3.23.2007
Giovanni Ghiselli
Un contributo alla campagna:
"Contro la pena di morte, sempre"
" Il sangue di un uomo solo, sparso per mano del suo fratello, è troppo per tutti i secoli e per tutta la terra" .
Tito Livio condanna l’uso del sacrificio dei prigionieri da parte degli Etruschi come barbarico e vergognoso: dopo un successo militare contro l'incauto console Fabio, i Tarquiniesi sacrificarono trecentos septem milites romanos, un supplizio brutale che rese ancora più notevole l'onta subita dal popolo romano .
Anche Curzio Rufo dà un giudizio negativo sui sacrifici umani quando racconta che i Tirii, assediati da Alessandro Magno, nel 332 a. C., pensarono di ripristinare questo uso desueto: “ sacrum quoque, quod equidem dis minime cordi esse crediderim…ut ingenuus puer Saturno immolaretur”, addirittura un atto sacrificale, del quale io sono propenso a credere che non possa essere per niente gradito agli dèi… cioè di sacrificare a Saturno un fanciullo nato libero. Un sacrilegium, verius quam sacrum (Historiae Alexandri Magni, 4, 3, 23), sacrilegio più che un sacrificio, di cui si dice che venne praticato dai Cartaginesi usque ad excidium urbis suae , fino alla distruzione della città, avvenuta nel 146 a. C. Se non si fossero opposti gli anziani di Tiro dunque “humanitatem dira superstitio vicisset”, una terribile superstizione avrebbe vinto il senso di umanità.
In effetti a Roma i sacrifici umani furono praticati.
Titi Livio racconta che dopo Canne (216 a. C.) “ex fatalibus libris sacrificia aliquot extraordinaria facta; inter quae Gallus et Galla, Graecus et Graeca, in foro bovario sub terram vivi demissi sunt in locum saxo consaeptum, iam ante hostiis humanis, minime romano sacro, imbutum” (Storie, XXII, 57, 6), secondo i libri fatali vennero eseguti alcuni sacrifici straordinari: tra i quali un Gallo e una Galla, un Greco e una Greca, vennero sepolti vivi nel foro boario, in un luogo recintato da sassi, già prima insanguinato da vittime umane, con un rito però non romano. E’ una contraddizione con quanto detto sopra sugli Etruschi, ma “i fatti della storia non sono sillogismi” .
Mazzarino ne ricava una concezione cisappenninica della vera Italia cui consegue l’idea della exterminatio dei due popoli transappenninici: Galli e Greci.
Appiano nell’Annibalica (8, 34) introduce il suo racconto della battaglia del Trasimeno e sostiene che la vera Italia è quella tirrenica, mentre quella adriatica e ionica è terra di Galli e di Greci. Nello stesso anno 216 del resto i decemviri sacris faciundis ricavarono dai libri sibillini l’ordine di mandare a Delfi Fabio Pittore. Un’altra contraddizione.
C’era comunque fino a Canne una questione appenninica: gli antichi intuivano il contrasto fra l’economia padana e quella appenninica. Virgilio ne risente ancora: nel terzo canto dell’Eneide Eleno, l’indovino interprete di Febo e nuovo marito di Andromaca, profetizzando il resto del viaggio ai Troiani, giunti profughi a Butroto in Epiro, consiglia di evitare le coste e le terre italiche prospicienti, in quanto abitate da criminali: “cuncta malis habitantur moenia Grais” (v. 398), tutte le fortezze sono abitate da malvagi greci. Vengono nominate la penisola salentina dove era giunto Idomeneo, Locri, fondata dai Locresi di Narica, e Petelia in Calabria colonizzata da Filottete. E’ il malanimo dei tradizionalisti romani contro i Greci: si pensi a Catone e a Giovenale. Arrivati al tempio di Minerva, nel Salento, in effetti, compiuti i riti, Haut mora -racconta Enea (Eneide, 3, v. 548)- senza indugio, “Graiugenumque domos suspectaque linquimus arva” (v.550), lasciamo le dimore dei Greci e le campagne sospette. E’ una forma di determinismo geografico-coloniale impregnato di razzismo.
Cesare spiega con un chiasmo che i sacrifici umani vengono praticati dai Galli poiché pensano che non si possa placare la maestà dei numi immortali “pro vita hominis nisi hominis vita reddatur “(De bello gallico, 6, 16, 2), se per la vita di un uomo non si paga la vita di un uomo.
Tacito ricorda che i Britanni facevano sacrifici umani: quando venne conquistata da Svetonio Paolino l’isola di Mona (vicina al Galles), vennero abbattuti i boschi, sacri alle loro feroci superstizioni: excisique luci saevis superstitionibus sacri: nam cruore captivo adolēre aras et hominum fibris consulere deos fas habebant” (Annales, XIV, 30), infatti i Britanni consideravano cosa santa far fumare gli altari col sangue dei prigionieri e consultare gli dèi con le viscere degli uomini.
Aspetti di pietas autentica. Contro l’insepoltura e contro i sacrifici umani. Contro la pena di morte. Chi ha plaudito al brutale assassinio di Saddam Hussein non è migliore di lui.
Nell'Aiace di Sofocle Odisseo suggerisce ad Agamennone di non lasciare il suicida spietatamente insepolto (v. 1333), poiché così facendo distruggerebbe le leggi degli dèi (vv. 1343-1344). Infatti, se fu nobile odiare ( "misei'n kalovn" v.1347) Aiace nel pieno della sua forza, e lui, Odisseo, allora lo ha fatto (e[gwg j ejmivsoun, v. 1347) sarebbe un successo indegno (v. 1349) oltraggiare il cadavere di un uomo che è stato un nemico (" ejcqrov"") sì, però valoroso ("gennai'o"", v. 1355). Ma per un tiranno, interviene Agamennone, non è facile avere pietà (v. 1350).
Nello stesso modo si era già espresso il figlio di Laerte nell'Odissea quando la sua nutrice Euriclea aveva urlato di gioia per la morte dei proci. Le aveva ordinato di non esultare poiché non è pietà ("oujc oJsivh") far festa sugli uomini uccisi (XXII, 411-412)..
