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2.20.2004

Produzione,energia, sinistra.
Alcuni contributi di Enzo Annino.


Abbiamo recentemente conosciuto Enzo Annino nel corso di una importante iniziativa nel Consiglio comunale di Bologna.
Pubblichiamo, grati, i suoi contributi, insieme ad una lettera di presentazione.

Davide Ferrari.

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Caro Ferrari,

ti siamo grati della tua impegnata presentazione in Consiglio Comunale
della Delibera di Iniziativa Popolare sull'Elettrosmog. La Delibera
approvata consentirà una maggiore trasparenza dei processi autorizzativi,
una maggiore partecipazione dei cittadini alle scelte e richiamerà
l'attenzione sulla necessità di Pianificazione.
Come hai detto anche tu, la Delibera è un buon passo avanti; ma essa non
fornisce le regole nuove che sarebbero necessarie ( limiti di esposizione
più restrittivi, criteri di installazione basati su distanze predefinite
in orizzontale e in verticale fra siti sensibili o abitazioni ed antenne,
dispositivi di limitazione delle potenze di trasmissione soggetti a
controllo e relative sanzioni penali in caso di inadempienze, .. ).
Il nostro Comitato, insieme con gli altri, andrà ancora avanti, da un
lato con ulteriori attività di tipo conoscitivo e dall'altro con
contestuali iniziative volte a sensibilizzare i cittadini anche su questi
temi specifici, senza demagogia e evitando possibili strumentalizzazioni.

Come ti dicevo ieri, vista la tua disponibilità, ti mando qualche altro
mio scritto di natura che può definirsi più politica. Innanzi tutto due
brevi note sulla Thyssen Terni e sulla provatizzazione di Terna. Sono note
che ho recentemente preparato per un amico giornalista del Corriere di
Forlì; hanno perso un poco di attualità, ma hanno il pregio di trattare di
un tema importante, e cioè del declino industriale del nostro Paese, che è
iniziato a metà degli anni 70, purtoppo lungo l'arco di molti governi di
centro sinistra. Una più generale relazione relativa allo stato della
produzione e distribuzione dell'energia elettrica in Italia, che anche ti
allego e che ho scritto il giorno dopo il black-out di settembre, può
chiarire meglio quelle due note.

Infine ti mando alcune mie idee per quanto riguarda un programma della
sinistra, come lo vedo io, elettore di sinistra. Si tratta di idee ovvie,
normali; rappresentano un punto di vista che cerca di essere pratico.
Le divisioni della sinistra purtroppo vengono da lontano; come detto
sopra esse sono invelenite dagli errori commessi dai Governi di
centro-sinistra che si sono succeduti per tanti anni, compresi gli errori
commessi dagli ultimi tre Governi di sinistra ( tre Governi in cinque anni
), sopratutto dagli ultimi due..
E' certamante essenziale che le diverse visioni ideologiche nella
sinistra siano analizzate attraverso una critica anche storica; è giusto e
opportuno che siano decise sia la visione ideologica sia le forme
politiche che devono essere espresse da una maggioranza della sinistra,
che riesca con esse a trascinare le altre anime; ma una tale analisi va
condotta , sopratutto oggi, da una ristretta cerchia di persone motivate
dalla ricerca dell'unione, da intellettuali seri e dotati di vere e
adeguate conoscenze ( storiche e filosofiche, ma anche economiche ed
amministrative, senza troppa pubblicità e diatribe aperte in itinere.
Infatti al cittadino, di fronte allo stato devastato del Paese, la
diversità di tali visioni non sembra un fatto importante. OGGI, la maggior
parte dei potenziali elettori di sinistra non avverte come fatto
essenziale , nè capisce, che si debba valutare se l'alternativa alla
destra vada meglio realizzata da un forte partito socialista o da un
nucleo più o meno largo dell'Ulivo, più o meno aperto verso i movimenti
civili.
La necessità dell'unione è una istanza politica dei cittadini che è
ancora INEVASA: a questa larga maggioranza di elettori importa solo che la
sinistra sia unita, con qualunque formula OGGI vada bene; a loro importa
che tutte le diversità nella sinistra siano valorizzate come componenti
aventi ciascuna una loro motivazione seria, da rispettare OGGI, per poterle
superare domani, dentro un nuovo Governo del Paese, che dovrà essere
onesto, competente e molto coraggioso.

Enzo Annino


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La privatizzazione della rete elettrica nazionale ?
? il rischio di black out in Italia aumenta.



