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9.27.2007

Contro il lavoro forzato, per la democrazia, i diritti, l'ambiente in Birmania, la liberazione di Aung San Suu Kyi


La Birmania è un paese martoriato da decenni di violenta dittatura che ha imposto l'arbitrio come legge e come modalità di governo. Un paese che ha raggiunto il triste primato di essere il primo produttore di metanfetamine al mondo, il secondo per produzione di oppio, il primo per bambini soldato.

Inoltre il Nobel per la Pace Aung San Suu Kyi, da ormai 12 anni, è costretta a durissimi arresti domiciliari, mentre oltre mille prigionieri politici, sono vittime di torture ed abusi durante la detenzione, a causa dei quali molti hanno perso la vita. Il regime militare si rifiuta di avviare un serio dialogo tripartito con procedure e scadenze condivise con tutte le parti interessate, a partire dalla Lega Nazionale per la Democrazia e le organizzazioni delle nazionalità etniche, e ha lanciato un inaccettabile e falso processo di Convenzione Nazionale per una costituzione che manterrebbe il potere nelle mani dei militari.

Centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini sono tuttora costretti al lavoro forzato, da parte sia dei militari, sia delle autorità locali, e sono spesso obbligati alle deportazioni forzate; sono comuni la detenzione e le esecuzioni, torture, stupri, utilizzati come mezzo di potere.

Continua la repressione di tutti i fondamentali diritti umani e sindacali. Gli attivisti del lavoro, le loro famiglie, amici e conoscenti vengono costantemente arrestati, torturati e condannati a pesanti pene detentive, mentre il regime militare ha dichiarato il sindacato birmano FTUB una organizzazione terroristica.

Accanto alle violazioni dei fondamentali diritti umani e del lavoro si aggiungono la gravissima violazione dei diritti ambientali, quali la distruzione ed il taglio illegale delle foreste di teak, la costruzione delle dighe sul fiume Salween, che ridurranno alla povertà oltre 500.000 contadini e pescatori danneggiando irrimediabilmente il delicato ecosistema locale, il dissennato sfruttamento minerario.

Poichè tutte le principali attività economiche e produttive sono in mano o sono controllate dal regime militare o dallo stato, la Organizzazione Internazionale del Lavoro, (ILO) ha approvato nel 2000 una Risoluzione che chiede a tutti i governi, agli imprenditori e alle organizzazioni sindacali di rivedere i loro rapporti con la Birmania, adottando le misure appropriate affinchè tale paese Membro non possa trarre profitto da questi rapporti per perpetuare o sviluppare il sistema di lavoro forzato. A causa della persistenza del lavoro forzato, tale risoluzione è stata integrata dalla richiesta di ulteriori misure adeguate nei confronti degli investimenti diretti esteri e dei rapporti con le imprese birmane statali o di proprietà di militari.

Chiediamo:

- alle imprese italiane che hanno rapporti commerciali con la Birmania e alle multinazionali, a partire da quelle impegnate nel settore forestale e quello petrolifero, del gas e minerario nei progetti di costruzione di dighe ed infrastrutture - che comportano enormi profitti per il regime - di sospendere i loro rapporti con questo Paese, per non contribuire a rafforzare il potere della giunta che continua ad utilizzare il lavoro forzato.

- Agli enti locali e al Governo italiano:

* di impegnarsi attivamente per la attuazione della Risoluzione ILO nei confronti delle imprese e di istituire un sistema di disincentivi e di monitoraggio e rapporto regolare all'ILO sul comportamento delle imprese.
* come richiesto dal governo birmano in esilio e dall'ILO, di sostenere il rafforzamento della Posizione Comune dell'UE, inserendo nell'elenco delle imprese con le quali è proibito oggi promuovere accordi e collaborazioni economiche, anche le imprese di proprietà dello stato e dei militari birmani, a partire dai i prodotti del settore del legno.
* di fornire la propria assistenza nel sostegno delle organizzazioni democratiche e sindacali birmane e al governo in esilio.
* Di continuare a fare pressione per il rilascio immediato e senza condizioni di Aung Sang Suu Kyi e di tutti gli altri prigionieri politici, ed in particolare di Myo Aung Thant; sindacalista del FTUB, condannato all'ergastolo.
* di rifiutare il riconoscimento del processo di 'Convenzione Nazionalè e la costituzione illegittima predisposta dal regime, garantendo il sostegno politico nei confronti degli sforzi del movimento di opposizione democratica, per la promozione di una costituzione democratica e federale.
* di sostenere attivamente il dialogo specifico nelle istituzioni EU, ASEAN , ASEM e SAARC , per spingere il regime militare ad avviare un efficace dialogo politico con la partecipazione di tutte le parti interessate: i gruppi etnici e la Lega Nazionale per la Democrazia, come condizioni indispensabili per l'istituzione di una vera e propria democrazia e dello stato di diritto.
* di richiedere il pieno rispetto delle foreste della Birmania e delle comunità che le abitano.
* di richiedere che le organizzazioni internazionali e regionali, ivi comprese le istituzioni finanziarie, interrompano prestiti e qualunque altro progetto che coinvolga la Birmania, ad eccezione di quei casi specificamente previsti per la promozione dell'attuazione delle raccomandazioni dell'OIL e per la lotta contro HIV/AIDS, malaria e tubercolosi.
* di lavorare per la adozione al Consiglio di Sicurezza di una Risoluzione che costringa la giunta ad un tavolo negoziale per la democrazia con tutte le parti interessate, a partire dall'NLD e dalle organizzazioni dei gruppi etnici.

