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7.27.2007

S i c u r e z z a
p e r
i l
l a v o r o



FACCIAMO SENTIRE LA NOSTRA VOCE AL PARLAMENTO

NEI PROSSIMI GIORNI ARRIVERA' ALLA CAMERA IL
TESTO UNICO SULLA SICUREZZA DEL LAVORO GIA'
ADOTTATO DAL SENATO, PER L'APPROVAZIONE DEFINITIVA.

COME LAVORATORI E RLS SIAMO INTERESSATI A CHE VENGA APPROVATO AL PIU' PRESTO.

VI SONO ALCUNE NORME CHE ENTREREBBERO
IMMEDIATAMENTE IN VIGORE ED ALTRE CHE RIGUARDANO
LA DELEGA AL GOVERNO PER LA RIELABORAZIONE, LA
RAZIONALIZZAZIONE E LA RACCOLTA IN UN TESTO UNICO
(APPUNTO) DI TUTTE LE LEGGI ESISTENTI IN MATERIA.

VI E' PERO' IL FONDATO RISCHIO CHE ALCUNI GRUPPI
PARLAMENTARI EFFETTUINO COME GIA ACCADUTO IN
SENATO UNA FORMA DI OSTRUZIONISMO VOLTO A
RITARDARE L'ITER DEL PROVVEDIMENTO O A SNATURARLO E DEPOTENZIARLO.

ANCHE UNA SOLA MODIFICA OBBLIGHEREBBE AD UN NUOVO
PASSAGGO IN SENATO CON TUTTE LE INCOGNITE DI NATURA POLITICA SUL SUO ESITO.

PUR RITENENDOLO MIGLIORABILE RITENIAMO CHE SIA
ASSOLUTAMENTE NECESSARIO APPROVARE IL TESTO COSI'
COM'E' PER EVITARE IL RISCHIO DI GETTARE ALLE
ORTICHE TUTTO IL LAVORO SVOLTO FINORA.

INVITIAMO TUTTO IL MONDO DEL LAVORO, I LAVORATORI
DELLA COMUNICAZIONE E TUTTE LE PERSONE SENSIBILI
ALLA PIAGA SOCIALE DELLE MORTI BIANCHE, A
SOSTENERE QUESTO APPELLO E FARLO GIUNGERE AI
PARTITI, AI GRUPPI PARLAMENTARI ED AI SINGOLI DEPUTATI.

L'ADESIONE PUO' ESSERE INVIATA A QUESTO INDIRIZZO DI POSTA: bazzoni_m@tin.it



APPELLO AI DEPUTATI: APPROVATE IL TESTO UNICO SULLA SICUREZZA

Nei prossimi giorni, alla Camera dei Deputati,
sarà discusso e posto in votazione per la vostra
approvazione il disegno di legge n° 2849 sulla
sicurezza del lavoro, già approvato dal Senato e
meglio conosciuto come "Testo Unico".

Questo provvedimento è atteso da molti anni per
l'impulso che certamente può dare alla lotta agli
infortuni, alle malattie ed alle morti bianche,
vera e propria piaga sociale per il nostro Paese.

L'approvazione da parte del Senato è stata
preceduta da un ampio ed articolato dibattito fra
le forze sociali che, pur non avendo soddisfatto
completamente le aspettative del mondo del lavoro
(sono stati respinti alcuni emendamenti che
rafforzavano gli Rls, si è prevista l'assunzione
di 300 ispettori del lavoro, quando i controlli
per la sicurezza e salute dei lavoratori li fanno
i Tecnici della Prevenzione delle Asl, non è
stato approvato un emendamento che vincolasse
almeno il 50% degli introiti derivati da sanzioni
in materia di sicurezza sul lavoro, e sono
milioni di euro, per assumere ed istruire nuovi
tecnici anziché contribuire al bilancio della
ASL) ha comunque prodotto notevoli passi in
avanti e posto alcuni importanti punti fermi in
materia di tutela della salute, di
razionalizzazione e coordinamento delle risorse e
di promozione della cultura della sicurezza.

