8.17.2006
Restare nell'Ulivo, da Sinistra. Il tema della Pace.
Un intervento di Massimo Meliconi
Ho letto l’articolo di Davide Ferrari sull’Unità, che mi è parso molto interessante, come interessanti sono stati gli articoli di importanti personalità politiche, usciti sullo stesso giornale, che riprendevano alcuni punti da lui espressi e che, in maniera diversa fra loro, davano interpretazioni e risposte ai temi sollevati. Le questioni sono di indubbia importanza, basti ricordare il titolo dato all’articolo stesso che recitava “ Restare nell’Ulivo, da sinistra”.
Volevo prima di tutto fare alcune considerazioni più generali, per poi arrivare a parlare di un tema per me discriminante, fondamentale e soprattutto esemplificativo, più che attuale, purtroppo, oggi come oggi, che è quello della pace.
La discussione che si è aperta dopo le elezioni del 9 e 10 Aprile sulla possibilità di far nascere un grande partito progressista, che a me piace chiamare Ulivo ( so bene che il termine più usato è partito democratico, ma a me sembra che questo termine evochi esperienze di altri paesi molto diversi, per storia, cultura politica e non solo, dall’Italia), è una discussione che si è velocemente propagata non solo fra i ceti politici di partiti come i Ds e la Margherita, ma che ha coinvolto intellettuali, giornalisti, membri di tante associazioni profondamente radicate nella società e soprattutto tante persone che seguono le vicende politiche ( basti vedere le rubriche di lettere di vari giornali, siti internet, blog, etc).
Ci si è divisi, un po’ troppo velocemente a mio parere, fra sostenitori e detrattori del progetto, fra chi propone entusiastici si e chi risponde con drastici no. Chi scrive si è sempre definito e si definisce tuttora di “ sinistra”, e come tanti ha avvertito la necessità di una profonda riflessione su un tema che ha indubbiamente un peso e una valenza fondamentale nel campo progressista attuale. Quello che a me sembra importante, in questa fase, è che, in assenza di capacità divinatorie sul prossimo futuro, sia importantissimo partecipare a questa discussione, parteciparvi con la propria storia e la propria identità, cercando di dare il proprio contributo senza abiure, che non mi sembrano richieste, ma con la consapevolezza che difficilmente questo nuovo progetto potrà avere un futuro positivo se ignorerà completamente proposte ed istanze che vengono anche da sinistra.
In questo senso, mi sento di condividere l’analisi di Ferrari sull’importanza che hanno avuto, anche in altre stagioni della politica Italiana, componenti specifiche che hanno però contribuito a far crescere la politica e la società Italiana nel suo complesso. Sotto questo aspetto mi pare anche importante sottolineare che, pur condividendo molte delle critiche espresse da alcune personalità della sinistra socialista e da altri al progetto del Grande Ulivo, non sia particolarmente produttivo ed efficace in questa fase bollare sia la discussione in corso sia tutti i suoi partecipanti come una specie di assise di “ moderati “ e di “conservatori”, che hanno come unico scopo quello di far spostare al “centro” l’asse politico della coalizione di centro-sinistra. Molte persone, e non solo i “soliti noti”, vedono nel progetto dell’Ulivo, una possibilità reale per riformare la politica in generale e l’Unione attualmente al governo in particolare; bisogna cercare di partecipare a questa discussione ponendo temi concreti e discriminanti, in grado di creare un vero consenso: sotto questo aspetto, un tema per me fondamentale, di cui vale sicuramente la pena di parlare, purtroppo di grande attualità, è quello della pace. La cronaca di questi giorni, si sa, parla del nuovo conflitto che insanguina il medio-oriente fra lo stato di Israele e le milizie sciite Hezbollah, stanziate nel sud del Libano. Le immagini di interi villaggi o di quartieri di città completamente rasi al suolo o pesantemente danneggiati, di carri armati pronti a colpire alternate a quelle di lenzuoli insanguinati che coprono i corpi di vittime civili innocenti hanno oscurato nei telegiornali o nei resoconti scritti dei giornali le stragi che continuano in Iraq, un paese a cui si doveva portare democrazia e sviluppo e che è, ora, invece sulla soglia di una devastante guerra civile. E che dire della guerra che continua in Afghanistan, dove le pochissime notizie che arrivano parlano di elicotteri militari che cadono “ a causa del maltempo”?
