5.10.2004
CONFERENZA PROGRAMMATICA DEI DS DI BOLOGNA (7/8 MAGGIO 2004)
L'intervento di Gabriella Montera, dell'area "Tornare a vincere"
Vorrei anch’io utilizzare al meglio questo appuntamento per offrire un contributo di merito alle linee di indirizzo politico che il nostro partito metterà a disposizione di Cofferati e della coalizione ampia che lo sostiene.
Tanta elaborazione è stata prodotta su Bologna. Sono mesi che gruppi di cittadini, singolarmente o in forma associata, propongono idee per la città. L’approccio di Cofferati, inoltre, ha favorito il diffondersi di una cultura laboratoriale e ha alimentato un fermento progettuale e ideale sulla città di grande respiro.
Anzitutto vorrei dire che noi Democratici di Sinistra dobbiamo recepire questo patrimonio progettuale all’interno delle nostre ipotesi programmatiche, coerentemente con lo spirito con il quale a Bologna è stato fatto uno sforzo straordinario di unità e apertura per la costruzione di una coalizione grande, che ha dato voce e si è nutrita di tutti i contributi che provenivano dai partiti, ma anche dai gruppi sociali, dai singoli cittadini.
Non è una questione di metodo, né di confondere i ruoli fra partiti e società civile, ma di sostanza: riguarda la nostra capacità di creare innovazione nel progetto per la città, che è anche innovazione delle forme della partecipazione su cui i partiti sono chiamati in prima persona ad esercitarsi.
Ho molto apprezzato l’approccio di Cofferati che ha privilegiato l’aspetto valoriale, come elemento che sta a monte di qualunque ipotesi programmatica e ne condiziona positivamente le proposte.
Vorrei evidenziarne alcune.
1) Il rilancio dell’economia e del lavoro
Come ricostruire un futuro produttivo e industriale per la città?
Tramite un impegno straordinario per avviare contromisure sul processo di deindustrializzazione in atto.
I sistemi produttivi locali sono stati esposti ai venti del mercato globale e le singole imprese sono state messe a dura prova dalla recente crisi internazionale. Il nuovo modello di sviluppo deve vedere un forte ruolo del pubblico, mediante un sistema territoriale di cooperazione che limiti gli effetti della crisi, rilanci competitività a partire dai sistemi territoriali, e non fidando solamente sulla capacità delle singole aziende.
Per questo è indispensabile costruire relazioni fra il mondo sindacale, del lavoro, della cultura, dei saperi e delle imprese, come punto di forza per creare innovazione e futuro.
2) L’adeguamento delle politiche di welfare ai nuovi bisogni e alle nuove emergenze
Una città che rimette al centro dei suoi interventi la persona.
Attraverso le nuove politiche di welfare si può ricostituire quel tessuto che favorisce l’inclusione sociale e limita le ricadute della crisi sui soggetti più deboli. Nell’ambito del welfare, dobbiamo prestare particolare attenzione al tema dell’accoglienza verso i cittadini migranti e verso i giovani.
Il costo della casa è spropositato e siamo di fronte ad una vera e propria emergenza abitativa: abbiamo bisogno di case. La capacità di offerta di alloggio costituisce in sé un’azione di grande rilevanza, a tutela di tutte le fasce deboli e a favore delle politiche di integrazione ed accoglienza: nei confronti dei lavoratori in mobilità e dei cittadini migranti. Ma la risposta ad una domanda così importante può essere data solo mediante una pianificazione degli interventi di area metropolitana.
E’ necessario creare le condizioni per offrire le case in affitto e rilanciare l’edilizia residenziale pubblica. Il fondo sociale per l’affitto proveniente da risorse pubbliche, è inadeguato, non solo nella consistenza, ma nella destinazione finale, perché mentre costituisce sussidio per le fasce deboli, concorre a sostenere la rendita del mercato immobiliare che si impone sugli stessi soggetti deboli.