Come lavoratori e RLS siamo perfettamente
consapevoli della complessità e delle dinamiche
socio-economiche e politico-istituzionali e siamo
preoccupati per il rischio concreto di una
dilatazione indeterminata dei tempi di adozione
definitiva; in caso di modifiche apportate dalla
Camera sarebbe necessaria una nuova approvazione da parte del Senato.

Riteniamo che questa sia una formidabile
occasione concreta per dimostrare al Paese che
almeno sulle morti bianche e la salute di milioni
di lavoratori i partiti, i Gruppi ed i singoli
deputati sono capaci di accantonare furbizie e tattiche parlamentari dilatorie.

Col massimo rispetto per le prerogative
parlamentari, facciamo appello alla vostra
sensibilità istituzionale e politica affinché il
provvedimento possa essere promulgato al più
presto e quindi approvato nell'attuale stesura varata dal Senato.

I miglioramenti, pur necessari, potranno essere
comunque ottenuti mediante "Ordini del Giorno"
che impegnino formalmente il Governo ad
apportare in sede di Delega tutti gli aggiustamenti ritenuti necessari.

1) Dante De Angelis-RLS-Roma
2) Marco Bazzoni- RLS-Firenze
3)Claudio Gandolfi -Fillea-Cgil Bologna
4)Graziella Marota-Mamma di ANDREA GAGLIARDONI,
DECEDUTO PER INFORTUNIO SUL LAVORO A SOLI 23 ANNI-Porto sant'elpidio(AP)
5)Giuseppe Mosca- Studente Tecnico della Prevenzione-Napoli
6)Luigi Murru- RLS Trenitalia - Cagliari
7)Andrea Coppini-RLS-Prato.
8)Claudia Spagnuolo -Marino (roma)
9)SERGIO RUGGIERI- DELEGATO R.S.U. -S.A.F . -JESI
10)Corrado Cirio, Tecnico della Prevenzione dell'Asl 2 di Savona
11)Associazione 12 giugno TARANTO/BRINDISI
12)Mirko Borselli- R.L.S. Acqua Panna-Operaio- Borgo San Lorenzo (FI)

Partito Democratico. Il voto del 14 Ottobre è vicino.
Alcune idde generali. La situazione emiliana.