Il divieto di gioire per la morte del nemico è un tabù antico secondo Freud il quale in Totem e tabù indica alcune culture primitive che ne conservano manifestazioni evidenti :"nell'isola di Timor..viene eseguita una danza, accompagnata da un canto in cui si piange il nemico abbattuto e si chiede il suo perdono"(p.58).
Contro i sacrifici umani si esprime umanamente, ancor più che umanisticamente , la vecchia regina troiana nell'Ecuba di Euripide che accusa la disumanità dei demagoghi :"Forse il dovere li spinse a immolare un essere umano/presso una tomba, dove sarebbe più giusto ammazzare un bue?(vv. 254-261). Poco più avanti la vedova di Priamo, che ha visto morire tante persone in guerra e nell’eccidio di Troia, supplica Odisseo di non uccidere la figlia Polissena con un verso che è un'alta espressione di umanesimo in favore della vita:"mhde; ktavnhte: tw'n teqnhkovtwn a{li" " (v. 278), non ammazzatela: ce ne sono stati abbastanza di morti.
Apollonio Rodio racconta che Circe rispettò la legge di Zeus protettore dei supplici che colpisce gli assassini ma pure dà loro soccorso (Argonautiche, 4, 700-701). Quindi la maga purificò la propria nipote Medea e Giasone che avevano perpetrato l’atroce assassinio di Assirto. Infine con libagioni e preghiere placò Zeus che soccorre gli assassini, esaudisce le suppliche (Zh'na Palamnai'on, Timhvoron iJkesiavwn, v. 709).
Nelle Troiane di Seneca Agamennone prende una posizione analoga contro lo spietato Pirro che esige il sacrificio di Polissena:"Quidquid eversae potest/superesse Troiae, maneat: exactum satis/poenarum et ultra est. Regia ut virgo occidat/tumuloque donum detur et cineres riget/et facinus atrox caedis ut thalamos vocent,/non patiar. In me culpa cunctorum redit:/qui non vetat peccare, cum possit, iubet " (vv.285-291), tutto ciò che può sopravvivere di Troia sconvolta, rimanga: è stato fatto pagare abbastanza in fatto di pene e anche troppo. Non sopporterò che la ragazza figlia della regina muoia, e la sua vita sia donata a una tomba, e spruzzi di sangue le ceneri, e chiamino cerimonia nuziale il crimine atroce di un assassinio: la colpa di tutti i misfatti ricade su me: chi non impedisce un delitto, quando può, è come se lo avesse ordinato.
Se deve essere fatto un sacrificio in onore di Achille, continua il dux, "caedantur greges/fluatque nulli flebilis matri cruor " (vv. 296-297), si ammazzino animali del gregge e scorra il sangue che non faccia piangere nessuna madre umana.
Eppure c’è ancora chi considera la pena di morte un atto di giustizia e plaude ai bombardamenti sulle abitazioni umane in nome della democrazia. Chi ha voluto uccidere Saddam a sangue freddo non è migliore di lui. L’Erinni che tutto doma ha visto l’azione atroce con occhio obliquo, e se ne ricorda.
La caduta a terra del sangue umano è un nefas dei più terribili. C'è una simpatia organica che lega Gh' a tutti i viventi. La terra si offende se una sua creatura viene ferita: "una volta caduto a terra nero/sangue mortale di quello che prima era un uomo, chi/potrebbe farlo tornare indietro cantando?" domanda il Coro dell' Agamennone di Eschilo (vv.1019-1021). E nelle Coefore:"tiv ga;r luvtron pesovnto" ai{mato" pevdoi ;" (v. 48), quale lavacro c'è del sangue caduto a terra?". Più avanti (nel Commo) il Coro canta: "ma è legge che gocce di sangue/versate al suolo, chiedano altro/sangue: infatti grida strage l'Erinni "( boa/' ga;r loigo;n j Erinuv~, Coefore, vv. 400-402).
Alla fine dell’Orestea di Eschilo le Erinni sopravvivono come Eumenidi: “ Dopo l’intervento razionale di Atena, le Erinni-forze scatenate, arcaiche, istintive, della natura-sopravvivono: e sono dee, sono immortali. Non si possono eliminare, non si possono uccidere. Si devono trasformare, lasciando intatta la loro sostanziale irrazionalità: mutarle cioè da “Maledizioni” in “Benedizioni”. I marxisti italiani non si sono posti, ripeto, questo problema”
Un contributo alla campagna:
"Contro la pena di morte, sempre"
" Il sangue di un uomo solo, sparso per mano del suo fratello, è troppo per tutti i secoli e per tutta la terra" .
Tito Livio condanna l’uso del sacrificio dei prigionieri da parte degli Etruschi come barbarico e vergognoso: dopo un successo militare contro l'incauto console Fabio, i Tarquiniesi sacrificarono trecentos septem milites romanos, un supplizio brutale che rese ancora più notevole l'onta subita dal popolo romano .
Anche Curzio Rufo dà un giudizio negativo sui sacrifici umani quando racconta che i Tirii, assediati da Alessandro Magno, nel 332 a. C., pensarono di ripristinare questo uso desueto: “ sacrum quoque, quod equidem dis minime cordi esse crediderim…ut ingenuus puer Saturno immolaretur”, addirittura un atto sacrificale, del quale io sono propenso a credere che non possa essere per niente gradito agli dèi… cioè di sacrificare a Saturno un fanciullo nato libero. Un sacrilegium, verius quam sacrum (Historiae Alexandri Magni, 4, 3, 23), sacrilegio più che un sacrificio, di cui si dice che venne praticato dai Cartaginesi usque ad excidium urbis suae , fino alla distruzione della città, avvenuta nel 146 a. C. Se non si fossero opposti gli anziani di Tiro dunque “humanitatem dira superstitio vicisset”, una terribile superstizione avrebbe vinto il senso di umanità.
In effetti a Roma i sacrifici umani furono praticati.
