11.10.2004

Un contributo di Enzo Annino.

Regolamenti Comunali in materia di installazione
di Stazioni Radio Base per Telefonia mobile.



Antenne, tralicci e cabine
Salvaguardia della salute dei cittadini e dei lavoratori

Diritti e doveri - ULTIME NOVITA’

Introduzione.
Un Regolamento Comunale in materia di installazione di Stazioni Radio Base per Telefonia mobile non può modificare i limiti di accettabilità delle radiazioni elettromagnetiche: esse, in base alle Leggi vigenti ed alla loro attuale interpretazione da parte del Consiglio di Stato, sono definite univocamente dalle Leggi dello Stato.
Peraltro le Leggi dello Stato stabiliscono tali limiti basandosi sull’ipotesi che sia pericoloso solamente l’effetto termico delle radiazioni elettromagnetiche; molti scienziati, da circa 25 anni, attraverso indipendenti lavori sviluppati in tante diverse parti del mondo, hanno invece già dimostrato che tali radiazioni hanno effetti pericolosi a lungo termine e che tali effetti sono addizionali all’effetto termico ( vedere bibliografia allegata ).
Invece la presenza di ben quattro diversi Gestori e l’introduzione di sempre nuove funzioni dei telefonini - incluse funzioni di tipo essenzialmente ludico e certamente non di pubblica utilità -, porta ad una abnorme proliferazione di antenne, e addirittura ad antenne di diversi Gestori installate negli stessi siti.
L’epidemiologia dimostrerà pertanto fra qualche tempo se i limiti attuali debbano essere abbassati o meno.
I Regolamenti Comunali tuttavia possono definire regole di corretta installazione ed esercizio delle Stazioni, in forza di una autorità locale che viene riconosciuta o, almeno, non può essere contestata. Si tratta precisamente di quanto segue:
1) rendere trasparente l’iter procedurale di autorizzazione delle nuove installazioni;
limitare l’impatto complessivo delle radiazioni emesse dalle Stazioni che via via vengono installate;
regolare gli effetti paesaggistici della antenne;
stabilire i controlli che sono necessari per monitorare un corretto esercizio delle Stazioni.
Per ciascuno di questi interventi si possono dare dei suggerimenti, che sono riportati qui nel seguito.

Trasparenza dell’iter procedurale
La possibilità di installazione di una Stazione dipende dall’esistenza di un contratto di affitto di un’area su cui gli impianti andranno montati; inoltre, tale nuova Stazione deve essere citata in un programma annuale di installazioni o deve essere inserita in una cosidetta " area di ricerca ".
Poiché tuttavia la trasmissione delle radiazioni elettromagnetiche da una antenna non impatta in modo significativo l’area immediatamente sottostante l’antenna, sembra essenziale che il perfezionamento del contratto di affitto dell’ area in cui le antenne andranno installate sia possibile solo se TUTTI i cittadini residenti circostanti a tale area, se ce ne sono, e residenti in un volume di spazio definibile come certamente impattato dalle radiazioni, siano d’ accordo.
La metodologia di definizione di un " volume di spazio " certamente impattato dalle radiazioni può essere facilmente stabilita dall’ARPA; una possibile metodologia è indicata al successivo paragrafo 2).
Per quanto riguarda il programma annuale delle installazioni è indispensabile che esso sia pubblicizzato più diffusamente: la semplice affissione di un avviso all’Albo Pretorio o un piccolo trafiletto stampato su un giornale locale non sono sufficienti. Nel quadro di un corretto decentramento di autorità e poteri, il programma delle installazioni dovrebbe essere trasferito ed approvato a livello di Quartiere o di Circoscrizione, a livello cioè di congrue comunità di abitanti ( si può assumere come riferimento tipico una comunità di 10000-20000 residenti ); è essenziale che il tempo a disposizione per l’analisi delle nuove istallazioni sia sufficiente, e cioè, ad esempio, di almeno 90 giorni.
Infine il meccanismo di autorizzazione, che nelle cosiddette " aree di ricerca " consente di prescindere dall’inserimento nei piani annuali di nuove Stazioni va abolito; va inoltre abolita, ove esiste, la possibilità di spezzare il piano annuale in sottopiani: queste pratiche infatti rendono ancora più difficile per i cittadini venire a conoscenza per tempo delle installazioni che sono oggetto di nuove richieste di autorizzazione, e quindi di presentare le loro " Osservazioni ".
Le cosiddette " aree di ricerca " devono essere definite al solo scopo di effettuare su di esse studi propedeutici alle installazioni, allo scopo di consentire ai Comuni d’accordo con i Gestori la produzione di piani previsionali di installazione ottimizzati in relazione agli effetti complessivi e cumulati dell’impatto delle radiazioni elettromagnetiche; certamente questo era il solo scopo che la Legge si prefiggeva nel definire " le aree di ricerca ": la loro introduzione non deve diventare un modo surrettizio che, in pratica, consente di chiedere autorizzazioni per Stazioni non incluse nei piani annuali, con minore visibilità dell’iter procedurale di autorizzazione.