Appello proposto da Greenpeace, WWF, Legambiente e CISL

9.18.2007

CON VELTRONI: A NOSTRO MODO

Il 14 Ottobre si avvicina. Se ne è accorto Berlusconi, che cerca di
rioccupare il centro dell'attenzione mediatica promuovendo con
spregiudicatezza nuove sigle partitiche "padronali". Pare di dover notare
che anche nella sinistra radicale molta dell'agitazione polemica sia
fondata sul nervosismo indotto dal crescere del progetto "Partito
Democratico".
Non bisogna né sottovalutare né esagerare questi fenomeni. Bisogna andare
avanti nell'impegno di garantire una vasta partecipazione popolare al voto
di Ottobre (sarà questa la miglior risposta ai partiti fotocopiati di
Arcore) e nel dimostrare uno spirito saggiamente unitario verso tutta la
coalizione di centro sinistra. Anche in Emilia non sono mancati segnali di
fumo. Del tutto interni, tuttavia, al campo dell'Ulivo, al nostro campo. Ci
permetteranno gli amici impegnati in Emilia con Rosy Bindi di notare che
assai più e assai meglio qualificherebbe la loro presenza, che è - sia
chiaro - una grande ricchezza, avanzare proposte piuttosto che
delegittimazioni delle sedi e delle feste. Se la questione fosse che
c'è troppo "partitismo", a ben ragionare si potrebbe affermare che tutti
dovremmo essere "partitisti" in senso innovativo, qualunque sia la nostra
provenienza, per trovare insieme, un modo nuovo di fare politica. per
esempio ricordando che saranno necessarie forme di partecipazione diretta
anche alla elezione dei segretari provinciali.
Altrimenti si ripresenteranno dalla finestra dopo aver preso la via della porta i vecchi fantasmi correntizi. Il fatto è che per realizzare una forza politica
davvero presente, fatta di cittadini consapevoli
E non solo elettorale, bisognerà unire e superare le tradizioni organizzative e soprattutto, finalmente, parlare di contenuti e di cultura.
I temi per un confronto vero non mancano e torneranno in evidenza con urgenza nella ripresa settembrina.
Non crediamo di essere ingenui ma continuiamo a volere un impegno di tutti i democratici, uomini e donne, per la sicurezza, la dignità del lavoro, per affrontare, anche qui, il degrado ambientale.
Viviamo una estate di incendi e di morti sul lavoro.
E, ancora, di nuovi episodi di violenza contro le donne, dei quali, nella politica, ha parlato con particolare determinazione Andrea De Maria.
Sono queste le priorità.
Sull'ambiente: vanno dimesse le pericolose illusioni: nulla del patrimonio naturale è salvaguardato senza rispetto della legalita' e senza azioni preventive di fronte ai drammatici cambiamenti del clima e del ciclo delle piogge.
Il patto sociale che è necessario allo sviluppo non avrà consenso se non
sarà fondato su una fortissima accentuazione del ruolo delle persone e dei diritti dei lavoratori. E' vero la vocazione del Partito Democratico è quella di governare. Ma la prova è proprio nel risolvere in pratica di governo le difficoltà che la società avverte nell'attuale fase di trasformazione storica.
E il tema della sicurezza acquista ben altro spessore se si fa emergere la questione della vita e della libertà delle donne. Su questo falliremo o realizzeremo il sogno di una politica rinnovata.
Di questo parlino e, su queste cose ascoltino, i candidati, i cittadini, le organizzazioni impegnate nel costruire il PD. Se questa nostra avvertenza è
condivisa, anche con parole e motivazioni diverse, allora è tempo che
contribuiscano con proprie iniziative e contribuendo anche a formare le liste.
Questo vuol dire essere società civile, non bianchettare illusoriamente il
proprio pedigree. L'appello di Veltroni, fin da Torino è stato chiaro. Vogliamo
raccoglierlo, a nostro modo.