Diversi quotidiani nazionali ( La Stampa, Il Sole 24 ore, .. ) hanno recentemente dato la notizia che l?ENEL sta per mettere in atto le azioni necessarie alla privatizzazione della TERNA SpA, che è la Società che possiede il 90% della rete elettrica nazionale.
Questa iniziativa è imposta all?ENEL dal recente Decreto Marzano, che prevede da un lato l?integrazione della TERNA Spa con il GRTN Gestore della Rete elettrica, che oggi la controlla senza possederla - una anomalia tutta italiana -, ma che prevede anche la privatizzazionedella rete, creando così un?altra anomalia tutta italiana.

Questo nuovo caso di liberalizzazione senza regole non è soltanto un incomprensibile regalo a chi possiede capitali o comunque riesce a procurarseli in Banca ( TERNA SpA nei suoi quattro anni di vita ha guadagnato senza rischi ); esso è prima di tutto un azzardo industriale. Infatti in ogni Paese il possesso della rete elettrica di trasmissione e di distribuzione ad alta tensione è un monopolio naturale; tale è considerato anche nell?ambito della Comunità Europea. L?accesso alla rete da parte dei produttori di energia elettrica deve essere imparzialmente concesso a tutti, con identiche possibilità; inoltre gli investimenti nella rete devono essere fatti in un quadro di interesse pubblico e di pianificazione nazionale e sovranazionale; ciò è tanto più vero in quanto si intenda sviluppare un mercato libero dell?energia, tenendo conto che la realizzazione di tale mercato richiede investimenti rilevanti sulla rete, investimenti che un privato potrebbe dilazionare o non effettuare del tutto.

In fondo se TERNA ha guadagnato in questi anni è anche perchè essa non ha fatto significativi investimenti.; allora questo regalo dello Stato ai privati potrebbe non essere per essi nemmeno così conveniente come sembra.

La rete italiana da oltre sei anni non viene ampliata come necessario; la privatizzazione dell?ENEL e i conflitti fra TERNA e GRTN hanno bloccato gli investimenti dal 1997. La nostra rete nazionale dissipa oggi una energia equivalente alla produzione di centrali per 6000 Mw elettrici, quando il valore delle perdite non dovrebbe superare l?equivalente di centrali per 3000 Mw elettrici. Questa enorme perdita addizionale non è solo un aggravio per la bilancia nazionale dei pagamenti: essa è anche, per le leggi dell?elettrotecnica, causa di potenziale maggiore instabilità della rete stessa.
La rete elettrica NON va privatizzata; ci si chiede come altrimenti potranno a breve essere fatti sulla rete elettrica nazionale gli investimenti necessari per evitare altri black out ( indipendentemente dagli investimenti necessari sulle centrali di produzione ).
L?opposizione dovrebbe contrastare con forza questa iniziativa del Governo.
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Il caso Terni-Thyssen ? il declino industriale in Italia ?
? la capacità di governo.


Ogni giorno leggiamo sui giornali di nuovi casi di dissesto nell?industria. Non mi riferisco a Parmalat e aziende associate; la scorsa settimana ho letto dell?insolvenza di Finmatica, della bancarotta della Cooperativa Edilizia di Argenta, della ventilata chiusura dell?area di produzione dei lamierini magnetici a Terni.

In realtà quest?ultimo caso sembra diverso dai precedenti; ma a ben considerarlo vi si trovano origini comuni agli altri. Infatti, a mio avviso, la situazione attuale di Terni è indotta da eventi passati. I grandi capitalisti italiani hanno prosperato con l?industria quando nel nostro Paese esisteva una finta concorrenza fra industrie pubbliche e private, in un mercato chiuso, fatto di prezzi gonfiati, che in parte alimentavano il sistema delle tangenti. Ora essi si buttano sui sicuri servizi pubblici a tariffa, che lo Stato cede loro, non si capisce perché.
In quel mercato chiuso di allora furono possibili investimenti dettati più dalla demagogia che da solidi piani industriali; è quello che avvenne nell?industria di Stato. Quando poi gli ultimi capi azienda di nomina pubblica dell?Italsider rovinarono del tutto l?impresa, ed essa fu privatizzata, accadde che un gioiello come Terni fu venduto alla rinomata azienda tedesca Thyssen. A mio avviso questo non accadde per errore, ma fu fatto a ragion veduta: la Terni produce componenti di pregio per l?industria elettromeccanica ( rotori di turbine ed alternatori, caldaie ( vessel ) nucleari, semilavorati per scambio termico, lamierini magnetici per le grandi macchine elettriche ? ); però l?industria elettromeccanica italiana aveva già allora iniziato il suo declino, anche sotto i colpi di una tangentopoli che veniva da lontano. A metà degli anni ottanta gli addetti diretti dell?industria elettromeccanica italiana erano circa 70000; oggi sono ridotti a 22000 ( dato ANIE ). L?Ansaldo è una delle ultime aziende italiane del comparto; allora aveva 20000 addetti, ora ne conta meno di 2000. Le altre aziende importanti in Italia sono in mano a gruppi esteri, nemmeno europei ( ABB e General Electric ).
E? forse facile mantenere un? industria in un posto dove il suo mercato non esiste più? Al proprio Paese si può cercare di farlo, anche se i costi sono elevati; ma i nostri capitalisti non l?hanno fatto: perché dovrebbe farlo la Thyssen, fuori dal proprio Paese ?
Però bisognerà convincerla a farlo, in nome dell?Europa.