limitazione dell’impatto complessivo delle radiazioni emesse dalle Stazioni
che via via vengono installate
In relazione alla enorme e, di fatto, sostanzialmente disordinata proliferazione di antenne, occorre stabilire criteri più rigorosi di quelli esistenti, per quanto riguarda le valutazioni previsionali dell’impatto delle radiazioni, che sono riportate nella documentazione che accompagna le richieste di nuove autorizzazioni.
ARPA, quale organo competente e indipendente, può facilmente stabilire, diffondere l’ aggiornamento e rendere vincolanti di tali criteri
Allo scopo di chiarire in modo esplicito di cosa si tratta riporto qui alcuni esempi di un maggiore rigore.
Nelle valutazioni di impatto ambientale, ad esempio, si sottovalutano gli effetti cumulati di più stazioni, se esse non sono particolarmente vicine. Un criterio di valutazione non più accettabile è quello di trascurare nella valutazione di impatto di una particolare Stazione l’effetto di qualunque altra Stazione che sia collocata a più di 200 metri di distanza da quella in esame; come detto la proliferazione di antenne impone di considerare anche il contributo delle Stazioni " lontane ", che saranno in generale sempre più numerose ed avranno quindi un effetto cumulativo importante.
Nei siti, non rari, ove oltre alla nuova Stazione esistono elettrodotti ad alta tensione, è indispensabile eseguire una valutazione complessiva degli effetti dei due tipi di installazioni, e solo a una tale valutazione complessiva si potrà subordinare il rilascio dell’autorizzazione alla nuova Stazione.
Si verifica invece che i Gestori, nelle loro richieste di nuova autorizzazione quando si tratta di una loro Stazione addizionale rispetto ad altre esistenti vicine, o addirittura sugli stetti pali, non prendano nemmeno in considerazione i valori di campo elettrico determinati da ARPA per le Stazioni già autorizzate e non prendano nemmeno in considerazione gli elettrodotti presenti nelle vicinanze. Essi infatti trascurano totalmente la presenza di elettrodotti e, per quanto riguarda altre Stazioni Radio vicine, riportano nella loro richiesta gli effetti di queste Stazioni già esistenti dopo averli ricalcolati, spesso in modo non conservativo, prescindendo dalle precedenti valutazioni di ARPA, che erano alla base delle autorizzazioni già date. Le nuove Stazioni poi vengono autorizzate da ARPA, trascurando i calcoli precedenti gatti da ARPA stessa, e considerando invece alcune misure eseguite occasionalmente nei siti già impattati dalle Stazioni esistenti; ma tali misure sono sempre del tutto svincolate dalle effettive condizioni di funzionamento delle Stazioni al momento della misura ! ( In realtà e più in generale la validità delle misure, come oggi sono fatte, è assai criticabile e ciò è discusso al paragrafo 4 ).
Evidentemente queste pratiche vanno combattute semplicemente rigettando le richieste viziate da tali metodi.
E’ anche opportuno, allo scopo di verificare complessivamente i nuovi piani di installazione, stabilire dei semplici criteri di determinazione di impatto delle nuove Stazioni, definendo, come anticipato al paragrafo precedente, un " volume di spazio " certamente impattato dalle radiazioni, in quanto i residenti entro tale volume hanno certamente diritto di verificare la loro situazione PRiMA della installazione.
Per illustrare meglio il concetto che si vuole esprimere viene qui fatta una breve digressione tecnica.
Schema di tipica installazione di SRB su un tetto in città – Sezione verticale
Gli assi del conoide di trasmissione ad 10 metri dall’antenna sono di 14 e 3 metri
Un sistema di trasmissione da una Centrale Radio Base è costituito generalmente da più antenne trasmittenti montate su un palo e orientate diversamente.
Queste antenne hanno dimensioni tipiche pari a 130-200x25x25 cm. Ogni antenna può trasmettere su più canali ( anche fino a 6 ). In città è tipico vedere tre antenne su un palo montate a 120 gradi. Una antenna è costituita da molti dipoli ( antenne elementari ) incluse in un riflettore; in tal modo l’antenna irraggia i suoi segnali in un conoide principale di sezione ellittica, i cui angoli di trasmissione hanno tipicamente 60-70 gradi di ampiezza in orizzontale e 7-8 gradi di ampiezza in verticale. L’asse del conoide può avere una inclinazione rispetto al piano orizzontale; tale angolo si dice angolo di " tilt ", e tipicamente varia da 0 a 8 gradi. Oltre al segnale irradiato nel conoide principale, altri segnali " secondari " più deboli sono irradiati intorno ad esso, per dispersione, sopratutto in vicinanza delle antenne.
E’ quindi evidente che in prossimità di una Centrale Radio Base, a 10-70 metri di distanza ed entro il relativo conoide di trasmissione, il campo elettrico nelle fasi di trasmissione può raggiungere valori elevati in relazione ai relativi effetti biologici ipotizzabili.