Molte idee sono state lanciate in proposito: dalla ristrutturazione e riutilizzo di aree pubbliche dismesse, agli incentivi per la diffusione dei contratti di locazione concordati, all’autocostruzione associata, mediante costruzione diretta di alloggi a prezzi calmierati.
3) Le azioni per il governo di una città grande
Abbiamo bisogno di una città di nuovo aperta, non più autocentrica, diffidente e chiusa nelle mura, ma che si riapre al rapporto con il territorio provinciale, per sviluppare politiche integrate e di cooperazione sui temi fondamentali: la viabilità, l’ambiente, i trasporti, il welfare, gli accordi sull’edilizia abitativa e sui servizi all’infanzia. I flussi dalla città verso i comuni della cintura e viceversa, l’andirivieni di cittadini che risiedono in provincia, ma sono abituali fruitori della città, perché ci lavorano e vi trascorrono parte del tempo libero, ci pongono interrogativi sulla necessità di costruire un modello di cittadinanza metropolitana.
Abbiamo a lungo parlato e sentito parlare di città metropolitana (il cui percorso era stato peraltro già avviato agli inizi degli anni 90), quale ipotesi necessaria per costruire un progetto integrato di governo fra comune capoluogo, Provincia e comuni della provincia.
Sergio Cofferati ha più volte detto che vorrebbe spendere il prossimo mandato per preparare le condizioni per l’istituzione della città metropolitana. E’ un percorso necessario e non più rinviabile, oggi più agevolmente percorribile, sulla base dei nuovi aggregati geografici del territorio provinciale e cioè dopo la nascita delle Associazioni dei Comuni.
Dovremo lavorare da subito per la conseguente revisione degli attuali assetti istituzionali e per questo coinvolgere con un nuovo protagonismo tutte le assemblee elettive (del comune capoluogo, della Provincia, dei comuni della provincia).
4) La partecipazione come diritto
Non a caso questo tema è stato rilanciato con forza: vi è la necessità di estendere le possibilità di partecipazione e di integrare le forme della democrazia rappresentativa con quelle della democrazia diretta e della partecipazione dal basso.
Cofferati desiderava entrare nella “pancia” della città: per farlo ha attivato una campagna di ascolto a tappeto, con una pratica mai sperimentata prima. Anche questo è un modo per restituire a Bologna l’orgoglio di città viva, di città che decide collegialmente il proprio futuro, di città che si ripropone come faro per il buon governo.
Dopo il 13 giugno dovremo tradurre questo percorso in azioni conseguenti. Le scelte di governo dovranno tenere conto dei bisogni e delle aspettative fin qui raccolti: da parte delle formazioni sociali, dei singoli cittadini. Gli stessi partiti del centro sinistra sono chiamati a misurarsi con una nuova sfida: spetta soprattutto a loro rimotivare all’impegno e alla partecipazione sociale e civile tante persone che, non trovando luoghi d’ascolto, hanno rinunciato al diritto sociale di partecipare alle scelte della comunità. Da questo punto di vista sarà strategico il rilancio del ruolo dei quartieri e la riconsiderazione della loro funzione, quali veri e propri municipi.
5) La pace
Da Bologna un messaggio contro la guerra e per la diffusione della cultura della pace e della convivenza sociale e civile. Un modello di città che prende a riferimento la pace per costruire un’identità collettiva che contrasta tutte le forme di violenza: verso gli stati, i popoli, i gruppi, gli individui. Una città che da vita a pratiche per la diffusione della cultura di pace a partire dall’impegno per garantire l’incontro e la migliore convivenza fra culture diverse.
Non può esservi diritto di cittadinanza senza la pace.
Da questo punto di vista, ritengo di grande valore la capacità unitaria espressa dalle forze di centro sinistra in Consiglio regionale che hanno chiesto al parlamento e al governo, con una mozione presentata pochi giorni fa, il ritiro dei militari italiani in Iraq, per sollecitare una svolta che dia centralità all’ONU nella gestione della drammatica crisi irachena.