Si vota il XIV Ottobre. Per la prima volta in Italia vengono chiamati i cittadini a costruire un nuovo grande partito.
Una sfida bella, ma tutt’altro che facile.
E’ stata giusta la decisione di proporre al voto anche la scelta del segretario nazionale. Serve un punto di riferimento forte e visibile.
Veltroni si è assunto una grande responsabilità. Ha messo in campo una proposta che mi convince. Giungono a candidarsi, ora, altre personalità autorevoli. E’ un arrichimento, tanto più se sapranno esprimere piattaforme ricche di proposte e realmente differenziate.
E' stato giusto decidere di dare un indirizzo anche al partito nei territori e affidare al voto anche l'elezione dei segretari regionali.
Si è detto, comprensibilmente, che si è trattato di una decisione federalista.
Lo confesso: credo molto in un ruolo dell’Emilia-Romagna, ma non sono convinto di una inossidabile diversità emiliana.
Soprattutto se male intesa, quasi fosse la forza per spingere sull'acceleratore di una redistribuzione degli assetti di potere interni al partito.
Invece il federalismo è un valore proprio in quanto è necessario per affrontare i problemi seri, anche gravi, che abbiamo di fronte, nelle nostre comunità.
Al candidato a Segretario regionale, Caronna, se confermerà, come auguro, la propria disponibilità, chiedo la volontà di guidare la costruzione di un partito forte e presente, che nasca per affrontare anche qui, in Emilia, le stesse grandi questioni che la sinistra ed il centrosinistra, forze di governo, hanno di fronte ovunque.
Così la crisi ambientale, in rapido acuirsi (siamo alla vigilia di una carenza strutturale di acqua e energia), la crisi sociale (in città di piena occupazione convivono due mondi del lavoro opposti, uno senza garanzie), una immigrazione che ha cambiato la nostra vita e suscita paure, cui bisogna rispondere con la massima concretezza, ma che è, tuttavia, innanzitutto un banco di prova politico e culturale di primaria importanza.
Come stiamo reggendo l'impatto dell'arrivo di tanti giovani che sono innanzitutto dei lavoratori? Sapremo valorizzare la loro presenza nelle nostre città abitate da anziani e da giovani spesso lontani, per studio,per necessità, talvolta anche per scelta dal “lavoro produttivo”?
Ecco i problemi.
Fanno tremare le vene ai polsi ma anche fanno scorrere un poco di sangue in vene stanche.
Il XIV Ottobre andranno a votare migliaia e migliaia di cittadini soltanto se sapremo chiedere loro un sostegno, una mano, idee, per occuparci di come risolvere i problemi che ci rendono incerti e insicuri.
Qui è il punto. Non nella chiamata al voto per trovare i nomi di una "classe dirigente". Termine, quest'ultimo, ormai superatissimo, in tempi di rifiuto violento delle "caste della politica".
Il PD nasce bene se chiama alla responsabilità sulle grandi “cose” concrete.
I Forum tematici che si stanno organizzando potrebbero -avanzo una idea - articolarsi in vere e proprie “giornate nazionali”, dando vita, qui in Emilia, a decine e decine di iniziative, anche minute, nei luoghi di lavoro e di aggregazione.
L'Emilia-Romagna, e forse solo lei, può portare il peso di una grande esperienza di governo, in corso: pensiamo al nuovo Piano Territoriale della Regione e al Piano strutturale del Comune di Bologna. La nostra regione non è ne' il granaio per eserciti romani, ne' la dispensa riempita per resistere, soli, nel proprio feudo.
Così nascera una forza importante, non non per "fare propaganda", cosa inutile, alla nostra azione di governo regionale e locale, ma per sostenerla davvero, dimostrando il suo impegno sui punti più difficili e acuti.
Guidare un partito nuovo è' un compito difficile che non si può fare da soli ma richiede un insieme di dirigenti. A cominciare dai Segretari dei territori provinciali, le "Federazioni", che devono avere mandato da una analoga e rapida elezione diretta di tutto il corpo del partito. Altrettanto importante è il “lavoro nelle istituzioni”. E’ urgentissimo costruire gruppi unici del Partito Democratico, dove ogni valore ed ogni tradizione politica possano essere riconosciuti.
E serve un impegno dell'Associazionismo politico, così peculiare nella nostra regione e che non merita esami del pedigree quali quelli subiti nei mesi scorsi. La voglia di esserci c'è. Va riconosciuta e incoraggiata.
In conclusione: votare in molti il XIV Ottobre non è assolutamente scontato, neanche qui. Ci riusciremo se chiederemo ai cittadini “democratici”, non una delega, ma di fare un passo avanti insieme. Magari per molti, giovani, il primo, di un lungo cammino.

Davide Ferrari
Comitato promotore del PD di Bologna.

7.07.2007

Il dibattito.

Desidero rispondere alla richiesta esplicita di un contributo sul tema oggetto della precedente comunicazione di Davide Ferrari, che interviene segnalando le tante urgenze che si vanno manifestando nel corso di questo lungo travaglio che dovrà prima o poi portare alla nascita non solo e non tanto del nuovo soggetto politico, ma direi proprio di una nuova stagione storica per il nostro paese, senza dimenticare il ruolo e la collocazione che all’interno di questi processi saprà e vorrà assumere l’ASPD con la sua capacità d’iniziativa e di confronto. Su tutto questo siamo giustamente esortati a portare le nostre riflessioni e a condividerle all’interno di un dibattito pubblico e schietto, e a tal fine ho pensato di riassumere per contrappunto alcune considerazioni suscitate dalla lettura del testo di Davide e “dall’evoluzione degli ultimi giorni”.