Che dire dell’impressione data in questi giorni da una diplomazia internazionale che sembra impotente e che deve aspettare che alcune forze belligeranti siano soddisfatte delle posizioni acquisite militarmente nel “ teatro delle operazioni” per sperare di arrivare a una tregua che ponga fine ad una strage continua di vittime innocenti? Che dire di un’Organizzazione delle Nazioni Unite che continua ad essere scacco di potenze aggressive, “ in primis” gli Stati Uniti? Si diceva che la guerra in Iraq avrebbe dato un colpo mortale al terrorismo Islamico internazionale, ma le notizie di queste ore ( per fortuna pare che l’attentato agli aerei di linea Britannici sia stato sventato appena in tempo) dimostrano che gli operatori del terrore continuano a provare a seminare morte e distruzione.
Non credo sia vano ricordare ora il movimento per la pace ai tempi dell’inizio della guerra in Iraq, visto che se non mi ricordo male eravamo milioni di persone solo in Italia, e ripensare a ciò che dicevamo allora agli epigoni indigeni dei teo-con Americani, le cui idee continuano purtroppo a permeare la politica estera dell’amministrazione Bush; questa guerra (l’Iraq) non solo non risolverà alcun problema, ma corre il rischio di peggiorare la situazione di tutto il medio-oriente e di far scoppiare altri conflitti, perché puntare sulla politica muscolare e violenta, sullo scontro di civiltà, su uno smaccato occidentalismo di sapore vetero-coloniale non può che esacerbare gli animi e acuire i contrasti. Allora, gli “atei devoti” con tanto di elmetto, risposero che ci voleva tempo, che la democrazia in Iraq prima o poi sarebbe decollata e che gli effetti positivi dell’uso della forza si sarebbero visti col tempo. Bene, un paio d’annetti sono passati, i risultati sono tristemente sotto gli occhi di tutti. Ora, almeno a Bologna, in Luglio, solo la Cgil ha organizzato meritoriamente una manifestazione sul conflitto scoppiato al confine fra Libano ed Israele.
La calura e il periodo estivo non hanno certo aiutato, ma forse non sarà vano ricordare che, nell’immaginario collettivo progressista, oltre al “popolo di sinistra”e al “popolo delle primarie” esiste anche il “popolo della pace”, che ha dato ottima prova di sé nelle piazze d’Italia ( e del mondo), che ha unito laici cattolici ed appartenenti ad altre religioni, donne e uomini di tutte le età e di tutte le estrazioni sociali.
Non sarà inutile ricordare nella discussione che stiamo facendo sul Grande Ulivo che pochi argomenti come quello della pace e dello stabilire una vera democrazia nei rapporti internazionali possono creare un consenso forte ed unitario; questo farebbero bene a ricordare sia i partiti che già esistono sia quelli che eventualmente stanno per nascere.
Un intervento di Massimo Meliconi
Ho letto l’articolo di Davide Ferrari sull’Unità, che mi è parso molto interessante, come interessanti sono stati gli articoli di importanti personalità politiche, usciti sullo stesso giornale, che riprendevano alcuni punti da lui espressi e che, in maniera diversa fra loro, davano interpretazioni e risposte ai temi sollevati. Le questioni sono di indubbia importanza, basti ricordare il titolo dato all’articolo stesso che recitava “ Restare nell’Ulivo, da sinistra”.
Volevo prima di tutto fare alcune considerazioni più generali, per poi arrivare a parlare di un tema per me discriminante, fondamentale e soprattutto esemplificativo, più che attuale, purtroppo, oggi come oggi, che è quello della pace.
La discussione che si è aperta dopo le elezioni del 9 e 10 Aprile sulla possibilità di far nascere un grande partito progressista, che a me piace chiamare Ulivo ( so bene che il termine più usato è partito democratico, ma a me sembra che questo termine evochi esperienze di altri paesi molto diversi, per storia, cultura politica e non solo, dall’Italia), è una discussione che si è velocemente propagata non solo fra i ceti politici di partiti come i Ds e la Margherita, ma che ha coinvolto intellettuali, giornalisti, membri di tante associazioni profondamente radicate nella società e soprattutto tante persone che seguono le vicende politiche ( basti vedere le rubriche di lettere di vari giornali, siti internet, blog, etc).