Purtroppo il declino della grande industria italiana è avvenuto lungo l?arco dei Governi di centrosinistra; questa è certamente una della cause della divisione delle forze di sinistra; io credo che se ciò fosse chiaramente riconosciuto si troverebbero anche le ragioni ed i modi per comporre le divisioni. Il Governo attuale, pur avendo una larga maggioranza, non ha arrestato il declino; anzi, non solo lo ha accelerato, ma lo sta anche rendendo irreversibile: ha eliminato la concertazione dando origine a insanabili conflitti sociali, ha promulgato un insieme di leggi che forniscono maggior tutela all?illegalità, si è allontanato dall?Europa creando pericolose ostilità, anche gratuite, con i nostri partner, non ha avviato opere pubbliche infrastrutturali?

Per governare bene, anche localmente, ora più che mai, sono necessari politici non solo integri, ma anche competenti e con vedute europee.
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A valle del black-out della rete elettrica del 28 settembre 2003
Analisi e Proposte



Premessa

Immediatamente a valle del black-out della rete elettrica italiana del 28 settembre come prevalente reazione, sia in ambito governativo sia nel mondo dell?imprenditoria, s?è ribadita l? assoluta necessità di realizzare nuova capacità di generazione nazionale ( nuove centrali ).

E? indubbio che tale necessità esista, e che questo indirizzo sia da perseguire.

Ciò però non consegue dall?analisi di questo specifico black-out, che non è stato prodotto dalla carenza di capacità di generazione esistente nel Paese: la richiesta di generazione era assai limitata nel momento in cui è avvenuto l?incidente, e la necessaria capacità avrebbe potuto essere disponibile in quel momento, solo se la gestione del nostro attuale sistema elettrico fosse più corretta.
L?avvenuto black-out induce quindi ad un esame più ampio, ed anche meno strumentale, della situazione nel nostro mercato dell?energia elettrica, al di là del black-out stesso.
Occorre infatti che vengano complessivamente esaminati i quattro aspetti seguenti:

- la reale capacità operativa e di pianificazione del nostro sistema di produzione, trasmissione e distribuzione dell?energia elettrica, le sue attuali strutture, la capacità di gestione e la conseguente regolazione del relativo mercato, a valle dell? attuazione - tuttora in itinere - del cosiddetto ? decreto Bersani ? ( Decreto Legislativo 79/99 , che attua la Direttiva CEE 96/92 di ? liberalizzazione ? del mercato dell?energia elettrica ) ( la gestione );
- la reale capacità di generazione e la sua distribuzione nel Paese, e la reale necessità di importazione dell?energia da altri paesi ( le centrali ).
- la tipologia dei consumi ( l?utenza );
- la reale capacità di trasmissione e distribuzione dell?energia a mezzo delle linee elettriche ad altissima, alta, media e bassa tensione ( la rete ).

Qui nel seguito è sinteticamente tentato quest? esame, da cui derivano in conclusione spunti di indirizzo, che meritano un ulteriore approfondimento e una possibile validazione.






La gestione.