Non credo sia casuale il richiamo, contenuto nel primo punto, alla necessità e alle possibilità dell’alleanza di centrosx. Bisogna lavorare perché questo diventi un dato condiviso, quello cioè di una nuova identità che favorisca il cambiamento anch’esso necessario di tutte le parti che la compongono, divenendone le nuove fondazioni di una casa comune. Identità di un’alleanza e alleanza come identità: non sono in fondo l’ispirazione e la medesima necessità che hanno portato ad avviare la costruzione dello stesso PD?

PD dunque, e certo non come strumento di divisione tra riformisti e radicali, ma nuovo punto di riferimento per entrambi, luogo di ricomposizione di istanze, identità e storie diverse ma ora più vicine.

E’ vero, essere di sinistra nel PD sarà comunque un’altra cosa, e su questo l’ASPD dovrebbe avere molto da dire, come pure mi sembra di aver colto nei passaggi più significativi agli ultimi punti delle considerazioni di Davide. Meno senso di appartenenza identitaria (correnti) e più capacità di dialogo, orientamento alla ricerca di nuovi momenti di sintesi di percorsi diversi, “maggiore qualità e respiro di un lavoro interno a tutte le anime del PD”. Se si pensa debba essere questa la vera mission dell’ASPD (“sempre più area politico-culturale e meno luogo geometrico identificabile ma limitante”) fino ad ammettere la necessità di una mutazione della sua caratteristica originaria, credo anche se ne possa riconoscere il riflesso difensivo proprio di un’identità che si avverta minacciata dal vento della novità, a ben guardare lo stesso riflesso che ha portato alla formulazione del suo nome. Una scelta che sembrò esprimere più il bisogno vitale di marcare il territorio all’interno di un paesaggio mutato (un nuovo set politico-culturale) illudendosi di assicurarsi in questo modo una collocazione (sinistra) rassicurante per certi versi, ma di per se limitante nel suo tentativo di riprodurre una vecchia geografia oramai superata, nello spirito dei tempi ancor prima che nei fatti.

Leggo dall’ultimo numero in edicola del settimanale Diario: a più di dieci giorni dall'ascesa al Lingotto di Torino, la marcia di Walter Veltroni non sembra affatto trionfale. Basta chiederlo in giro, sul treno, per strada, al lavoro e all’università, o basta leggere le dichiarazioni di politici e opinionisti. Un responso, sicuramente prematuro, ma già abbastanza chiaro: per il giovane Walter cominciano i dolori… Le critiche sono generiche, lo scoglionamento generale endemico, lo schifo verso la politica universale. Ma, forse, oggi il fardello più pesante è rappresentato dal Partito democratico, che non sembra scaldare i cuori e fatica ad apparire come una novità.

Nel suo discorso di Torino il sindaco di Roma ha usato la metafora del viaggio per indicare e sollecitare la consapevolezza, il gusto e la passione necessarie ad intraprendere una nuova avventura, augurandosi allo stesso tempo di poterne condividere lo spirito fondante insieme ai compagni di equipaggio, con i quali ci si troverà comunque ad affrontare le incognite del futuro. Dalle colonne di La Repubblica Luigi Spaventa sottolinea il fatto che “Veltroni chiede che il nuovo partito sia veramente nuovo, per ispirazione e pratica, e perciò diverso dai partiti che oggi concorrono a formarlo e che in esso dovrebbero scomparire...altrimenti ci penseranno gli elettori a rifiutare un piatto che, con gli stessi ingredienti, di nuovo avrebbe solo il nome.” Ad indicare proprio l’assoluta novità di un passaggio come quello che ci attende, spesso ci si ritrova ad utilizzare metafore diverse come quella del viaggio o della casa (quando se ne mette su una, i nuovi inquilini contribuiscono portando ognuno qualcosa e rinunciando ad altro, alleggerendo così il proprio bagaglio originario) o dell’abito (prima d’indossare il nuovo, ci si spoglia del vecchio). L’importante penso stia nel saper riconoscere ed accogliere in noi il senso profondo di un appuntamento a cui andare incontro col desiderio di uscirne rinnovati e, mi auguro, con il cuore scaldato per averlo saputo gettare oltre l’ostacolo.