ARPA potrebbe, con semplici calcoli parametrici, definire un " volume di spazio " impattato da una Stazione, in funzione della potenza dell’ antenna, dalle sue caratteristiche e dal suo " tilt ": ne risulterebbe una specie di volume cilindrico intorno all’antenna, all’interno del quale NON dovrebbero esserci recettori ( abitazioni ).
Occorrerebbe anche stabilire, con studi e misure sperimentali addizionali, fatte da Arpa quale organo indipendente, come tenere conto delle radiazioni " secondarie " emesse dalle antenne nelle loro vicinanze: infatti tali radiazioni, sono presenti entro i primi 10-20 metri di distanza dalle antenne, anche al di sotto di esse secondo angoli assai acuti; l’ effetto di queste radiazioni è sempre trascurato.
Fra le nuove installazioni vanno considerate con maggior attenzione le cosidette " microcelle " , poste a livello stradale, talvolta sopra vecchie cabine telefoniche. Esse hanno impatto limitato a raggi di 3-6 metri intorno ad esse; le loro radiazioni colpiscono ignari passanti, per i quali non vale il criterio di persistenza temporale; tuttavia possono esservi esercizi vicini alle antenne, che meriterebbero considerazione.
Infine occorre osservare che da qualche tempo i Gestori di telefonia mobile non utilizzano più trasmissioni in cavo per le comunicazioni fra Stazioni Radio Base e Stazioni gerarchicamente superiori; tali comunicazioni sono sempre più spesso realizzate con Ponti Radio montati sugli stessi pali su cui sono montate le antenne delle Stazioni Radio Base.
Criterio attualmente prevalente, accettato anche da ARPA, è quello di consentire l’installazione di questi Ponti Radio senza autorizzazione preventiva. Ciò sembra pericoloso; infatti un Ponte Radio richiede potenze limitate in Watt, ma la sue enorme direttività fa si che nella pur limitata area di spazio ove avviene la trasmissione il campo elettrico sia molto elevato, più elevato di quanto prescrivono i limiti di Legge per i siti abitati. Occorre pertanto sottoporre anche ciascuna di queste installazioni ad autorizzazione, a seguito di attenta e puntuale analisi
Regolazione degli effetti paesaggistici della antenne
E’ evidente che le antenne poste sui tetti o su alti pali rovinano il paesaggio. Su questo punto molti Regolamenti Comunali insistono, raccomandando l’occultamento delle antenne e suggerendo la loro installazione a quote basse, e su strutture di sostegno non invasive. Purtroppo queste raccomandazioni non sono compatibili con la tutela della salute: come si è detto nel precedente paragrafo, quanto più in alto sono poste le antenne, tanto meno sarà probabile che nello spazio impattato da elevati livelli di radiazioni ci siano dei ricettori ( abitazioni ).