Titi Livio racconta che dopo Canne (216 a. C.) “ex fatalibus libris sacrificia aliquot extraordinaria facta; inter quae Gallus et Galla, Graecus et Graeca, in foro bovario sub terram vivi demissi sunt in locum saxo consaeptum, iam ante hostiis humanis, minime romano sacro, imbutum” (Storie, XXII, 57, 6), secondo i libri fatali vennero eseguti alcuni sacrifici straordinari: tra i quali un Gallo e una Galla, un Greco e una Greca, vennero sepolti vivi nel foro boario, in un luogo recintato da sassi, già prima insanguinato da vittime umane, con un rito però non romano. E’ una contraddizione con quanto detto sopra sugli Etruschi, ma “i fatti della storia non sono sillogismi” .
Mazzarino ne ricava una concezione cisappenninica della vera Italia cui consegue l’idea della exterminatio dei due popoli transappenninici: Galli e Greci.
Appiano nell’Annibalica (8, 34) introduce il suo racconto della battaglia del Trasimeno e sostiene che la vera Italia è quella tirrenica, mentre quella adriatica e ionica è terra di Galli e di Greci. Nello stesso anno 216 del resto i decemviri sacris faciundis ricavarono dai libri sibillini l’ordine di mandare a Delfi Fabio Pittore. Un’altra contraddizione.
C’era comunque fino a Canne una questione appenninica: gli antichi intuivano il contrasto fra l’economia padana e quella appenninica. Virgilio ne risente ancora: nel terzo canto dell’Eneide Eleno, l’indovino interprete di Febo e nuovo marito di Andromaca, profetizzando il resto del viaggio ai Troiani, giunti profughi a Butroto in Epiro, consiglia di evitare le coste e le terre italiche prospicienti, in quanto abitate da criminali: “cuncta malis habitantur moenia Grais” (v. 398), tutte le fortezze sono abitate da malvagi greci. Vengono nominate la penisola salentina dove era giunto Idomeneo, Locri, fondata dai Locresi di Narica, e Petelia in Calabria colonizzata da Filottete. E’ il malanimo dei tradizionalisti romani contro i Greci: si pensi a Catone e a Giovenale. Arrivati al tempio di Minerva, nel Salento, in effetti, compiuti i riti, Haut mora -racconta Enea (Eneide, 3, v. 548)- senza indugio, “Graiugenumque domos suspectaque linquimus arva” (v.550), lasciamo le dimore dei Greci e le campagne sospette. E’ una forma di determinismo geografico-coloniale impregnato di razzismo.
Cesare spiega con un chiasmo che i sacrifici umani vengono praticati dai Galli poiché pensano che non si possa placare la maestà dei numi immortali “pro vita hominis nisi hominis vita reddatur “(De bello gallico, 6, 16, 2), se per la vita di un uomo non si paga la vita di un uomo.
Tacito ricorda che i Britanni facevano sacrifici umani: quando venne conquistata da Svetonio Paolino l’isola di Mona (vicina al Galles), vennero abbattuti i boschi, sacri alle loro feroci superstizioni: excisique luci saevis superstitionibus sacri: nam cruore captivo adolēre aras et hominum fibris consulere deos fas habebant” (Annales, XIV, 30), infatti i Britanni consideravano cosa santa far fumare gli altari col sangue dei prigionieri e consultare gli dèi con le viscere degli uomini.
Aspetti di pietas autentica. Contro l’insepoltura e contro i sacrifici umani. Contro la pena di morte. Chi ha plaudito al brutale assassinio di Saddam Hussein non è migliore di lui.
Nell'Aiace di Sofocle Odisseo suggerisce ad Agamennone di non lasciare il suicida spietatamente insepolto (v. 1333), poiché così facendo distruggerebbe le leggi degli dèi (vv. 1343-1344). Infatti, se fu nobile odiare ( "misei'n kalovn" v.1347) Aiace nel pieno della sua forza, e lui, Odisseo, allora lo ha fatto (e[gwg j ejmivsoun, v. 1347) sarebbe un successo indegno (v. 1349) oltraggiare il cadavere di un uomo che è stato un nemico (" ejcqrov"") sì, però valoroso ("gennai'o"", v. 1355). Ma per un tiranno, interviene Agamennone, non è facile avere pietà (v. 1350).
Nello stesso modo si era già espresso il figlio di Laerte nell'Odissea quando la sua nutrice Euriclea aveva urlato di gioia per la morte dei proci. Le aveva ordinato di non esultare poiché non è pietà ("oujc oJsivh") far festa sugli uomini uccisi (XXII, 411-412)..
Il divieto di gioire per la morte del nemico è un tabù antico secondo Freud il quale in Totem e tabù indica alcune culture primitive che ne conservano manifestazioni evidenti :"nell'isola di Timor..viene eseguita una danza, accompagnata da un canto in cui si piange il nemico abbattuto e si chiede il suo perdono"(p.58).
Contro i sacrifici umani si esprime umanamente, ancor più che umanisticamente , la vecchia regina troiana nell'Ecuba di Euripide che accusa la disumanità dei demagoghi :"Forse il dovere li spinse a immolare un essere umano/presso una tomba, dove sarebbe più giusto ammazzare un bue?(vv. 254-261). Poco più avanti la vedova di Priamo, che ha visto morire tante persone in guerra e nell’eccidio di Troia, supplica Odisseo di non uccidere la figlia Polissena con un verso che è un'alta espressione di umanesimo in favore della vita:"mhde; ktavnhte: tw'n teqnhkovtwn a{li" " (v. 278), non ammazzatela: ce ne sono stati abbastanza di morti.
Apollonio Rodio racconta che Circe rispettò la legge di Zeus protettore dei supplici che colpisce gli assassini ma pure dà loro soccorso (Argonautiche, 4, 700-701). Quindi la maga purificò la propria nipote Medea e Giasone che avevano perpetrato l’atroce assassinio di Assirto. Infine con libagioni e preghiere placò Zeus che soccorre gli assassini, esaudisce le suppliche (Zh'na Palamnai'on, Timhvoron iJkesiavwn, v. 709).