Alla vigilia del voto amministrativo nella primavera di tre anni fa, con accenti talora provocatori ma animato allora come oggi da spirito costruttivo, scrivevo: “Il manifestarsi di uno stato di in-sofferenza nei confronti di una parte dello schieramento, tuttora percepita come minaccia alla proprio identità di sinistra è ancor meno convincente oggi a distanza di quasi dieci anni dalla nascita proprio in questa città di una nuova proposta politica che, abbattendo qualche steccato di troppo, allargasse per la prima volta gli orizzonti di governo a un'alleanza di tutte le forze democratiche del centro sinistra. Da ulivista della prima ora sono sempre stato persuaso, come tanti, che quel processo avrebbe comportato necessariamente per tutte le forze che vi avessero preso parte un progressivo cambio di pelle, adatta a vestire un nuovo corpo elettorale fin lì inedito ma che presto ne avrebbe incarnato le aspirazioni più alte. Proprio ora che quel corpo ha assunto fattezze reali grazie soprattutto ai vari movimenti di opinione seguiti alla sconfitta del 2001 e successivamente alla guerra in Iraq, mi chiedo davvero che senso abbia continuare a voltare il capo dall'altra parte (e foss'anche a sinistra!) indugiando nell'esercizio quanto mai sterile del tiro mancino, invece di predisporsi ad accettare fino in fondo la natura più evoluta e perfin ambidestra di quelle giovani membra che solo aspettano di fare il loro ingresso, questa volta dalla porta principale, nella storia del nostro paese.”

La tecnica deve essere quella contadina dell’innesto, perché l’ulivo è una pianta robusta e antica che sa accogliere altre piante che crescendo porteranno nuove varietà di fiori e soprattutto di frutti. Allo stesso modo se sei sempre stato a sinistra non devi aver paura, spostandoti, di portare un po’ di quella sinistra alla tua destra, non foss’altro che per sgranchirti le gambe.

Quanto ai punti discriminanti, quelli elencati mi sembrano condivisibili, e in primo luogo quello sulla scuola. Mi piace da qualche tempo pensare a una sorta di school(y) day per rilanciare l’idea della scuola pubblica come seconda casa di tutti i bambini italiani, nel tentativo di contrastare a livello più ampio (a proposito di quale Stato? e con quale senso di se?) la terribile equazione che sembra aver dominato troppo a lungo sui destini di larghe aree del nostro paese, quella che vede corrispondere alla diffusione di una ricchezza privata il manifestarsi malinconico di una pubblica povertà. Sempre a proposito di Stato, viene in mente il tema attualissimo della laicità, accostato però anche a quello del rilancio del dialogo ecumenico tra pensiero laico e dimensione religiosa della vita nel mondo di oggi. Aggiungerei infine la tematica ambientalista delle nuove economie (nel senso proprio di risparmio, assai più virtuoso di quello di consumo) e delle nuove politiche energetiche, insieme a quale idea di sviluppo il nuovo partito debba promuovere.