Prima della promulgazione del Decreto Legislativo 79/99, l?energia elettrica in Italia era prodotta e distribuita in regime di quasi monopolio dall?ENEL. A tale Ente preminente era ricondotta la generazione di energia, la trasmissione e la distribuzione, lasciando essenzialmente ad alcune importanti Aziende Municipalizzate e ad importanti Autoproduttori una quota limitata di energia prodotta, trasportata e distribuita al di fuori del suo quasi-monopolio. L?ENEL era in grado di pianificare lo sviluppo dell?intero sistema che possedeva, e di controllare e indirizzare i flussi di energia, incluse le importazioni, istante per istante in rete. Gli effetti strutturalmente negativi sulle tariffe dovuti all? azione dominante dell?ENEL erano temperati da una Autorità per l?Energia, che operava come garante.
L?ENEL, in assenza di concorrenza, era potenzialmente inefficiente nel contenere i costi di gestione, e poteva cadere in abusi di potere, indotti dalla posizione dominate.
Non meno di altre grandi Aziende, anche l?ENEL era stato giustamente oggetto di attenzione da parte dei Tribunali al tempo di Tangentopoli.
Tuttavia non esistevano limiti strutturali, finanziari o di mercato tali da condizionare lo sviluppo delle capacità di produzione e di rete; gli investimenti erano, se mai, limitati da una certa insensibilità dell?ENEL ( derivata anch?essa dalla posizione dominate ) verso l?introduzione di nuove tecnologie ( che avrebbero modificato le relazioni industriali consolidate e le relative transazioni commerciali ) e da un responsabile confronto con i problemi ambientali ( senza il quale è più difficile l?ottenimento delle autorizzazioni per nuovi pur necessari investimenti ).
Inoltre l? indubbia capacità tecnica e l?unitarietà del controllo avevano garantito un servizio affidabile dell?intero sistema ( generazione, trasmissione e distribuzione ).
Per quanto riguardava le importazioni dall?estero, la disponibilità e il minor costo dell?energia importata riduceva già allora l?urgenza di nuovi investimenti; ma la posizione dominate dell?ENEL consentiva tecnicamente una migliore ottimizzazione dell?uso di tale fonte, e permetteva un? equa distribuzione su tutti i consumatori dei benefici economici che ne conseguivano.

La deliberazione CEE e il conseguente Decreto Legislativo 79/99 avevano lo scopo di eliminare i monopoli o l?eccesso di posizioni dominati nel mercato, ? liberalizzando ? l?acquisizione dell?energia elettrica, ipotizzata come una ? merce ?, nell?ipotesi che ciò avrebbe in conseguenza ridotto i prezzi e stimolato l?introduzione di nuove tecnologie, come effetto della concorrenza.
La Deliberazione CEE lasciava tuttavia ampi spazi alle soluzioni che gli Stati Membri avrebbero adottato, stabilendo il principio che dovesse esistere comunque un ? monopolio naturale ? da salvaguardare per consentire tecnicamente la reale apertura del mercato, e che nel regime di tale monopolio dovessero ricadere le reti ( di trasmissione e di distribuzione).


Le reti di trasmissione erano considerate infrastrutture da gestire per insiemi ( statali o meno), con l?obbligo per i relativi gestori di garantire la trasmissibilità dell?energia ( che altrimenti non avrebbe potuto essere trattata come una ? merce ? ).

Il sistema elettrico realizzato in Italia ad oggi, con gli adempimenti intrapresi a valle della promulgazione del Decreto Legislativo 79/99, appare però piuttosto squilibrato.
La generazione di energia ( dati inizio 2003 ) è ripartita mediamente fra:

- una quota rilevante ancora di titolarità ENEL ( pari al 40% );
- una quota anch?essa rilevante prodotta da diversi nuovi produttori
( fra cui Edison, EniPower, Edipower, Endesa, ? ), oltre a residue
Aziende Municipalizzate ( fra cui ACEA, ASM Brescia, ? ) ed
Autoproduttori ( pari in totale al 44% );
- una quota di importazioni ( pari al 16% ).

Come noto, la capacità di generazione nazionale è però insufficiente a fornire
l?energia necessaria al mercato italiano, e le importazioni soddisfano appena e solo
a regime le situazioni di richiesta di energia di punta.
Le reti di trasmissione e parte delle reti di distribuzione ( pari ad una capacità totale di trasmissione del 90% ) sono state conferite dall?ENEL ad un? unica Società a capitale pubblico, la TERNA SpA, controllata dall? ENEL stesso.
E? stato poi costituito un nuove ENTE statale, il GRTN SpA ( Gestore delle RETE Nazionale ) con tre diversi compiti principali: gestire il dispacciamento ( ordinato e affidabile trasferimento agli utenti dell?energia in rete ); programmare investimenti e manutenzioni della rete di trasmissione e distribuzione; acquistare ( da produttori nazionali o dall?estero ) e rivendere energia in rete e dalla rete ad utenti abilitati allo scopo ( detti ? idonei ? ), in ragione della rilevante totale energia acquisibile in un lasso di tempo determinato da ciascuno di essi ( si tratta cioè di grandi acquirenti e di Consorzi di piccoli acquirenti ). Per evitare possibili eccessive congestioni sulla rete, gli utenti non idonei ( detti ? vincolati ? ), in quanto consumatori di più modeste quantità di energia, devono invece acquistare l?energia dai distributori locali a loro vicini.
La vendita di energia da parte del GRTN ai clienti ? idonei ? avviene facendo pagare agli utenti, oltre al valore dell?energia stessa, anche il costo dei servizi effettuati dal GRTN stesso e degli opportuni diritti di transito sulla porzione di rete su cui l?energia acquistata viene trasportata.