6) Le donne e la città
Mai come in questa scadenza elettorale avevamo sentito porre tanto diffusamente il problema della rappresentanza delle donne. Le nostre liste sono finalmente paritarie con il 50% di uomini e donne. Evidentemente il tema dello scarto fra la presenza delle donne nella vita attiva sociale e il loro accesso alle cariche elettive è diventato talmente ampio, da assumere dimensioni imbarazzanti e indurre anche i più distratti ad interrogarsi. Non vi è dubbio che senza un’adeguata rappresentanza di genere, i problemi di governo posti dalla maggior parte delle donne non possono avere voce e soluzione. Per questo l’impegno di tutti e di tutte deve essere quello di collaborare affinché le donne siano di più per poter utilmente favorire il buon governo, attraverso le loro sensibilità, i loro saperi, le loro competenze.
Ma sarebbe un errore, ritengo, pensare che un numero adeguato di donne nei ruoli istituzionali, possa di per sé garantire ed esaurire la molteplicità dei problemi posti dalle donne. Pensiamo a tutte le proposte che sono emerse in città dai vari gruppi che hanno voluto cimentarsi in uno sforzo generoso di idee e proposte programmatiche: la bella esperienza laboratoriale delle donne del Bar la Linea, il vasto fronte dell’associazionismo femminile, il Comitato Donne e Democrazia partecipata, che hanno prodotto manifesti e agende che contengono tutta una serie di punti che possono costituire, da soli, la base per l’intero programma elettorale del centro sinistra a Bologna, come in provincia.
Ecco, questo vorrei dire a tutti: non si tratta di mettere in campo politiche che, fra gli altri, includano anche le donne, ma si tratta di fare nostro, prima di tutto culturalmente e idealmente, il modello di mainstreaming. Sui conseguenti strumenti di governo da adottare, bisognerà lavorare ancora una volta con pazienza e tenacia per individuare quelli più efficaci.
Perché solo una città che assuma come proprie le proposte delle donne, può diventare una città a misura tutti.
Gabriella Montera
Bologna, 7 maggio 2004
L'intervento di Gabriella Montera, dell'area "Tornare a vincere"
Vorrei anch’io utilizzare al meglio questo appuntamento per offrire un contributo di merito alle linee di indirizzo politico che il nostro partito metterà a disposizione di Cofferati e della coalizione ampia che lo sostiene.
Tanta elaborazione è stata prodotta su Bologna. Sono mesi che gruppi di cittadini, singolarmente o in forma associata, propongono idee per la città. L’approccio di Cofferati, inoltre, ha favorito il diffondersi di una cultura laboratoriale e ha alimentato un fermento progettuale e ideale sulla città di grande respiro.
Anzitutto vorrei dire che noi Democratici di Sinistra dobbiamo recepire questo patrimonio progettuale all’interno delle nostre ipotesi programmatiche, coerentemente con lo spirito con il quale a Bologna è stato fatto uno sforzo straordinario di unità e apertura per la costruzione di una coalizione grande, che ha dato voce e si è nutrita di tutti i contributi che provenivano dai partiti, ma anche dai gruppi sociali, dai singoli cittadini.
Non è una questione di metodo, né di confondere i ruoli fra partiti e società civile, ma di sostanza: riguarda la nostra capacità di creare innovazione nel progetto per la città, che è anche innovazione delle forme della partecipazione su cui i partiti sono chiamati in prima persona ad esercitarsi.
Ho molto apprezzato l’approccio di Cofferati che ha privilegiato l’aspetto valoriale, come elemento che sta a monte di qualunque ipotesi programmatica e ne condiziona positivamente le proposte.
Vorrei evidenziarne alcune.
1) Il rilancio dell’economia e del lavoro
Come ricostruire un futuro produttivo e industriale per la città?
Tramite un impegno straordinario per avviare contromisure sul processo di deindustrializzazione in atto.