Ci si è divisi, un po’ troppo velocemente a mio parere, fra sostenitori e detrattori del progetto, fra chi propone entusiastici si e chi risponde con drastici no. Chi scrive si è sempre definito e si definisce tuttora di “ sinistra”, e come tanti ha avvertito la necessità di una profonda riflessione su un tema che ha indubbiamente un peso e una valenza fondamentale nel campo progressista attuale. Quello che a me sembra importante, in questa fase, è che, in assenza di capacità divinatorie sul prossimo futuro, sia importantissimo partecipare a questa discussione, parteciparvi con la propria storia e la propria identità, cercando di dare il proprio contributo senza abiure, che non mi sembrano richieste, ma con la consapevolezza che difficilmente questo nuovo progetto potrà avere un futuro positivo se ignorerà completamente proposte ed istanze che vengono anche da sinistra.
In questo senso, mi sento di condividere l’analisi di Ferrari sull’importanza che hanno avuto, anche in altre stagioni della politica Italiana, componenti specifiche che hanno però contribuito a far crescere la politica e la società Italiana nel suo complesso. Sotto questo aspetto mi pare anche importante sottolineare che, pur condividendo molte delle critiche espresse da alcune personalità della sinistra socialista e da altri al progetto del Grande Ulivo, non sia particolarmente produttivo ed efficace in questa fase bollare sia la discussione in corso sia tutti i suoi partecipanti come una specie di assise di “ moderati “ e di “conservatori”, che hanno come unico scopo quello di far spostare al “centro” l’asse politico della coalizione di centro-sinistra. Molte persone, e non solo i “soliti noti”, vedono nel progetto dell’Ulivo, una possibilità reale per riformare la politica in generale e l’Unione attualmente al governo in particolare; bisogna cercare di partecipare a questa discussione ponendo temi concreti e discriminanti, in grado di creare un vero consenso: sotto questo aspetto, un tema per me fondamentale, di cui vale sicuramente la pena di parlare, purtroppo di grande attualità, è quello della pace. La cronaca di questi giorni, si sa, parla del nuovo conflitto che insanguina il medio-oriente fra lo stato di Israele e le milizie sciite Hezbollah, stanziate nel sud del Libano. Le immagini di interi villaggi o di quartieri di città completamente rasi al suolo o pesantemente danneggiati, di carri armati pronti a colpire alternate a quelle di lenzuoli insanguinati che coprono i corpi di vittime civili innocenti hanno oscurato nei telegiornali o nei resoconti scritti dei giornali le stragi che continuano in Iraq, un paese a cui si doveva portare democrazia e sviluppo e che è, ora, invece sulla soglia di una devastante guerra civile. E che dire della guerra che continua in Afghanistan, dove le pochissime notizie che arrivano parlano di elicotteri militari che cadono “ a causa del maltempo”?
Che dire dell’impressione data in questi giorni da una diplomazia internazionale che sembra impotente e che deve aspettare che alcune forze belligeranti siano soddisfatte delle posizioni acquisite militarmente nel “ teatro delle operazioni” per sperare di arrivare a una tregua che ponga fine ad una strage continua di vittime innocenti? Che dire di un’Organizzazione delle Nazioni Unite che continua ad essere scacco di potenze aggressive, “ in primis” gli Stati Uniti? Si diceva che la guerra in Iraq avrebbe dato un colpo mortale al terrorismo Islamico internazionale, ma le notizie di queste ore ( per fortuna pare che l’attentato agli aerei di linea Britannici sia stato sventato appena in tempo) dimostrano che gli operatori del terrore continuano a provare a seminare morte e distruzione.
Non credo sia vano ricordare ora il movimento per la pace ai tempi dell’inizio della guerra in Iraq, visto che se non mi ricordo male eravamo milioni di persone solo in Italia, e ripensare a ciò che dicevamo allora agli epigoni indigeni dei teo-con Americani, le cui idee continuano purtroppo a permeare la politica estera dell’amministrazione Bush; questa guerra (l’Iraq) non solo non risolverà alcun problema, ma corre il rischio di peggiorare la situazione di tutto il medio-oriente e di far scoppiare altri conflitti, perché puntare sulla politica muscolare e violenta, sullo scontro di civiltà, su uno smaccato occidentalismo di sapore vetero-coloniale non può che esacerbare gli animi e acuire i contrasti. Allora, gli “atei devoti” con tanto di elmetto, risposero che ci voleva tempo, che la democrazia in Iraq prima o poi sarebbe decollata e che gli effetti positivi dell’uso della forza si sarebbero visti col tempo. Bene, un paio d’annetti sono passati, i risultati sono tristemente sotto gli occhi di tutti. Ora, almeno a Bologna, in Luglio, solo la Cgil ha organizzato meritoriamente una manifestazione sul conflitto scoppiato al confine fra Libano ed Israele.