Già da questo quadro risultano evidenti, a mio avviso, diversi aspetti che in Italia rendono al momento complesso tecnicamente e difficile strutturalmente

1) garantire l?affidabilità del sistema elettrico,
2) indirizzarne efficacemente lo sviluppo.

Infatti la grande parcellizzazione dei produttori rende difficile pianificare la produzione in tempo reale, ed avere sempre a disposizione, come sarebbe richiesto, quella riserva rotante che è indispensabile ( centrali in funzione a carico ridotto ) per mantenere la stabilità delle rete nel caso di guasti.
Inoltre è singolare che solo in Italia, diversamente da ogni altro Paese europeo (! ), il Gestore della RETE non possieda la rete stessa. La mancanza di proprietà della rete da parte della struttura a cui è affidata la gestione, è già di per sé motivo di inefficacia ( sembra assai difficile poter gestire bene quello che è in carico ad altri ).
TERNA, che possiede la rete, ha in mano fisicamente gli interruttori che andrebbero comandati dal GRTN. GRTN ha centri di controllo della Rete, ma TERNA ha telemisure e competenze tecniche che le consentono di avere proprie opinioni relative alla gestione della rete in tempo reale; è anche possibile quindi che gli inevitabili conflitti tecnici fra TERNA e GRTN comportino tempi di risposta lenti in un settore dove - invece - i transitori dovuti a guasti richiedono risposte in minuti, se non in frazioni di minuto.

Il black-out occorso ci ha insegnato che quanto sopra detto è proprio vero. Come è noto, il black-out è stato originato dalla perdita di una linea a 380 KV di collegamento con la Svizzera, dovuta a sua volta ad un evento accidentale, che però è assai probabile accada in montagna ( la caduta di un albero ). Poiché l?evento è assai probabile, le norme di esercizio che regolano i collegamenti con l?estero prevedono che tale evento possa accadere, e impongono un prudente criterio di gestione: si tratta del cosiddetto criterio ? N ? 1?, in base al quale è previsto che, qualora uno dei qualsiasi collegamenti con l?estero sia perso all?improvviso, l?assetto di rete debba consentire il recupero istantaneo dell?energia perduta ( tale recupero deve essere istantaneo, pena la possibilità di perdita di stabilità della rete o di sue parti ). L?energia perduta deve essere resa immediatamente disponibile in rete da altre fonti, estere o nazionali, per mezzo di una sufficiente riserva rotante. Quella sera, prima della caduta dell?albero in Svizzera, il GRTN aveva già autorizzato il massimo transito di energia consentito con l?estero (e convalidato dai contratti di scambio ); pertanto non esisteva riserva rotante che potesse venire in soccorso dall?estero.
In tale situazione il GRTN non era stato però in grado di assicurare in ambito nazionale la riserva rotante necessaria a garantire l?affidabilità dell?erogazione dell?energia all?intero Paese ( e cioè l?esistenza di alcune centrali italiane funzionanti a basso carico e/o, per esempio, la disponibilità delle centrali idrauliche di pompaggio reversibili ).



Tuttavia il GRTN ha affermato che avrebbe potuto controllare la situazione comandando una manovra di distacco di carichi - peraltro difficile - , nell?ipotesi che tale distacco avrebbe potuto mantenere la stabilità di rete; ha poi aggiunto che per poter fare ciò, avrebbe dovuto ricevere una tempestiva telefonata dal Gestore della Rete Svizzera.
Se questo fosse vero, ciò significherebbe che il GRTN non ha predisposto la necessaria riserva rotante ( atto già di per sé censurabile, per il mancato rispetto del sopraccitato criterio ? N-1? ), pur mancandogli i sistemi di telemisura attivi in tempo reale e gli allarmi ( mezzi questi ultimi che esistevano nei sistemi di controllo dell?ENEL nel passato ), sistemi che sono indispensabili per il controllo delle rete stessa.
Tutto questo dimostra che la gestione del GRTN è stata carente.