Infine, due parole sulla candidatura, recentemente annunciata, alla segreteria regionale del PD: davvero a volte c’è da temere più delle vecchie compagnie che delle nuove! Ma è mai possibile che a fronte di un dibattito nazionale sui programmi e sull’identità stessa del nuovo partito, a questo proposito e a livello locale non ci si domandi quale visione metta in campo un candidato simile?
In vista dell’assemblea di settembre alla Festa Nazionale dell’Unità credo vi sia molta carne al fuoco su cui confrontarsi, perciò mi congedo con l’augurio a tutti i compagni (di viaggio) di buon lavoro ma anche e soprattutto, data la stagione e le prossime imminenti fatiche, di buon riposo!

Eugenio M.Mastrorocco

Ferrara, Barco
Festa Nazionale de L'Unità
dei Beni Culturali

Sabato 7 Luglio 2007
ore 20,30

"Crisi della politica"

A confronto

Davide Ferrari
coordinatore naz.
"Associazione della Sinistra
per il Partito Democratico"

On.Fulvia Bandoli
Sinistra Democratica

7.03.2007

" SORTIRNE INSIEME "
Giancarla Codrignani


Lo diceva don Milani: la politica è sortirne
insieme. Se vivesse oggi,
aggiungerebbe "su questioni serie".
L'impressione, infatti, è che anche la
gente di Bologna, che dovrebbe sapere che cosa
significa essere "cittadini", sia diventata
egoista, lamentosa, superficiale.
Le critiche sono ridotte al "mi piace",
"non mi piace", senza argomentazioni.
Se si parla dell'amministrazione, ci si dovrebbe
esprimere sulle cose che
vengono fatte (delle 12.000 abitazioni di
edilizia popolare non sapeva
nulla chi non leggeva Il sole/24 ore);
se ci si scandalizza - faremo mica
rinascere il vilipendio! -, non si può non
distinguere tra chi - di sicuro
un maschio, in ogni caso un demente - parla di
lacrime di sperma e le donne
che hanno rifatto il decalogo schematizzando
letture più meditate di
teologhe (e perfino teologi) che giudicano la
Bibbia un tantino maschilista
circa la proprietà delle donne e quell'impurità,
che per i vecchi
patriarchi riguardava il sangue mestruale e per
cui anche la Madonna sine
tabe originali concepta rimase fuori dal tempio
per i rituali quaranta giorni.
Senza neppure accorgercene, riduciamo ogni erba a
un fascio, privilegiando
le erbe inutili o velenose. Al bar gente che non
ha mai avuto un parente
emigrato in Germania quando gli italiani non vi
potevano entrare ("vietato ai cani e agli italiani")
si scaglia contro gli
stranieri violenti o i punk
drogaticci e non si accorge che gli ambienti
cosiddetti "bene" sono invasi
dalla cocaina. Come cattolici ci conforta il
Family day e ignoriamo
l'enormità di reati denunciati e non denunciati
che albergano proprio nelle famiglie. Ci sembra di
essere civili e non
accettiamo che tutti abbiano propri luoghi di
culto, a partire da chi, per
essere immigrato male accetto, non ha altra
speranza che il "suo" dio, che
non deve diventare vendicativo.
Chi è interessato all'etica (termine d'obbligo di
molti vaniloqui) vorrà
pensare alla sicurezza sul lavoro, agli aguzzini
che praticano l'usura,
alle manipolazioni dei servizi non a caso
"segreti", alle complicità
banche-assicurazioni? Siamo noi cittadini che
eleggiamo sindaci che hanno
precedenti penali e quel Previti che, condannato
anche in Cassazione a sei
anni e interdetto dai pubblici uffici, non più
tardi di ieri il Presidente
della Camera ha immaginato che possa continuare a
sedere in Parlamento!
E anche i nostri presuli, vorranno qualche volta
guardare la televisione e
rendersi conto di come ogni sforzo pastorale sia
frustrato dalla perenne
corruzione delle coscienze che diffonde?
Non amiamo gli anatemi, ma almeno
vadano a un bersaglio serio.

Da "L'Unità"
30 giugno '07

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