Davide Ferrari, Giancarla Codrignani
Laura Renzoni Governatori, Massimo Meliconi, Marco Mazzoli*

dell’Associazione della sinistra per il Partito Democratico

9.16.2007

Associazione della Sinistra
per il Partito Democratico
A.S.P.D


16 Settembre 2007

Nota stampa. ASPD nazionale:
"Siamo con Veltroni, ma a modo nostro". Fare una rete nazionale delle Associazioni. Un nuovo giornale


Si è svolta oggi a Bologna la riunione nazionale dell'Associazione.
l'ASPD è presente in tutte le Regioni del paese, conferma la propria scelta di dare vita ad una rete associativa politico-culturale e formativa, distante da ogni iniziativa per nuove o rinnovate correnti nel PD.
La prima priorità del lavoro di ASPD sarà, in tutto il territorio nazionale, favorire una larga e consapevole partecipazione al voto il 14 ottobre alle "primarie" del PD.
L'Associazione voterà per Veltroni, per ribadire la necessità di costruire un partito nuovo, aperto alla società e al mondo del lavoro, laico, con capacità di governo.
L'Associazione guarda con preoccupazione al dibattito in corso in questa "campagna elettorale", troppo personalistico e spesso polemico e ancora povero di contenuti.
La questione della "rivolta contro la politica" oggi di piena attualità si deve affrontare riproponendo la riforma della politica, contro ogni neoqualunquismo, ma comprendendo le gravi involuzioni della vita democratica e sociale che la generano.
Per questo ASPD indica una strada: accanto al nuovo partito, ma nella società, con piena libertà e autonomia deve costruirsi una rete di impegno civile che ridia senso alla partecipazione, su grandi temi prioritari concreti ed ideali assieme.
"Siamo con Veltroni, ma a modo nostro" dice il coordinatore nazionale Davide Ferrari.
Ambiente, dignità del lavoro, laicità e diritti umani i tre temi sui quali ASPD rinnova il suo impegno, con campagne specifiche rivolte alle scuole e Università e nei luoghi di lavoro.
"Sembravamo ingenui"- ha detto Ferrari- "quando indicavamo la dignità e la sicurezza del lavoro come priorità assolute. Poi in questi mesi tutti hanno compreso il valore anche politico del tema, e abbiamo contribuito a sostenere l'iter della nuova legge in Parlamento".
ASPD è contro ogni arido politicismo per una "democrazia delle persone". La cultura, il volontariato, l'impegno sociale danno il senso ad una buona vita. La sinistra deve riscoprire l'importanza di raccogliere e proporre esempi positivi, di uomini e di donne che vivono
un impegno nuovo, non ideologico ma di forte idealità. "Anche e soprattutto questo deve essere politica. Altrimenti la politica muore. Per questo ASPD propone di formare una rete civica nazionale delle Associazioni per il PD e per l'Ulivo che metta in campo una vasta attività, accanto ma anche oltre la più consueta iniziativa politica del nuovo partito"ha concluso Ferrari.

ASPD ha annunciato la prossima nascita di una sua iniziativa editoriale ambiziosa.
Si chiamerà "Il progresso d'Italia", il 1 Ottobre il numero zero dedicato alle primarie, dal 2008 un vero e proprio settimanale.


www.sinistra.pd.it
info@sinistra.pd.it

Associazione della Sinistra
per il Partito Democratico






Riunione per l’ edizione di
“Il progresso d’Italia”
Giornale di politica e cultura





Sala dello stand della direzione.
Festa nazionale dell'Unità. Bologna. Parco Nord
Domenica 16 settembre 2007, ore 10

9.12.2007

STA IN: WWW.ledemocratiche.it


Care amiche le democratiche,


che le donne non siano una differenza di genere
omogenea, ma che si debba
tenere conto delle "differenze tra noi" è
risaputo. Tuttavia, non sono
sempre chiari i modi con cui le differenze
interne al genere debbano
pervenire ad una qualche unità organizzativa, di
fronte alla
rappresentatività politica di partiti, correnti o
"movimenti" rappresentati
solo (o soprattutto) da uomini, inventori
dell'unico modello competitivo.

Oggi le donne hanno due vie per "rappresentarsi":
1) accettare l'omologazione e, che credano o no
di essere "uguali ai
maschi", chiedere il rispetto effettivo della
regola aurea della democrazia
del 50% (o di congrue "quote");
2) diventare rappresentabili autonomamente, per
manifesta presenza,
autorevole nella diversità, e per forte sostegno
femminile in una società
fondata sul "modello unico".