Il GRTN, in relazione agl? indirizzi di liberalizzazione del mercato dell?energia, ha anche un notevole compito di commercializzazione dell?energia. La situazione a cui tendere, alla base degl? indirizzi comunitari di liberalizzazione, è quella di consentire ad un utente significativo ( il cliente ? idoneo ? ) situato in un certa posizione geografica, di acquistare energia da un produttore posto in una qualsiasi altra posizione geografica, pagando, contestualmente con l?energia acquistata, anche i diritti di transito sulla rete ( infrastruttura disponibile per tutti ). Se questa situazione fosse realizzata, da essa risulterebbe anche un? ideale possibilità di concorrenza fra i produttori di energia, con beneficio sul prezzo pagato dagli utenti.
In realtà questa ideale situazione sarebbe raggiungibile se le reti fossero capaci di trasportare in ogni posto quantità di energia anche superiori al necessario e se i centri di produzione ( le centrali ) fossero distribuiti in modo spazialmente omogeneo. Ciò però è lontano dalla realtà, specialmente in Italia, dove la produzione è concentrata solo in alcune regioni, ed esistono molti limiti al trasporto dell?energia da una regione all?altra, e fra l?estero e l?Italia.

Questa situazione crea notevoli difficoltà ad accogliere da parte del GRTN le richieste dai clienti ? idonei ?, i quali, per risparmiare, chiedono soprattutto energia ai produttori transfrontalieri. Fin dal 2001, contro una massima potenza importabile pari a 6300 Mwe ( MegaWatt elettrici ), esistevano richieste dei clienti ? idonei ? per 18000 Mwe.
Ciò obbliga il GRTN ha effettuare le vendite dell?energia all?asta, attraverso complesse e non consolidate procedure di accesso alle aste stesse ed attraverso complessi sistemi di tariffazione, predisposti dall?Autorità per l?Energia, che hanno anche portato a conflitti finiti nei Tribunali Amministrativi.






In definitiva la spinta degli utenti ad acquistare energia di importazione a basso prezzo, una produzione nazionale insufficiente e troppo parcellizzata, un GRTN non in grado di condizionare la produzione in modo da ottenere almeno che i produttori nazionali sostengano, quando necessario, i costi marginali di una riserva rotante adeguata, e infine un GRTN non in grado di gestire la rete in emergenza, hanno prodotto un danno incredibile al Paese ( si pensi ad esempio ai costi derivanti dal blocco di processi non interrompibili, quali esistono nelle acciaierie ), oltre ai problemi di sicurezza sia diretti ( ad esempio i decessi e gli incidenti ) sia indiretti immediati ( ad esempio i ritardi nelle comunicazioni) e a medio termine ( ad esempio gli effetti dei cibi avariati eventualmente posti in commercio ).

Per quanto riguarda infine la pianificazione dello sviluppo di reti, leggendo i piani del GRTN si intravede una chiara incapacità di ottenere dai proprietari degli assets impiantistici significative e tempestive risposte alle sollecitazioni. Di ciò però non si può e non si deve far colpa al GRTN, ma ai proprietari di tali assets, su cui il GRTN non ha reali poteri.

Eppure una pianificazione vincolante dello sviluppo del sistema elettrico è indispensabile.


Le centrali

In Italia l?energia elettrica è oggi prodotta:

- per mezzo di centrali idrauliche, che includono impianti molto vecchi;
- per mezzo di centrali termiche relativamente vecchie, con caldaie e turbine a vapore ( le caldaie tendenzialmente furono realizzate per bruciare indifferentemente carbone, olio o gas, ma problemi ambientali ne consentono attualmente nella maggioranza dei casi la combustione solo a gas ed olio ); fra gli impianti termici vanno citati gli impianti che bruciano biomasse ( RSU ed altro );
- per mezzo di recenti centrali a turbogas e a ciclo combinato turbogas-vapore;
- per mezzo di centrali geotermiche ( contributo marginale, ma interessante per disponibilità);
- per mezzo di centrali eoliche e fotovoltaiche ( contributo insignificante, nonostante il gran numero di impianti realizzati di recente ).






Secondo dati recenti ( fine 2002 ) le potenze nette installate e disponibili in Italia in Mwe ( Mw elettrici ) sono le seguenti:

Potenza installata Potenza disponibile

Potenza idraulica netta 20400 13400
Potenza termica netta 55100 34700 (*)
Potenza geotermica netta 650 500
Potenza eolica 700 200
---------------------------------------------------------
Totale 76850 48800

( * ) di cui 1700 circa a biomasse.

