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12.04.2006

>Partito Democratico, Ulivo, Unione: la ricreazione è finita<
Una riflessione dopo il 2 dicembre.


La manifestazione di Roma con il grottesco ma significativo trionfo personale di Berlusconi e, per altri versi, anche il nanismo gigantista del palazzo di Palermo con Casini, costringono ad una urgente accelerazione dei processi unitari nel centro sinistra.
In tutto il centrosinistra.

Nell'Ulivo, innanzitutto, dove deve riprendere una discussione vera, per dare avvio al Partito Democratico.
Ma anche nell'area a sinistra dei Ds dove appare sempre meno comprensibile la frammentazione e la polemica continua fra PdCI e Rifondazione.
E, contestualmente nell'Unione, dove non bisogna arrendersi all’incomunicabilità fra “riformisti” e “radicali”, dove è necessaria per reggere la prova del governo una serrata, ma fatta insieme, rilettura del programma elettorale, per renderne chiaro e condiviso il percorso realizzativi e riformatore.
(E' possibile? Deve essere possibile. Se non fosse così quale altra strada?)
Non basta coabitare, bisogna agire uniti e bisogna unirsi.
Questo ci dice Roma.
Berlusconi sarà anche un leader non riproponibile ma è stato riproposto, con il consenso di centinaia di migliaia di “militanti”.
Il programma scandito a quei cortei è davvero preoccupante: dichiarazione di illeggitimità del governo Prodi, promessa di guerra, o almeno guerriglia, continua, nel Parlamento e nel paese.
E, per i contenuti, una sorta di federazione fra un Nord in libera uscita da ogni dovere sociale ed un Sud che pretende assistenzialismo.
Ciò che tiene assieme è la sfiducia in uno sviluppo ordinato e solido. Ciò in cui non si crede, o francamente si avversa, è la possibilità di un intervento pubblico intelligente, attivo ed equo.
E’ necessario oltreche un dovere democratico, parlare anche a molti di quell'opinione, non intorbidando l’alternatività delle proposte del centrosinistra, ma con i fatti, con i risultati, con la coesione dell'azione di governo, Ma anche la differenza di Casini ci interpella ad una reazione di unità e rafforzamento del centrosinistra.
Non è chiaro se Casini voglia tenersi pronto per un cambio di governo extraelettorale, che sarebbe devastante per la tenuta e la leggibilità democratica delle istituzioni, o più modestamente forzare il ricambio a destra.
In ogni caso è chiaro che non c'è molto tempo da perdere. Non per paura della forza della destra ma per parlare al paese, un paese da riorientare, da riunire.
Sono compiti ardui per le forze politiche che sostengono Prodi.
Certamente per le forze minori, indebolite nella qualità dei gruppi dirigenti e nella frammentazione.
In queste forze ci vuole uno scatto, una scommessa sul proprio ruolo di governo. Deve essere chiesto, si deve ottenere.
Ma anche per i partiti maggiori la prova è difficile.
Non so se esiste- come qualcuno ha detto- lo spazio storico per un "partito democratico", ma viene da chiedersi quale sia lo spazio storico di ognuna delle due forze maggiori, La Margherita ma anche i DS.In ogni caso il cambio di direzione, dalla costruzione del PD ad altro, imporrebbe un generale cambiamento.
I DS verso forme di unità organica con forze alla sua sinistra, oggi certo non vicinissime, e La Margherita verso un nuovo centro, direttamente collegato alle domande di immediata riproduzione delle tesi della gerarchia cattolica nella politica.
Al momento paiono impraticabili entrambe queste due fughe centrifughe e comunque tali da non lasciare questi partiti nella loro identità attuale, nel loro “spazio storico” quale è andato disegnandosi dall’’89 ad oggi.
Allora l'alternativa al PD è solo la riduzione di velocità, l'impaludamento, proprio quando l'urgenza del fare è del tutto opposta.
E' vero, lo ha ricordato Macaluso nell'incontro di Venerdì alla Cappella Farnese, tutto ciò non è frutto delle ferree leggi della storia, ma anche di limiti soggettivi dei gruppi dirigenti.
Altre strade erano forse possibili.
Potrebbe rivendicarlo, a ben maggiore ragione, chi ha militato nella Sinistra dei Ds.
Ma oggi, nondimeno, il quadro è chiaro. lo spazio per un Ulivo partito, ma non ristretto agli apparati ed al personale politico di Ds e Margherita, se ancora non è certo, bisogna costruirlo.
Un atto di volontà, di direzione politica è quanto serve.
Non solo dall’alto. I nostri militanti, nei partiti e nella società civile, infatti, lo sanno e lo chiedono.
Per farlo bisogna parlare di contenuti, non per fare melina o dividere, ma per scegliere ciò che unisce, ciò che parla al paese.
Un esempio. il Presidente della Repubblica propone con insistenza sacrosanta la dignità e la sicurezza del lavoro.
Bene, proprio quando qui si unificano temi come lotta al precariato e progetti di sviluppo, come qualità della vita e delle produzioni, dove le “tradizioni” concordano, qui c'è un tema per fare governo e insieme muovere la società.
Un altro esempio: il valore -oltre e prima del mercato- dell'istruzione e della cultura, del fare cultura e del poterne godere è un'altro tema dove non ci sono nell’Ulivo fossati incolmabili, abissi della storia da saltare a piè pari per agire.
Dove occorre precisione nel governare, e coraggio innovatore.
Bene, forse la finanziaria sarebbe stata meglio “comunicata” e accolta se accanto all'obiettivo di far ripartire la crescita si fossero messi in rilievo, e non ne mancano, gli aspetti già al suo interno che richiamano il valore del lavoro e la forza della cultura e della scuola.
Soprattutto sarebbe stata più condivisa se lì si fosse puntato nel mirare l'intervento finanziario, il dare.
Le associazioni per il PD, o che si confrontano su questo tema , ( come “Nell’Ulivo.Da Sinistra”) sono al lavoro.
A Bologna è possibile molto meglio che altrove per l'esistenza del tavolo dell'Ulivo.
L' Emilia-Romagna ha molto da dire. E' la terra del maggior radicamento di tutte le culture politiche, certamente di quella riformatrice della sinistra italiana.
L'Emilia-Romagna parlerà e conterà di più se agisce per unire le fila ed andare avanti.
Per i contenuti e non solo per le forme.
Per il lavoro ed il sapere, non solo per rivendicare la maggiore forza della sua partecipazione politica allargata, del suo "ceto politico" ( lo scrivo qui senza alcuna accezione negativa) che è reale ed è un grande patrimonio della democrazia italiana.
Serve un atto di volontà, dicevamo. Non la considerazione sulla possibilità o meno di unirsi. La vita è anche come ce la costruiamo.
Un po' come Hugo Pratt faceva fare a Corto Maltese. Quando una zingara gli predice vita corta per la linea della mano breve, il marinaio prende una lama e si disegna, si allunga la sua linea, e il suo destino.


Davide Ferrari

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