Nelle Troiane di Seneca Agamennone prende una posizione analoga contro lo spietato Pirro che esige il sacrificio di Polissena:"Quidquid eversae potest/superesse Troiae, maneat: exactum satis/poenarum et ultra est. Regia ut virgo occidat/tumuloque donum detur et cineres riget/et facinus atrox caedis ut thalamos vocent,/non patiar. In me culpa cunctorum redit:/qui non vetat peccare, cum possit, iubet " (vv.285-291), tutto ciò che può sopravvivere di Troia sconvolta, rimanga: è stato fatto pagare abbastanza in fatto di pene e anche troppo. Non sopporterò che la ragazza figlia della regina muoia, e la sua vita sia donata a una tomba, e spruzzi di sangue le ceneri, e chiamino cerimonia nuziale il crimine atroce di un assassinio: la colpa di tutti i misfatti ricade su me: chi non impedisce un delitto, quando può, è come se lo avesse ordinato.
Se deve essere fatto un sacrificio in onore di Achille, continua il dux, "caedantur greges/fluatque nulli flebilis matri cruor " (vv. 296-297), si ammazzino animali del gregge e scorra il sangue che non faccia piangere nessuna madre umana.
Eppure c’è ancora chi considera la pena di morte un atto di giustizia e plaude ai bombardamenti sulle abitazioni umane in nome della democrazia. Chi ha voluto uccidere Saddam a sangue freddo non è migliore di lui. L’Erinni che tutto doma ha visto l’azione atroce con occhio obliquo, e se ne ricorda.
La caduta a terra del sangue umano è un nefas dei più terribili. C'è una simpatia organica che lega Gh' a tutti i viventi. La terra si offende se una sua creatura viene ferita: "una volta caduto a terra nero/sangue mortale di quello che prima era un uomo, chi/potrebbe farlo tornare indietro cantando?" domanda il Coro dell' Agamennone di Eschilo (vv.1019-1021). E nelle Coefore:"tiv ga;r luvtron pesovnto" ai{mato" pevdoi ;" (v. 48), quale lavacro c'è del sangue caduto a terra?". Più avanti (nel Commo) il Coro canta: "ma è legge che gocce di sangue/versate al suolo, chiedano altro/sangue: infatti grida strage l'Erinni "( boa/' ga;r loigo;n j Erinuv~, Coefore, vv. 400-402).
Alla fine dell’Orestea di Eschilo le Erinni sopravvivono come Eumenidi: “ Dopo l’intervento razionale di Atena, le Erinni-forze scatenate, arcaiche, istintive, della natura-sopravvivono: e sono dee, sono immortali. Non si possono eliminare, non si possono uccidere. Si devono trasformare, lasciando intatta la loro sostanziale irrazionalità: mutarle cioè da “Maledizioni” in “Benedizioni”. I marxisti italiani non si sono posti, ripeto, questo problema”
Associazione della Sinistra per il Partito Democratico
una iniziativa per l'unità
"A confronto per un programma del PD:
fra identità e concretezza"
Primo seminario
2 Aprile, ore 20,30
Bologna, via Galliera 25/a, sala Passepartout
In dialogo con
Roberto Gualtieri
Fondazione Istituto Gramsci, Roma
e
Roberto Montanari
Segretario regionale E-R dei DS
intervengono:
On. Donata Lenzi
Ulivo, Camera dei deputati
Bruno Pizzica
Segr. SPI CGIL Bologna
Laura Renzoni Governatori
Università di Bologna
--------------------------------------------------------------------------------
www.sinistra.pd.it
una iniziativa per l'unità
"A confronto per un programma del PD:
fra identità e concretezza"
Primo seminario
2 Aprile, ore 20,30
Bologna, via Galliera 25/a, sala Passepartout
In dialogo con
Roberto Gualtieri
Fondazione Istituto Gramsci, Roma
e
Roberto Montanari
Segretario regionale E-R dei DS
intervengono:
On. Donata Lenzi
Ulivo, Camera dei deputati
Bruno Pizzica
Segr. SPI CGIL Bologna
Laura Renzoni Governatori
Università di Bologna
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www.sinistra.pd.it
3.21.2007
"La necessità della laicità, le possibilità del dialogo.
Nella politica, nella società"
Lunedì 26 marzo 2007 ore 21
Presso la Sala conferenze Palazzo Magnani,
corso Garibaldi 31, Reggio Emilia
intervengono:
Giulio Fantuzzi, segretario Federazione DS di Reggio Emilia
Alberto Melloni, Università di Modena e Reggio
Luciano Guerzoni, Università di Modena e Reggio
Davide Ferrari, Coord. Naz. Associazione della Sinistra per il PD
Pierpaolo Salvarani, Ass. Sinistra per il PD-Reggio Emilia
Promosso da:
Associazione della Sinistra per il Partito Democratico, Reggio Emilia
Nella politica, nella società"
Lunedì 26 marzo 2007 ore 21
Presso la Sala conferenze Palazzo Magnani,
corso Garibaldi 31, Reggio Emilia
intervengono:
Giulio Fantuzzi, segretario Federazione DS di Reggio Emilia
Alberto Melloni, Università di Modena e Reggio
Luciano Guerzoni, Università di Modena e Reggio
Davide Ferrari, Coord. Naz. Associazione della Sinistra per il PD
Pierpaolo Salvarani, Ass. Sinistra per il PD-Reggio Emilia
Promosso da:
Associazione della Sinistra per il Partito Democratico, Reggio Emilia
3.13.2007
Bologna, 11 Marzo 2007
=11 Marzo 77. Ferrari (Sinistra.PD) :"Dialogo sempre fra politica e società o tragedie"=
Davide Ferrari, coordinatore dell'Associazione nazionale della Sinistra per il Partito Democratico e consigliere comunale a Bologna, ha dichiarato, in occasione del trentesimo anniversario dell'uccisione a Bologna dello studente Francesco Lorusso, che diede il via al cosidetto "movimento del '77":
"La lezione politica, sempre valida ed attuale, di quello che successe è -ancora oggi- che la politica deve dialogare con la società.
Quel movimento aveva componenti violente che richiesero da parte delle forze democratiche una dura battaglia politica per essere isolate, ma non fu conpreso che era anche un fenomeno sociale che interessava direttamente od indirettamente una generazione. E questo indebolì la stessa lotta contro il terrorismo. Troppo tardi si è capito che per sconfiggere la violenza e evitare tragedie bisogna aprirsi al dialogo con i giovani che i violenti cercano di coinvolgere."