I sistemi produttivi locali sono stati esposti ai venti del mercato globale e le singole imprese sono state messe a dura prova dalla recente crisi internazionale. Il nuovo modello di sviluppo deve vedere un forte ruolo del pubblico, mediante un sistema territoriale di cooperazione che limiti gli effetti della crisi, rilanci competitività a partire dai sistemi territoriali, e non fidando solamente sulla capacità delle singole aziende.
Per questo è indispensabile costruire relazioni fra il mondo sindacale, del lavoro, della cultura, dei saperi e delle imprese, come punto di forza per creare innovazione e futuro.
2) L’adeguamento delle politiche di welfare ai nuovi bisogni e alle nuove emergenze
Una città che rimette al centro dei suoi interventi la persona.
Attraverso le nuove politiche di welfare si può ricostituire quel tessuto che favorisce l’inclusione sociale e limita le ricadute della crisi sui soggetti più deboli. Nell’ambito del welfare, dobbiamo prestare particolare attenzione al tema dell’accoglienza verso i cittadini migranti e verso i giovani.
Il costo della casa è spropositato e siamo di fronte ad una vera e propria emergenza abitativa: abbiamo bisogno di case. La capacità di offerta di alloggio costituisce in sé un’azione di grande rilevanza, a tutela di tutte le fasce deboli e a favore delle politiche di integrazione ed accoglienza: nei confronti dei lavoratori in mobilità e dei cittadini migranti. Ma la risposta ad una domanda così importante può essere data solo mediante una pianificazione degli interventi di area metropolitana.
E’ necessario creare le condizioni per offrire le case in affitto e rilanciare l’edilizia residenziale pubblica. Il fondo sociale per l’affitto proveniente da risorse pubbliche, è inadeguato, non solo nella consistenza, ma nella destinazione finale, perché mentre costituisce sussidio per le fasce deboli, concorre a sostenere la rendita del mercato immobiliare che si impone sugli stessi soggetti deboli.
Molte idee sono state lanciate in proposito: dalla ristrutturazione e riutilizzo di aree pubbliche dismesse, agli incentivi per la diffusione dei contratti di locazione concordati, all’autocostruzione associata, mediante costruzione diretta di alloggi a prezzi calmierati.
3) Le azioni per il governo di una città grande
Abbiamo bisogno di una città di nuovo aperta, non più autocentrica, diffidente e chiusa nelle mura, ma che si riapre al rapporto con il territorio provinciale, per sviluppare politiche integrate e di cooperazione sui temi fondamentali: la viabilità, l’ambiente, i trasporti, il welfare, gli accordi sull’edilizia abitativa e sui servizi all’infanzia. I flussi dalla città verso i comuni della cintura e viceversa, l’andirivieni di cittadini che risiedono in provincia, ma sono abituali fruitori della città, perché ci lavorano e vi trascorrono parte del tempo libero, ci pongono interrogativi sulla necessità di costruire un modello di cittadinanza metropolitana.
Abbiamo a lungo parlato e sentito parlare di città metropolitana (il cui percorso era stato peraltro già avviato agli inizi degli anni 90), quale ipotesi necessaria per costruire un progetto integrato di governo fra comune capoluogo, Provincia e comuni della provincia.
Sergio Cofferati ha più volte detto che vorrebbe spendere il prossimo mandato per preparare le condizioni per l’istituzione della città metropolitana. E’ un percorso necessario e non più rinviabile, oggi più agevolmente percorribile, sulla base dei nuovi aggregati geografici del territorio provinciale e cioè dopo la nascita delle Associazioni dei Comuni.
Dovremo lavorare da subito per la conseguente revisione degli attuali assetti istituzionali e per questo coinvolgere con un nuovo protagonismo tutte le assemblee elettive (del comune capoluogo, della Provincia, dei comuni della provincia).
4) La partecipazione come diritto
Non a caso questo tema è stato rilanciato con forza: vi è la necessità di estendere le possibilità di partecipazione e di integrare le forme della democrazia rappresentativa con quelle della democrazia diretta e della partecipazione dal basso.
