, furto, incitamento alla delinquenza, falso e diffamazione? Denunci.
Poi il Presidente Berlusconi, siccome non prevede nei tre biechi personaggi pentimento o redenzione, pur non avendo niente di personale, lascerebbe intendere, se interpretiamo bene, che dovrebbero togliere il disturbo.
Signor Presidente Berlusconi, dia disposizione di procedere, perché la mia età e il senso di rispetto che ho per me stesso mi vietano di adeguarmi ai suoi desideri. Sono ancora convinto che in questa nostra Repubblica ci sia spazio per la libertà di stampa. Ci sia perfino in questa azienda che, essendo proprio di tutti, come lei dice, vorrà sentire tutte le opinioni. Perché questo, signor Presidente, è il principio della democrazia. Sta scritto, dia una occhiata, nella Costituzione. In America, ne avrà sentito parlare, Richard Nixon dovette lasciare la Casa Bianca per una operazione chiamata Watergate, condotta da giovani cronisti alle dipendenze di quel grande e libero editore che era la signora Katharine Graham, proprietaria della Washington Post.
Questa, tra l'altro, viene presentata come la tv di Stato, anche se qualcuno tende a farla di Governo, ma è il pubblico che giudica.
Nove volte su dieci, controllare, 'Il Fatto' è la trasmissione più vista della Rai.
Lavoro qui dal 1961 e sono affezionato a questa azienda. Ed è la prima volta che un Presidente del Consiglio decide il palinsesto, cioè i programmi, e chiede che due giornalisti, Biagi e Santoro, dovrebbero entrare nella categoria dei disoccupati.
L'idea poi di cacciare il comico Luttazzi è più da impresario, quale lei è del resto, che da statista".

Enzo Biagi

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