8.12.2007
Una Lettera
ALTRI MORTI SUL LAVORO, LA MATTANZA CONTINUA ED
IL “PAESE CIVILE” SI DEVE RIBELLARE
In questi giorni si è celebrato l’anniversario della
tragedia di Marcinelle quando l´8 agosto del 1956
oltre 250 persone morivano di lavoro. A 51 anni di
distanza in Italia si continua a morire sui
luoghi di lavoro nello stesso assurdo modo, per
le stesse colpevoli cause e le persone continuano
ad essere considerate troppe volte come “carne da macello”.
Anche oggi è successo altre 2 volte: nel
Napoletano un uomo di 35 anni e in Alto Adige un ragazzo
di soli 16 anni; siamo a quota 632 ma sono solo
le 19,00 dell’ 8 agosto e la morte non chiude per
ferie.
All’art. 4 la nostra Costituzione “riconosce a
tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove
le condizioni che rendano effettivo questo
diritto".
In molti (troppi)ancora aspettano che queste condizioni
siano assicurate su tutti, politici, imprenditori
(in particolare), giornalisti, cittadini pesa una
responsabilità sociale, etica e morale collettiva e personale
non piccola.
Non c’era peggiore modo oggi di ricordare quella
tragedia di 51 anni fa che farlo con altre due
morti bianche e per gli stessi vergognosi ed
incivili motivi di allora: è come ribadire a quei 250
lavoratori morti “come topi” lontani da casa per
un pezzo di pane, per quella dignità che il Paese
aveva negato loro costringendoli ad emigrare, che
il loro sacrificio è stato inutile; è come se lo
Stato avesse abdicato ai suoi doveri nei
confronti dei cittadini non riconoscendo a tutti pari
dignità e pari opportunità.
E’ civile tutto questo o è ancora medioevo? Con questo
stillicidio quotidiano di morti un Paese Civile come
abbiamo la pretesa ancora di definirci dovrebbe avere
il coraggio di fermarsi subito, di scendere in piazza in una
grande catena umana per dire BASTA a questa mattanza.
Claudio Gandolfi,
Bologna 8 Agosto 2007
clgand@libero.it
ALTRI MORTI SUL LAVORO, LA MATTANZA CONTINUA ED
IL “PAESE CIVILE” SI DEVE RIBELLARE
In questi giorni si è celebrato l’anniversario della
tragedia di Marcinelle quando l´8 agosto del 1956
oltre 250 persone morivano di lavoro. A 51 anni di
distanza in Italia si continua a morire sui
luoghi di lavoro nello stesso assurdo modo, per
le stesse colpevoli cause e le persone continuano
ad essere considerate troppe volte come “carne da macello”.
Anche oggi è successo altre 2 volte: nel
Napoletano un uomo di 35 anni e in Alto Adige un ragazzo
di soli 16 anni; siamo a quota 632 ma sono solo
le 19,00 dell’ 8 agosto e la morte non chiude per
ferie.
All’art. 4 la nostra Costituzione “riconosce a
tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove
le condizioni che rendano effettivo questo
diritto".
In molti (troppi)ancora aspettano che queste condizioni
siano assicurate su tutti, politici, imprenditori
(in particolare), giornalisti, cittadini pesa una
responsabilità sociale, etica e morale collettiva e personale
non piccola.
Non c’era peggiore modo oggi di ricordare quella
tragedia di 51 anni fa che farlo con altre due
morti bianche e per gli stessi vergognosi ed
incivili motivi di allora: è come ribadire a quei 250
lavoratori morti “come topi” lontani da casa per
un pezzo di pane, per quella dignità che il Paese
aveva negato loro costringendoli ad emigrare, che
il loro sacrificio è stato inutile; è come se lo
Stato avesse abdicato ai suoi doveri nei
confronti dei cittadini non riconoscendo a tutti pari
dignità e pari opportunità.
E’ civile tutto questo o è ancora medioevo? Con questo
stillicidio quotidiano di morti un Paese Civile come
abbiamo la pretesa ancora di definirci dovrebbe avere
il coraggio di fermarsi subito, di scendere in piazza in una
grande catena umana per dire BASTA a questa mattanza.
Claudio Gandolfi,
Bologna 8 Agosto 2007
clgand@libero.it
8.03.2007
Ferrari: "Di Pietro, un brutto tentativo".
ROMA. Davide Ferrari, coordinatore nazionale dell’Associazione della Sinistra per il Partito Democratico critica il tentativo del ministro Antonio Di Pietro di candidarsi alla segreteria del Pd e i suoi commenti dopo l’esclusione.
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“Trovo legittimo - ha detto Ferrari - che si candidino a fare il segretario tutti coloro che ‘amano’ o apprezzano il progetto del nuovo Partito Democratico. Di Pietro, ancor più di Pannella, dimostra invece un atteggiamento tutt’altro che ‘friendly’. Non solo non ha sciolto il suo movimento, e, d’altra parte, ha criticato il Pd ad ‘ogni piè sospinto’, ma anche nel commentare la sua esclusione, con dovizia di manchettes sulla stampa quotidiana, mi pare faccia prevalere una polemica astiosa. Il suo tentativo di candidatura mi sembra quindi, tutto considerato, un brutto tentativo. Ma se è così perchè portarlo avanti? Non è un bene, fra partiti alleati, inseguire visibilità e distinzione ad ogni costo”.
ROMA. Davide Ferrari, coordinatore nazionale dell’Associazione della Sinistra per il Partito Democratico critica il tentativo del ministro Antonio Di Pietro di candidarsi alla segreteria del Pd e i suoi commenti dopo l’esclusione.
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“Trovo legittimo - ha detto Ferrari - che si candidino a fare il segretario tutti coloro che ‘amano’ o apprezzano il progetto del nuovo Partito Democratico. Di Pietro, ancor più di Pannella, dimostra invece un atteggiamento tutt’altro che ‘friendly’. Non solo non ha sciolto il suo movimento, e, d’altra parte, ha criticato il Pd ad ‘ogni piè sospinto’, ma anche nel commentare la sua esclusione, con dovizia di manchettes sulla stampa quotidiana, mi pare faccia prevalere una polemica astiosa. Il suo tentativo di candidatura mi sembra quindi, tutto considerato, un brutto tentativo. Ma se è così perchè portarlo avanti? Non è un bene, fra partiti alleati, inseguire visibilità e distinzione ad ogni costo”.