Cofferati desiderava entrare nella “pancia” della città: per farlo ha attivato una campagna di ascolto a tappeto, con una pratica mai sperimentata prima. Anche questo è un modo per restituire a Bologna l’orgoglio di città viva, di città che decide collegialmente il proprio futuro, di città che si ripropone come faro per il buon governo.
Dopo il 13 giugno dovremo tradurre questo percorso in azioni conseguenti. Le scelte di governo dovranno tenere conto dei bisogni e delle aspettative fin qui raccolti: da parte delle formazioni sociali, dei singoli cittadini. Gli stessi partiti del centro sinistra sono chiamati a misurarsi con una nuova sfida: spetta soprattutto a loro rimotivare all’impegno e alla partecipazione sociale e civile tante persone che, non trovando luoghi d’ascolto, hanno rinunciato al diritto sociale di partecipare alle scelte della comunità. Da questo punto di vista sarà strategico il rilancio del ruolo dei quartieri e la riconsiderazione della loro funzione, quali veri e propri municipi.
5) La pace
Da Bologna un messaggio contro la guerra e per la diffusione della cultura della pace e della convivenza sociale e civile. Un modello di città che prende a riferimento la pace per costruire un’identità collettiva che contrasta tutte le forme di violenza: verso gli stati, i popoli, i gruppi, gli individui. Una città che da vita a pratiche per la diffusione della cultura di pace a partire dall’impegno per garantire l’incontro e la migliore convivenza fra culture diverse.
Non può esservi diritto di cittadinanza senza la pace.
Da questo punto di vista, ritengo di grande valore la capacità unitaria espressa dalle forze di centro sinistra in Consiglio regionale che hanno chiesto al parlamento e al governo, con una mozione presentata pochi giorni fa, il ritiro dei militari italiani in Iraq, per sollecitare una svolta che dia centralità all’ONU nella gestione della drammatica crisi irachena.
6) Le donne e la città
Mai come in questa scadenza elettorale avevamo sentito porre tanto diffusamente il problema della rappresentanza delle donne. Le nostre liste sono finalmente paritarie con il 50% di uomini e donne. Evidentemente il tema dello scarto fra la presenza delle donne nella vita attiva sociale e il loro accesso alle cariche elettive è diventato talmente ampio, da assumere dimensioni imbarazzanti e indurre anche i più distratti ad interrogarsi. Non vi è dubbio che senza un’adeguata rappresentanza di genere, i problemi di governo posti dalla maggior parte delle donne non possono avere voce e soluzione. Per questo l’impegno di tutti e di tutte deve essere quello di collaborare affinché le donne siano di più per poter utilmente favorire il buon governo, attraverso le loro sensibilità, i loro saperi, le loro competenze.
Ma sarebbe un errore, ritengo, pensare che un numero adeguato di donne nei ruoli istituzionali, possa di per sé garantire ed esaurire la molteplicità dei problemi posti dalle donne. Pensiamo a tutte le proposte che sono emerse in città dai vari gruppi che hanno voluto cimentarsi in uno sforzo generoso di idee e proposte programmatiche: la bella esperienza laboratoriale delle donne del Bar la Linea, il vasto fronte dell’associazionismo femminile, il Comitato Donne e Democrazia partecipata, che hanno prodotto manifesti e agende che contengono tutta una serie di punti che possono costituire, da soli, la base per l’intero programma elettorale del centro sinistra a Bologna, come in provincia.
Ecco, questo vorrei dire a tutti: non si tratta di mettere in campo politiche che, fra gli altri, includano anche le donne, ma si tratta di fare nostro, prima di tutto culturalmente e idealmente, il modello di mainstreaming. Sui conseguenti strumenti di governo da adottare, bisognerà lavorare ancora una volta con pazienza e tenacia per individuare quelli più efficaci.
Perché solo una città che assuma come proprie le proposte delle donne, può diventare una città a misura tutti.
Gabriella Montera
Bologna, 7 maggio 2004