"Oggi-ha proseguito Ferrari- si sta costruendo il Partito Democratico. Cambiare la politica vuol dire scegliere il dialogo.Una questione giovanile esiste anche oggi, basta pensare alla lettera degli studenti di Catania e alla drammatica lontananza dalle Istituzioni. Non vi sarà un altro '77. Il mondo è cambiato. Ma il dialogo resta la strada giusta".
=11 Marzo 77. Ferrari (Sinistra.PD) :"Dialogo sempre fra politica e società o tragedie"=
Davide Ferrari, coordinatore dell'Associazione nazionale della Sinistra per il Partito Democratico e consigliere comunale a Bologna, ha dichiarato, in occasione del trentesimo anniversario dell'uccisione a Bologna dello studente Francesco Lorusso, che diede il via al cosidetto "movimento del '77":
"La lezione politica, sempre valida ed attuale, di quello che successe è -ancora oggi- che la politica deve dialogare con la società.
Quel movimento aveva componenti violente che richiesero da parte delle forze democratiche una dura battaglia politica per essere isolate, ma non fu conpreso che era anche un fenomeno sociale che interessava direttamente od indirettamente una generazione. E questo indebolì la stessa lotta contro il terrorismo. Troppo tardi si è capito che per sconfiggere la violenza e evitare tragedie bisogna aprirsi al dialogo con i giovani che i violenti cercano di coinvolgere."
"Oggi-ha proseguito Ferrari- si sta costruendo il Partito Democratico. Cambiare la politica vuol dire scegliere il dialogo.Una questione giovanile esiste anche oggi, basta pensare alla lettera degli studenti di Catania e alla drammatica lontananza dalle Istituzioni. Non vi sarà un altro '77. Il mondo è cambiato. Ma il dialogo resta la strada giusta".
3.08.2007
Riceviamo e volentieri pubblichiamo un contributo di Claudio Nunziata
APPUNTI PER UNA RIFORMA ELLETTORALE
Si comincia a prendere consapevolezza che nessuno dei meccanismi elettorali rappresentativi del voto espresso sia in grado di assicurare con certezza una stabile maggioranza di governo.
A maggior ragione in un sistema bicamerale nel quale è attribuito ad entrambe le camere il ruolo di attribuire la fiducia al governo.
Infatti, se i meccanismi elettorali per ciascuna delle due camere sono diversi, è possibile che si formino delle maggioranze non omogenee ed è quindi preliminare l’esigenza di pervenire ad una riforma costituzionale che attribuisca, come in tanti altri paesi occidentali, ad una sola camera il compito di attribuire la fiducia.
Ma anche prescindendo da quest’ultimo problema, ciascun sistema elettorale è esposto al rischio di non assicurare una maggioranza stabile. In tutte le moderne società occidentali si tende naturalmente a formare uno scarto minimo tra due opposti schieramenti per effetto della ricorrente contrapposizione pressoché paritaria tra gruppi sociali che tendono a conservare i propri privilegi e quelli che tendono al contrario a distribuire il benessere in maniera diffusa. Intorno a questi due opposti filoni politici tende a stabilizzarsi il bipolarismo dei sistemi parlamentari moderni, all’interno dei quali oggi sono raramente presenti partiti o coalizioni in posizione di radicale contrapposizione ad entrambe le coalizioni fondamentali.
Lo scarto minimo lascia spesso un governo che abbia ottenuto la fiducia esposto al rischio di non riuscire a mantenerla ogni volta che all’interno della stessa maggioranza – sia o meno composta da più partiti - si formino delle diversità di vedute su alcune questioni considerate cruciali o si determinino delle assenze dovute a fattori accidentali.
E’, dunque, necessario un meccanismo correttivo che da una parte riesca ad amplificare la forbice tra maggioranza ed opposizione ed all’altra a stabilire un vincolo che impegni in modo più incisivo i componenti di ciascuno schieramento a condividere le scelte dell’intera coalizione.
I meccanismi del premio di maggioranza e della soglia di sbarramento, astrattamente destinati a risolvere il primo problema, se applicati in modo brutale - quale che sia il sistema elettorale (proporzionale o maggioritario) - alterano ingiustificatamente il principio della corrispondenza della rappresentanza con il voto degli elettori.
Questa alterazione, che potrebbe trovare una sua giustificazione in relazione alle esigenze di governabilità, finisce però per riverberare i propri effetti anche su tutti quei provvedimenti legislativi che con il governo e la governabilità nulla hanno a che fare, essendo diretti a tradurre in norma giuridica gli orientamenti della maggioranza democratica del paese (una testa un voto) su temi di natura etica o sistematica (le regole del gioco democratico e regole di convivenza).
Il meccanismo di distorsione del voto degli elettori per assicurare un governo forte potrebbe cioè trovare una sua plausibilità se bilanciato dalla previsione di un altro organismo parlamentare, non impegnato a sostenere la maggioranza governativa, che abbia la possibilità di potere esprimere correttamente il proprio potenziale di rappresentanza democratica.
La strada verso un riequilibrio di questa natura contribuisce a ripristinare il principio del bilanciamento tra potere esecutivo e potere legislativo anche a fronte di un governo forte.
Ma occorrono comunque anche strumenti per ridurre gli effetti brutali del meccanismo distorsivo previsto dalla legge Calderoli, preceduto dal premio di maggioranza della legge Acerbo che nel 1922 aprì la strada al fascismo. Quando si studiano i sistemi istituzionali occorre necessariamente verificare la loro tenuta in mano a persona potenzialmente in grado di abusarne.
La soluzione potrebbe trovarsi in qualche rimedio suggerito dalla matematica complessa che tenda ad amplificare la forbice tra le rappresentanze dei due opposti schieramenti lasciando inalterati i rapporti interni di rappresentanza dei vari partiti che li compongono.