La differenza fra potenza installata e potenza disponibile ha diverse ragioni, alcune delle quali sono strutturali e non rimovibili.
Una certa quota di indisponibilità dipende dalle necessarie manutenzioni. L? ulteriore indisponibilità degli impianti idraulici dipende dagli andamenti stagionali delle piogge e dal potenziale uso agricolo dell?acqua; l? ulteriore indisponibilità degli impianti termici dipende da inadeguatezza ambientale di alcuni impianti, dalla vetustà e inefficienza di altri impianti, e, per alcuni siti, da progetti in corso di realizzazione relativi ad adeguamento ambientale e/o ripotenziamento con aggiunta di turbogas; l?indisponibilità degli impianti eolici dipende dalla aleatoria disponibilità del vento. Gli impianti geotermici e quelli termici a biomasse sono invece, per loro natura, impianti ad alta disponibilità, che si fermano solo per le manutenzioni.

Come è noto, la potenza necessaria alla punta di consumo in Italia ha già raggiunto 52940 Mw nel 2002 ( alle ore 17 del 12/12/2002).
E? evidente che il saldo necessario di energia può essere oggi raggiunto solo con il contributo addizionale ottenibile con i collegamenti transfrontalieri con l?estero. Gli attuali ( 2003 ) contratti di scambio ci consentono di assumere fino a 6300 Mw in inverno e 5400 MW in estate. A parte considerazioni di disponibilità futura delle importazioni, se il saldo richieste-produzione sembra ottenibile a regime ricorrendo alle importazioni, esso non lo è in relazione alle necessità di stabilità dinamica della rete: la rete infatti richiede una riserva rotante di potenza( una risereva data da impianti funzionanti a carico ridotto ) oltre la punta a regime. Poichè questa riserva non c?è, il GRTN ha definito la figura dell?utente interrompibile ( con diversi livelli temporali di avviso ). Il GRTN applica tariffe ridotte a tale utente, disposto per sua scelta a perdere per tempi determinati il collegamento con la sorgente di energia elettrica.
Così, se la richiesta di energia si avvicina lentamente ai limiti del sistema, staccando i carichi che sono interrompibili per contratto si può mantenere il servizio per il resto della rete.
Diverso è il caso se, in condizioni di carico di punta, la differenza negativa fra energia disponibile ed energia richiesta dipende da guasti improvvisi in rete: in tale occasione, senza una reale riserva di potenza rotante, e magari con tratti di rete perturbati dai guasti, il rischio di black-out è elevato, perché in tali situazioni un velocissimo distacco di carichi, ove fosse possibile, potrebbe addirittura contribuire ad accrescere l? instabilità di rete, se tale distacco non fosse adeguato sia in quantità sia in localizzazione.

E? quindi evidente che occorre aumentare la capacità produttiva in Italia.

Per valutare quanto e che cosa serva, occorre esaminare anche l?attuale dislocazione sul territorio della capacità di generazione rispetto alla distribuzione dell?utenza. Tale dislocazione vede un insieme di regioni importatrici di energia; esse sono, da sud a nord: Basilicata, Campania, Molise, Abruzzo, Umbria, Marche, Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte. Nell?ottica della liberalizzazione dell?approvvigionamento dell?energia, occorrerebbe dare priorità alle localizzazioni delle nuove centrali in queste regioni.

Occorre inoltre stabilire quale potrà essere la dinamica di crescita media delle utenze in un lasso di tempo definito; un valore cautelativo e tipico assumibile, salvo fenomeni di recessione eccezionali, è pari all? 8% per anno del valore di potenza esistente disponibile; questo significa circa 4000 Mwe/anno di nuovi impianti.

Infine, se si volesse porre attenzione anche alla diversificazione delle fonti di energia, con un? iniziativa prudente per l?Italia, che non dispone di significative fonti proprie, occorrerebbe tenere in considerazione, oltre alla combustione del gas, che è l?unica fonte considerata dai nuovi insediamenti proposti, anche il ricorso al carbone e, con sacrificio a livello di investimenti, anche l?opzione idraulica.
Dalle fonti rinnovabili, su cui è necessario puntare in ogni caso, non ci si può tuttavia aspettare molto, anche se il Decreto Legislativo 79/99 ha incentivato l?uso di queste fonti. Gli impianti eolici, ad esempio, nel lasso di tempo di quattro anni dall?emanazione del Decreto ( dati maggio 2003 ) hanno raggiunto il considerevole numero di oltre 120; questo grande investimento contribuisce però solo per lo 0,4% alla produzione dell? energia consumata nel Paese.
Poco di più ( 1,5% ) ci si dovrebbe aspettare dalla combustione di biomasse e in particolare di RSU ( anche tenendo conto che la termodistruzione di rifiuti è più accettabile sul piano ecologico delle discariche, e non si presta a pericolosi abusi ).
Per quanto riguarda il ritorno all?opzione nucleare, che è stata solo ventilata in occasione del black-out, l?analisi di questa possibilità richiederebbe un? analisi articolata non adeguata a queste valutazioni sintetiche; ci si può limitare ad osservare che il sistema industriale nucleare, di grandissimo rilevo, che in Italia esisteva alla fine degli anni ?80, costruito in quindici anni con enormi investimenti e dedizione , oggi risulta completamente smantellato.