La calura e il periodo estivo non hanno certo aiutato, ma forse non sarà vano ricordare che, nell’immaginario collettivo progressista, oltre al “popolo di sinistra”e al “popolo delle primarie” esiste anche il “popolo della pace”, che ha dato ottima prova di sé nelle piazze d’Italia ( e del mondo), che ha unito laici cattolici ed appartenenti ad altre religioni, donne e uomini di tutte le età e di tutte le estrazioni sociali.
Non sarà inutile ricordare nella discussione che stiamo facendo sul Grande Ulivo che pochi argomenti come quello della pace e dello stabilire una vera democrazia nei rapporti internazionali possono creare un consenso forte ed unitario; questo farebbero bene a ricordare sia i partiti che già esistono sia quelli che eventualmente stanno per nascere.
8.14.2006
Restare nell'Ulivo. Il contributo di Rosanna Facchini.
Temi e tempi del confronto hanno, devono avere, una loro fisiologica incubazione,perché c’è bisogno di riflettere,confrontarsi,ascoltarsi e ascoltare.
Intanto allora,grazie Davide,per almeno tre motivi:
il titolo del tuo “la”;
le domande per il Congresso;
gli “11 Comandamenti”* che hanno fatto,credo, da brogliaccio di lavoro alle ultime riunioni della redazione di Impegno Nuovo.
La tentazione di “fuga/ritiro “ dalla sinistra e dalla politica,dopo quasi vent’anni di “nuovo” e di “cambiamento”,ha anch’essa una sua fisiologica incubazione. Forse anche una sua motivazione etica, a fronte di una proliferazione di trasformismi,trasversali peraltro, che rischia di trasformare lo spazio pubblico della partecipazione in una sorta di kamasutra politico,francamente insopportabile e inaccettabile.
E allora, un primo sì: con l’Ulivo/Unione, per due volte ,passando per le primarie, abbiamo accertato la voglia di esserci,di contare, la domanda di partecipazione,dentro e oltre le formazioni politiche ,più o meno consolidate. La partecipazione e il coinvolgimento nelle scelte e nei percorsi è oggi più che mai un diritto esigibile di cittadinanza politica e sociale, che deve trovare le sue forme organizzative per la sua piena esplicazione.
Per i DS e per tutte le formazioni politiche che nell’Ulivo/Unione si sono coordinate nell’ottobre 2005 e nell’aprile 2006,sono davvero ineludibili adesso due condizioni:
il passaggio congressuale per arricchire l’abbandono della deleteria pratica dei “certificati
l’incontro/confronto INTERNO di visibilità”,tramite i mass media .
Brutalmente tradotto: chi è al governo,faccia il governo, chi è in Parlamento,faccia il Parlamento e non si confondano ruoli e funzioni e soprattutto si usino i luoghi istituzionali per gli uni e i luoghi politici per gli altri.
Mandare a casa berlusconi era la condizione NECESSARIA, ma nessuno può pensare che fosse/sia SUFFICIENTE, perché il “berlusconismo” è vivo e lotta ancora “contro di noi”!
Chi siamo noi?
Sì, una domanda di identità e di posizione,che non va trattata con sufficienza e/ o con mal celata sopportazione/disapprovazione .
E le domande di Davide tracciano già un percorso praticabile, cui si può cominciare a rispondere,anche schematicamente,perché adesso servono,forse,
poche e chiare “parole per dirlo” :
EUROPA, PACE, STATO SOCIALE, FORMAZIONE/LAVORO & DIRITTI, LAICITA’, UNITA’
E se fossero proprio questi i titoli del Congresso? Mi pare stiano già tutti anche in quegli “11comandamenti” di Davide, in cui mi riconosco, sul piano etico e culturale -le categorie fondanti la politica.