Ma si potrebbe anche immaginare, ad esempio, un correttivo che preveda – quale che sia il sistema elettorale - la progressiva cessione di seggi dallo schieramento o dagli schieramenti perdenti a favore di quello vincente sino a che non sia assicurata una forbice tra i due schieramenti (maggioranza ed opposizione/opposizioni) che risponda ad uno standard prestabilito in grado di assicurare stabilità (ad esempio un decimo dei seggi disponibili).
La cessione potrebbe essere attuata attribuendo sul piano nazionale il progressivo passaggio dalla coalizione perdente a quella di maggioranza dei seggi da quest’ultima persi con il minore scarto possibile (a favore dei candidati arrivati secondi) sino a concorrenza della forbice prestabilita.
Ma una volta alterato il rapporto di rappresentanza del voto espresso con il premio di maggioranza o altro analogo rimedio, non vi vede quale possa essere il motivo di ricorrere anche alle soglie di sbarramento che tendano ad escludere dalla rappresentanza i piccoli partiti. Si tratterebbe di una somma di cautele sovrabbondante.
Il sistema bipolare non è contraddetto dalla presenza di una molteplicità di partiti, ne bastano solo tre che agiscano in piena autonomia per aprire la strada a forme di ribaltamento possibile delle maggioranze. Per evitarlo è sufficiente introdurre una modifica costituzionale che nella camera politica (quella che dà la fiducia al governo) preveda espressamente la sopravvivenza del governo sino ad approvazione di una mozione di sfiducia anche a fronte di un voto contrario determinante proveniente da uno dei partiti che contribuiscono alla formazione della maggioranza ed imponga automaticamente la sterilizzazioni delle funzioni parlamentari e la impossibilità di mantenimento o assunzione di nuovi incarichi di governo agli esponenti di quei partiti che siano venuti meno al dovere di sostenerlo assunto al momento del conferimento della fiducia. Viene meno in tal modo per un singolo parlamentare o un singolo partito la possibilità di condizionare alla promessa di vantaggi il proprio appoggio all’una o all’altra coalizione.
Ma, si dice, una riforma elettorale deve anche tendere ad eliminare la frammentazione dei partiti. Punto delicato dove il ragionamento spesso viene involontariamente inquinato dalla forte determinazione/illusione di potere eliminare con una formula magica una complessità ed una articolazione del pensiero politico che è nelle cose e corrisponde al grado di maturazione politica di un paese.
E’ la storia di questo paese che ha generato come contenitori totalizzanti tanti partiti o tante correnti all’interno di uno stesso partito.
Il partito non viene vissuto come strumento per realizzare degli obiettivi, ma come casa di appartenenza: un modo viscerale, e poco razionale, di fare politica.
Ma tant’è , si tratta di un approccio alla politica che dovrebbe essere superato, ma allo stato è solo possibile scoraggiarlo mediante alcuni accorgimenti che, a mio giudizio, non possono arrivare al disconoscimento di una diversità di fatto esistente democraticamente rilevante..
Credo, personalmente, che questa frammentazione abbia rilievo solo per la incapacità personale di alcuni a controllare le proprie scelte individuali per subordinarle alle decisioni democraticamente assunte nel partito o nella coalizione di appartenenza.
E’ un problema che solo apparentemente o in misura limitata si può contenere con il meccanismo della cooptazione in una stessa lista o in uno stesso partito o mediante il meccanismo di scambio tra consensi e posti di governo o di sottogoverno.
Si tratterebbe comunque di un inciucio non destinato ad annullare la diversità, ma solo a nasconderla come accade con la soluzione del doppio turno.
E comunque la diversità, piuttosto che demonizzata, dovrebbe essere considerata produttrice di continui stimoli destinati ad arricchire il quadro politico e l’azione di governo.
Se all’interno di uno stesso partito o di una federazione è solo una questione di metodo: l’importante è l’accettazione delle differenze e, come nel gioco di coppia, anche la disponibilità a rinunziare alle proprie pretese.
Claudio Nunziata
Bologna, 7 marzo 2007
APPUNTI PER UNA RIFORMA ELLETTORALE
Si comincia a prendere consapevolezza che nessuno dei meccanismi elettorali rappresentativi del voto espresso sia in grado di assicurare con certezza una stabile maggioranza di governo.
A maggior ragione in un sistema bicamerale nel quale è attribuito ad entrambe le camere il ruolo di attribuire la fiducia al governo.
Infatti, se i meccanismi elettorali per ciascuna delle due camere sono diversi, è possibile che si formino delle maggioranze non omogenee ed è quindi preliminare l’esigenza di pervenire ad una riforma costituzionale che attribuisca, come in tanti altri paesi occidentali, ad una sola camera il compito di attribuire la fiducia.
Ma anche prescindendo da quest’ultimo problema, ciascun sistema elettorale è esposto al rischio di non assicurare una maggioranza stabile. In tutte le moderne società occidentali si tende naturalmente a formare uno scarto minimo tra due opposti schieramenti per effetto della ricorrente contrapposizione pressoché paritaria tra gruppi sociali che tendono a conservare i propri privilegi e quelli che tendono al contrario a distribuire il benessere in maniera diffusa. Intorno a questi due opposti filoni politici tende a stabilizzarsi il bipolarismo dei sistemi parlamentari moderni, all’interno dei quali oggi sono raramente presenti partiti o coalizioni in posizione di radicale contrapposizione ad entrambe le coalizioni fondamentali.
Lo scarto minimo lascia spesso un governo che abbia ottenuto la fiducia esposto al rischio di non riuscire a mantenerla ogni volta che all’interno della stessa maggioranza – sia o meno composta da più partiti - si formino delle diversità di vedute su alcune questioni considerate cruciali o si determinino delle assenze dovute a fattori accidentali.
E’, dunque, necessario un meccanismo correttivo che da una parte riesca ad amplificare la forbice tra maggioranza ed opposizione ed all’altra a stabilire un vincolo che impegni in modo più incisivo i componenti di ciascuno schieramento a condividere le scelte dell’intera coalizione.
I meccanismi del premio di maggioranza e della soglia di sbarramento, astrattamente destinati a risolvere il primo problema, se applicati in modo brutale - quale che sia il sistema elettorale (proporzionale o maggioritario) - alterano ingiustificatamente il principio della corrispondenza della rappresentanza con il voto degli elettori.