In questo momento è in formazione un partito che
si propone di essere
"nuovo" e le donne sono fortemente interessate.
Non è scomparso il rischio
che le donne non siano attratte dagli interessi
di genere, come quando le
ideologie inducevano a fidarsi delle promesse dei
partiti e a rinunciare
alla propria soggettività per "il bene" del
paese, definito come tale non
da loro. Oggi o si accetta l'antipolitica, che
vuole che, per essere
critici contro "questo" governo delle cose, ci si
disinteressi; o si fa
chiarezza del rapporto con le istituzioni secondo
patti e proposte da
mantenere. Chi si impegna a sostenere "la parità"
in termini di liste
comprendenti nomi alternativamente di "uomini" e
"donne" (e, in pari
percentuale, di "donne" e "uomini", per parità
anche nei capilista),
bisogna che mantenga. Altrimenti il rischio è la
defezione femminile dal
voto e la riemersione di quella fedeltà politica
che assomiglia a quella
privata di quante, pur trascurate dal loro uomo,
non sanno reagire "per il
bene della famiglia".

Eppure, un partito che si forma con l'idea del
"nuovo in politica" ha
bisogno del contributo specifico delle donne.
Qualora confrontassimo le
priorità politiche per genere scopriremmo cose
interessanti anche per i
maschi: per noi sono prioritari i servizi sociali
(anche nuovi, come i
voucher per integrare - regolarizzando oltre
tutto chi lavora in nero - la
spesa per gli anziani); per i governi l'optimum
sono le riduzioni fiscali
"per le famiglie".
Non abbiamo molto tempo per far capire che quelle
delle donne non sono
"pretese", ma "diritti". Non sarebbe
particolarmente significativa - e,
soprattutto, a questo calar di luna, possibile -
l'elezione di una donna
alla segreteria nazionale del nuovo partito. Ma
non vorrei mai - non solo
per gli interessi delle donne, ma per quelli del
nuovo partito - che, a
livello regionale, le donne fossero escluse, a
beneficio delle "vecchie"
strategie spartitorie, che non accetterei più né
in Parlamento, né nelle
amministrazioni locali, né alla guida degli enti
pubblici e privati
riservati ai maschi. Se il merito premia, dove ci
sono i concorsi (vedi la
magistratura), le donne, le elezioni e le nomine
alle direzioni dei
ministeri e ai consigli di amministrazione di
istituti pubblici e privati
non possono renderle handicappate. In realtà le
donne non sono valorizzate
perché se ne sfruttano le competenze senza
accettarne il magistero e
l'autorità. Non interpellate per stilare
programmi, partecipare a convegni
o tavole rotonde, diventare protagoniste delle
discussioni decisionali,
professioniste, docenti universitarie o giovani
madri precarie (che hanno
grosse competenze sociali) non accetteranno
candidature di ripiego,
consapevoli di partire svantaggiate e prive di
risorse per costruirsi
l'immagine che non posseggono (e che non
desiderano, se deve essere
strumentale). L'autonomia rimane scomoda.

Quanto a noi, guardiamoci un po' dentro. Forse
commettiamo - abbiamo
commesso - errori: abbiamo creato scuole di
pensiero, ma non ci siamo
curate delle lavoratrici, delle adolescenti,
delle anziane, incapaci di
provare passione per l'empowerment; abbiamo
chiesto i finanziamenti degli
enti locali (ben felici di scaricare un impegno
necessario, ma scomodo), ma
non ne abbiamo condizionato le politiche; abbiamo
criticato i partiti
tenendoci fuori dalle loro strutture; abbiamo
relazionato male con altri
gruppi femminili e femministi per quella
competitività poco pregevole fra
chi conta poco, non ha mezzi e si divide.
E'anche per questo che non possiamo contare
sull'effettiva
rappresentatività delle donne già presenti sugli
scenari istituzionali. Per
esemplificare, io mi fido di un'Anna Finocchiaro,
ma so che può diventare
rappresentativa solo se non la lasciamo sola;
allo stesso modo non avrei
problemi a votare un uomo come Rodotà, se
l'alternativa femminile fosse la
Binetti. Occorrono coordinamenti, strategie,
misure organizzative (farsi
carico di reti e di e-mail di livello
provinciale, regionale, nazionale) e
perfino fund raising, data la dubbia probabilità
del mecenatismo femminile.

Tuttavia quello che non è ancora fatto, si potrà
fare. La democrazia sta a
cuore anche alle donne: è femmina e Lisistrata ne
conosceva già modalità
interessanti.
Quindi, un partito di cui sarà segretario un uomo
potrà essere anche nostro
se lo prendiamo in carico e lo talloniamo da
vicino per ottenere il
rispetto di tutta la nostra dignità. Non dico che
cosa penso di un partito
berlusconiano presieduto da una donna. Ma dico
che i dati di realtà non
illudono nessuno, né donna né uomo: se li
dovessimo eludere, tanto vale
tornare a fare la calza, occupazione che siamo
ancora, qua e là, invitate
ad assumere (ma ancora una volta pagherebbero un
prezzo alto anche i
maschi.

Giancarla Codrignani

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