Stanno anche nelle argomentazioni di Grandi, che fanno chiarezza su ruolo e funzioni di governo e su prospettive di una politica di sinistra,in Italia e in Europa, e tracciano anche, lucidamente, il percorso politico-culturale-organizzativo,indicando con altrettanto lucida e concreta pragmaticità la 1° tappa:
l’UNITA’ della SINISTRA,prima di tutto nei DS.
Rosanna Facchini
*(Rosanna Facchi fa riferimento qui, oltre all'articolo di Luglio di D.Ferrari sull' Unità anche alla bozza di un documento :"10 punti e un'undicesimo" che è in via di definitiva e collettiva elaborazione e pubblicheremo q.p.)
Temi e tempi del confronto hanno, devono avere, una loro fisiologica incubazione,perché c’è bisogno di riflettere,confrontarsi,ascoltarsi e ascoltare.
Intanto allora,grazie Davide,per almeno tre motivi:
il titolo del tuo “la”;
le domande per il Congresso;
gli “11 Comandamenti”* che hanno fatto,credo, da brogliaccio di lavoro alle ultime riunioni della redazione di Impegno Nuovo.
La tentazione di “fuga/ritiro “ dalla sinistra e dalla politica,dopo quasi vent’anni di “nuovo” e di “cambiamento”,ha anch’essa una sua fisiologica incubazione. Forse anche una sua motivazione etica, a fronte di una proliferazione di trasformismi,trasversali peraltro, che rischia di trasformare lo spazio pubblico della partecipazione in una sorta di kamasutra politico,francamente insopportabile e inaccettabile.
E allora, un primo sì: con l’Ulivo/Unione, per due volte ,passando per le primarie, abbiamo accertato la voglia di esserci,di contare, la domanda di partecipazione,dentro e oltre le formazioni politiche ,più o meno consolidate. La partecipazione e il coinvolgimento nelle scelte e nei percorsi è oggi più che mai un diritto esigibile di cittadinanza politica e sociale, che deve trovare le sue forme organizzative per la sua piena esplicazione.
Per i DS e per tutte le formazioni politiche che nell’Ulivo/Unione si sono coordinate nell’ottobre 2005 e nell’aprile 2006,sono davvero ineludibili adesso due condizioni:
il passaggio congressuale per arricchire l’abbandono della deleteria pratica dei “certificati
l’incontro/confronto INTERNO di visibilità”,tramite i mass media .
Brutalmente tradotto: chi è al governo,faccia il governo, chi è in Parlamento,faccia il Parlamento e non si confondano ruoli e funzioni e soprattutto si usino i luoghi istituzionali per gli uni e i luoghi politici per gli altri.
Mandare a casa berlusconi era la condizione NECESSARIA, ma nessuno può pensare che fosse/sia SUFFICIENTE, perché il “berlusconismo” è vivo e lotta ancora “contro di noi”!
Chi siamo noi?
Sì, una domanda di identità e di posizione,che non va trattata con sufficienza e/ o con mal celata sopportazione/disapprovazione .
E le domande di Davide tracciano già un percorso praticabile, cui si può cominciare a rispondere,anche schematicamente,perché adesso servono,forse,
poche e chiare “parole per dirlo” :
EUROPA, PACE, STATO SOCIALE, FORMAZIONE/LAVORO & DIRITTI, LAICITA’, UNITA’
E se fossero proprio questi i titoli del Congresso? Mi pare stiano già tutti anche in quegli “11comandamenti” di Davide, in cui mi riconosco, sul piano etico e culturale -le categorie fondanti la politica.
Stanno anche nelle argomentazioni di Grandi, che fanno chiarezza su ruolo e funzioni di governo e su prospettive di una politica di sinistra,in Italia e in Europa, e tracciano anche, lucidamente, il percorso politico-culturale-organizzativo,indicando con altrettanto lucida e concreta pragmaticità la 1° tappa:
l’UNITA’ della SINISTRA,prima di tutto nei DS.
Rosanna Facchini
*(Rosanna Facchi fa riferimento qui, oltre all'articolo di Luglio di D.Ferrari sull' Unità anche alla bozza di un documento :"10 punti e un'undicesimo" che è in via di definitiva e collettiva elaborazione e pubblicheremo q.p.)