Questa alterazione, che potrebbe trovare una sua giustificazione in relazione alle esigenze di governabilità, finisce però per riverberare i propri effetti anche su tutti quei provvedimenti legislativi che con il governo e la governabilità nulla hanno a che fare, essendo diretti a tradurre in norma giuridica gli orientamenti della maggioranza democratica del paese (una testa un voto) su temi di natura etica o sistematica (le regole del gioco democratico e regole di convivenza).
Il meccanismo di distorsione del voto degli elettori per assicurare un governo forte potrebbe cioè trovare una sua plausibilità se bilanciato dalla previsione di un altro organismo parlamentare, non impegnato a sostenere la maggioranza governativa, che abbia la possibilità di potere esprimere correttamente il proprio potenziale di rappresentanza democratica.
La strada verso un riequilibrio di questa natura contribuisce a ripristinare il principio del bilanciamento tra potere esecutivo e potere legislativo anche a fronte di un governo forte.
Ma occorrono comunque anche strumenti per ridurre gli effetti brutali del meccanismo distorsivo previsto dalla legge Calderoli, preceduto dal premio di maggioranza della legge Acerbo che nel 1922 aprì la strada al fascismo. Quando si studiano i sistemi istituzionali occorre necessariamente verificare la loro tenuta in mano a persona potenzialmente in grado di abusarne.
La soluzione potrebbe trovarsi in qualche rimedio suggerito dalla matematica complessa che tenda ad amplificare la forbice tra le rappresentanze dei due opposti schieramenti lasciando inalterati i rapporti interni di rappresentanza dei vari partiti che li compongono.
Ma si potrebbe anche immaginare, ad esempio, un correttivo che preveda – quale che sia il sistema elettorale - la progressiva cessione di seggi dallo schieramento o dagli schieramenti perdenti a favore di quello vincente sino a che non sia assicurata una forbice tra i due schieramenti (maggioranza ed opposizione/opposizioni) che risponda ad uno standard prestabilito in grado di assicurare stabilità (ad esempio un decimo dei seggi disponibili).
La cessione potrebbe essere attuata attribuendo sul piano nazionale il progressivo passaggio dalla coalizione perdente a quella di maggioranza dei seggi da quest’ultima persi con il minore scarto possibile (a favore dei candidati arrivati secondi) sino a concorrenza della forbice prestabilita.
Ma una volta alterato il rapporto di rappresentanza del voto espresso con il premio di maggioranza o altro analogo rimedio, non vi vede quale possa essere il motivo di ricorrere anche alle soglie di sbarramento che tendano ad escludere dalla rappresentanza i piccoli partiti. Si tratterebbe di una somma di cautele sovrabbondante.
Il sistema bipolare non è contraddetto dalla presenza di una molteplicità di partiti, ne bastano solo tre che agiscano in piena autonomia per aprire la strada a forme di ribaltamento possibile delle maggioranze. Per evitarlo è sufficiente introdurre una modifica costituzionale che nella camera politica (quella che dà la fiducia al governo) preveda espressamente la sopravvivenza del governo sino ad approvazione di una mozione di sfiducia anche a fronte di un voto contrario determinante proveniente da uno dei partiti che contribuiscono alla formazione della maggioranza ed imponga automaticamente la sterilizzazioni delle funzioni parlamentari e la impossibilità di mantenimento o assunzione di nuovi incarichi di governo agli esponenti di quei partiti che siano venuti meno al dovere di sostenerlo assunto al momento del conferimento della fiducia. Viene meno in tal modo per un singolo parlamentare o un singolo partito la possibilità di condizionare alla promessa di vantaggi il proprio appoggio all’una o all’altra coalizione.
Ma, si dice, una riforma elettorale deve anche tendere ad eliminare la frammentazione dei partiti. Punto delicato dove il ragionamento spesso viene involontariamente inquinato dalla forte determinazione/illusione di potere eliminare con una formula magica una complessità ed una articolazione del pensiero politico che è nelle cose e corrisponde al grado di maturazione politica di un paese.
E’ la storia di questo paese che ha generato come contenitori totalizzanti tanti partiti o tante correnti all’interno di uno stesso partito.
Il partito non viene vissuto come strumento per realizzare degli obiettivi, ma come casa di appartenenza: un modo viscerale, e poco razionale, di fare politica.
Ma tant’è , si tratta di un approccio alla politica che dovrebbe essere superato, ma allo stato è solo possibile scoraggiarlo mediante alcuni accorgimenti che, a mio giudizio, non possono arrivare al disconoscimento di una diversità di fatto esistente democraticamente rilevante..
Credo, personalmente, che questa frammentazione abbia rilievo solo per la incapacità personale di alcuni a controllare le proprie scelte individuali per subordinarle alle decisioni democraticamente assunte nel partito o nella coalizione di appartenenza.
E’ un problema che solo apparentemente o in misura limitata si può contenere con il meccanismo della cooptazione in una stessa lista o in uno stesso partito o mediante il meccanismo di scambio tra consensi e posti di governo o di sottogoverno.
Si tratterebbe comunque di un inciucio non destinato ad annullare la diversità, ma solo a nasconderla come accade con la soluzione del doppio turno.
E comunque la diversità, piuttosto che demonizzata, dovrebbe essere considerata produttrice di continui stimoli destinati ad arricchire il quadro politico e l’azione di governo.
Se all’interno di uno stesso partito o di una federazione è solo una questione di metodo: l’importante è l’accettazione delle differenze e, come nel gioco di coppia, anche la disponibilità a rinunziare alle proprie pretese.
Claudio Nunziata
Bologna, 7 marzo 2007
3.06.2007
Un'invettiva.
Segno dei tempi.....
L'Italia in cui viviamo
di Davide Ferrari
"Prodi è caduto. Viva Prodi !"
"Prodi è caduto, viva Prodi!" Questo è ciò che
penso.
Sono l'unico in tutta Italia'? E' proprio vero che il "paese" odia la sinistra, i "comunisti"?