Questa forma di inquinamento è molto subdola, perché i nostri sensi non l’avvertono; pertanto è essenziale tenere quanto più lontano possibile le antenne dalle abitazioni: se noi dobbiamo convivere con questa forma di inquinamento, che sempre più ci avvolge, dobbiamo sacrificare il paesaggio. Fra tutela del paesaggio e tutela della salute la scelta da privilegiare è la tutela della salute; lo richiede la Costituzione, lo suggerisce il buon senso.
Allora dai Regolamenti Comunali devono assolutamente SPARIRE tutte le prescrizioni che suggeriscono di occultare le antenne, di tenerle a quote basse rispetto alle case e di usare quindi strutture leggere di sostegno.

Controlli necessari per monitorare correttamente l’ esercizio delle Stazioni
Il miglioramento dei controlli relativi all’esercizio delle Stazioni è pertinente ad un’area di interventi ove le Autorità Locali è completamente priva di vincoli dettati dalle Leggi dello Stato. Qui allora può essere esercitata una azione assai efficace.
Gli interventi proponibili sono di due tipi: migliorare i criteri di misura dei livelli di radiazione, installazione di strumentazione di controllo nelle stazioni.
Per quanto riguarda i criteri di misura delle radiazioni si possono fare le seguenti osservazioni di carattere generale. Il valore di campo elettrico varia molto durante il giorno ( con rapporto valore massimo/ valore minimo pari anche a 3): il valore di campo elettrico misurabile in un certo istante dipende dalla potenza trasmessa in quell’istante dalle antenne. Allora sembra necessario misurare CONTESTUALMENTE al campo elettrico in un sito ritenuto impattato anche la potenza trasmessa dalla o dalle antenne di cui si vuole determinare l’effetto inquinante. Se tale misura contestuale non viene fatta, la misura sul sito in esame non ha valore. Sembra del tutto ovvio che la misura di campo elettrico fatta in un particolare sito in un certo istante sia da correlare con un’ analoga misura di potenza trasmessa nello stesso istante dall’ antenna di cui si intende valutare l’effetto. Solo dalla relazione fra queste due misure si può valutare il campo elettrico che sarà prodotto per effetto dell’antenna, quando questa trasmettesse alla massima potenza autorizzata. Si può essere più chiari con un esempio: se la misura di campo elettrico avesse dato 1,4 Volt/metro nel sito di via " Tale " , e in quel momento la Stazione vicina a via " Tale " avesse trasmesso con una potenza di 4 Watt, mentre la potenza autorizzata per quella stazione fosse stata di 20 Watt ( valore tipico ), ci si potrebbe aspettare, in base ad una plausibile ipotesi di linearità, che il campo elettrico raggiungerebbe valori maggiori di 6 Volt/metro.
Le misure però NON vengono fatte in questo modo; vogliamo chiarire che le misure sono certamente sempre fatte rispettando i criteri che le norme impongono per avere misure precise; ma tali misure fatte come sono fatte di solito non servono, perché non sono correlate con la misura della potenza emessa in quel momento dalle antenne. Soltanto misure correlate fra potenza trasmessa e valore misurato hanno significato.
La questione diventa ancora più importate se si considera che le autorizzazioni all’esercizio sono date in corrispondenza di una potenza di trasmissione ben definita per ogni Stazione; tuttavia gli impianti consentono, in generale, potenze di trasmissione e numero di canali maggiori di quelli autorizzati; né le Leggi impongono sistemi di controllo dell’esercizio delle stazioni, quali ad esempio, l’installazione di indicatori di potenza certificati e piombati accessibili al pubblico e limitatori di potenza, certificati e piombati, e accessibili al pubblico. L’ installazione di questi strumenti CERTIFICATI e PIOMBATI andrebbe IMPOSTA a livello di Regolamenti Comunali, quale condizione per ottenere l’autorizzazione all’esercizio, e il relativo controllo di questi strumenti andrebbe organizzato e sviluppato.
































Bibliografia relativa agli effetti biologici
delle radiazioni elettromagnetiche ad alta frequenza.

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( Questo è un documento di sintesi abbastanza aggiornato, che si può facilmente
reperire su Internet facendo semplicemente riferimento al nome dell’autore ).
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( Questo documento è stato prodotto per il Parlamento Europeo, riferimento al
deputato mr. G. Tamino , protocollato nel 2001 )
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( importante studio sperimentale della Nasa che fin dal 1980 dimostrava effetti biologici importanti ad un livello di potenza delle radiazioni assorbite pari a qualche microwatt/cm2 (corrispondenti a campi elettrici inferiori ad 1 Volt/metro ) in un campo di frequenze, tipico dei cellulari, da 0,4 a 3 Ghz .)

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