E' quel che ci dicono a pieni polmoni non solo i residuati bellici del governo Berlusconi ma anche opinionisti in berlina blu, vallette,
bagaglinari, "sinistri che più sinistri non si può", massaie al mercato intervistate dai succubi e dagli incubi di Luca Giurato, benzinai, taxisti romani, "ggiovani" con la birretta sempre in mano ecc ecc ecc.
Se davvero sono l'unico a credere che il
Governo ha fatto bene, che la Finanziaria, anche sommando gli aumenti delle tasse locali, per la prima volta ha favorito e/o comunque non toccato i ceti deboli e quelli medi, che la crescita economica è
ripartita, che all'estero non siamo più i servi sciocchi del superpotente, che abbiamo fatto finire i bombardamenti contro vecchi e bambini in Libano quando tutti stavano a guardare....eccetera eccetera, ebbene, se anche sono l'unico a pensare tutto ciò, sono fiero delle mie opinioni.
Italia fai attenzione. Vogliono accarezzare
tutto quello che hai di più brutto dentro: la paura degli "extra", l'angoscia per il futuro, l'odio per i vecchi se sei un precario, per i ragazzi se sei un sessantenne, il "si stava meglio quando si stava peggio".
Tutto fa e farà brodo per creare confusione e timore e allora, quando la cottura sarà al posto giusto, magari passando per il giogo
di pasticci parlamentari, di governicchi
balneari, allora torneranno.
Non saranno gli stessi di prima, saranno ancora peggio.
Soldi lo Stato non ne ha e il potere ai ricchi
questa volta vorrà dire davvero "tutto il
potere".
Chi sta bene prenderà tutto e si salveranno
solo i grandi, ma piccolissimi rispetto a tutti gli italiani, popoli delle raccomandazioni, delle
prebende, delle corporazioni.
Se non vogliamo questo diamoci da fare.
Un consiglio a Prodi: vai avanti, corri , non
autocriticarti ma attacca.
Ai DS e alla Margherita, non abbiate paura di
rimanere in apnea, divisi e senza potere, andate avanti, provate a fare il Partito Democratico unito, con i cittadini e non solo con voi stessi.
A Rifondazione dico: continua ad avere
coraggio, non fare del tuo sostegno all'alleanza di centro sinistra solo una tattica, approfondisci sul
programma, cambia.
Agli ultrà, se sono giovani, dico di guardarsi
dai "più oltre", anche per la mia generazione fu così.
Molti nostri capetti e leaderini
sbraitavano trent'anni fa nelle aule universitarie e oggi sono gli agit prop di Berlusconi.
Se invece gli ultrà sono vecchi, e
incorreggibili, come i "Turigliatto", i "Rossi" dico loro, senza rancore, "andate in vacanza, una lunga vacanza". La famiglia, i nipotini hanno bisogno di voi".
Accorgetevene. Staremo meglio tutti.
...............................................
davideferrari@yahoo.com,
www.davideferrari.org
www.sinistra.pd.it
Segno dei tempi.....
L'Italia in cui viviamo
di Davide Ferrari
"Prodi è caduto. Viva Prodi !"
"Prodi è caduto, viva Prodi!" Questo è ciò che
penso.
Sono l'unico in tutta Italia'? E' proprio vero che il "paese" odia la sinistra, i "comunisti"?
E' quel che ci dicono a pieni polmoni non solo i residuati bellici del governo Berlusconi ma anche opinionisti in berlina blu, vallette,
bagaglinari, "sinistri che più sinistri non si può", massaie al mercato intervistate dai succubi e dagli incubi di Luca Giurato, benzinai, taxisti romani, "ggiovani" con la birretta sempre in mano ecc ecc ecc.
Se davvero sono l'unico a credere che il
Governo ha fatto bene, che la Finanziaria, anche sommando gli aumenti delle tasse locali, per la prima volta ha favorito e/o comunque non toccato i ceti deboli e quelli medi, che la crescita economica è
ripartita, che all'estero non siamo più i servi sciocchi del superpotente, che abbiamo fatto finire i bombardamenti contro vecchi e bambini in Libano quando tutti stavano a guardare....eccetera eccetera, ebbene, se anche sono l'unico a pensare tutto ciò, sono fiero delle mie opinioni.
Italia fai attenzione. Vogliono accarezzare
tutto quello che hai di più brutto dentro: la paura degli "extra", l'angoscia per il futuro, l'odio per i vecchi se sei un precario, per i ragazzi se sei un sessantenne, il "si stava meglio quando si stava peggio".
Tutto fa e farà brodo per creare confusione e timore e allora, quando la cottura sarà al posto giusto, magari passando per il giogo
di pasticci parlamentari, di governicchi
balneari, allora torneranno.
Non saranno gli stessi di prima, saranno ancora peggio.
Soldi lo Stato non ne ha e il potere ai ricchi
questa volta vorrà dire davvero "tutto il
potere".
Chi sta bene prenderà tutto e si salveranno
solo i grandi, ma piccolissimi rispetto a tutti gli italiani, popoli delle raccomandazioni, delle
prebende, delle corporazioni.
Se non vogliamo questo diamoci da fare.
Un consiglio a Prodi: vai avanti, corri , non
autocriticarti ma attacca.
Ai DS e alla Margherita, non abbiate paura di
rimanere in apnea, divisi e senza potere, andate avanti, provate a fare il Partito Democratico unito, con i cittadini e non solo con voi stessi.
A Rifondazione dico: continua ad avere
coraggio, non fare del tuo sostegno all'alleanza di centro sinistra solo una tattica, approfondisci sul
programma, cambia.
Agli ultrà, se sono giovani, dico di guardarsi
dai "più oltre", anche per la mia generazione fu così.
Molti nostri capetti e leaderini
sbraitavano trent'anni fa nelle aule universitarie e oggi sono gli agit prop di Berlusconi.
Se invece gli ultrà sono vecchi, e
incorreggibili, come i "Turigliatto", i "Rossi" dico loro, senza rancore, "andate in vacanza, una lunga vacanza". La famiglia, i nipotini hanno bisogno di voi".
Accorgetevene. Staremo meglio tutti.
...............................................
davideferrari@yahoo.com,
www.davideferrari.org
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