L?opzione nucleare, anche prescindendo dall?esame del suo impatto ambientale attuale e futuro, non è quindi alla portata di mano, sia per gli investimenti che richiederebbe sia per il tempo necessario ad una sua eventuale ri-introduzione.
Infine l?uso di celle combustibile è tuttora caratterizzato da costi eccessivi; tale uso inoltre è stato suggestivamente proposto come autogenerazione in bassa tensione da piccole unità per autoconsumo; questo, in caso di massiccia introduzione della nuova tecnologia, potrebbe richiedere la soluzione di problemi sulle reti di distribuzione ( scambio di modeste quantità di energia attraverso innumerevoli punti ).

A fronte di queste considerazioni, è interessante vedere quali principali progetti relativi all? incremento delle capacità di generazione di energia elettrica siano oggi in corso.

La realizzazione di una centrale richiede il passaggio attraverso queste fasi:

- autorizzazione del Ministero delle Attività Produttive;
- accoglimento positivo della Valutazione di Impatto Ambientale ( VIA );
- approvazione di Regione, Provincia e Comune interessati dall?insediamento
- ottenimento delle licenze edilizie locali ed avvio del progetto;
- realizzazione dell?impianto e collegamento in rete.

I dati relativi alle richieste di autorizzazione di nuovi impianti sono facilmente reperibili: al 13/02/2003 le richieste pervenute al Ministero delle Attività Produttive sono state 72, per un totale di potenza elettrica installata di circa 47000 Mw. Oltre a questi possibili nuovi impianti, ci sono i ripotenziamenti di impianti esistenti ( i cui progetti erano stati lanciati ben 20 anni or sono ! ), anch?essi sottoposti allo stesso iter approvativo, e la cui potenza incrementale totale è meno facile definire ( una stima potrebbe essere di circa 2000 Mw ).
Di queste richieste quelle che, proseguendo la loro istruttoria, sono giunte all?accoglimento positivo della Valutazione di Impatto Ambientale sembra siano relative a soli 12 nuovi impianti e 3 ripotenziamenti, per un totale di circa 12000 Mw.

Più difficile è prevedere quanti di questi impianti, il cui progetto è avviato, arriveranno presto al collegamento in rete dell?impianto: ciò dipende dall? intensità degli investimenti fatti dai titolari delle autorizzazioni, e da eventuali problemi di compatibilità ambientale sollevati - anche all?ultima ora ? da parte delle Amministrazioni Locali, problemi giustamente posti in relazione alla reale corrispondenza delle realizzazioni con i relativi progetti approvati a livello di VIA.

Una stima ottimistica consente di ipotizzare un? ulteriore capacità collegata in rete pari a circa 3000 Mwe alla fine del 2003, e di ulteriori 4000 Mwe entro la fine del 2005.



Quindi, se i progetti ipotizzati andassero veramente in porto nei tempi stimati, e se tuttavia la dinamica dei consumi seguisse l?andamento tipico di questi ultimi anni, e se non ci fossero ulteriori approvazioni nei prossimi due anni, a livello di VIA ed a livello locale oltre a quanto già oggi autorizzato, nel 2005 la situazione della generazione dell?energia in Italia sarebbe ancora critica, come oggi.


L?utenza

L?analisi dell?utenza può anch?essa portare suggerimenti importanti. La capacità di generazione di energia si valuta in potenza ( Mwe : energia prodotta nell?unità di tempo ).
L?assorbimento dell?utenza si caratterizza in termini di energia ( MWh elettrici, l?unità di energia misurata dai contatori ). I dati per l?Italia nel 2002 sono i seguenti:

- l?energia consumata è stata pari a circa 305.000 GWh elettrici ( 1 GWh è uguale a 1000 MWh; 1 GWh elettrico equivale mediamente alla combustione di 230 tonnellate di petrolio, tenendo conto dei rendimenti medi degli impianti );
- l?energia assorbita dall?estero è stata di circa 49.000 GWh ( il 16% circa dei
consumi totali);
- la trasmissione di energia in rete avviene con delle perdite, le quali sono state
pari a circa 20.000 GWh ( 6,5% dell?energia totale transitante in rete ).

Per quanto riguarda l?indirizzo dei consumi il 26% è andato ai clienti ? idonei ? ( grandi utilizzatori che hanno accesso alle rete attraverso aste ) e il 74 % ai clienti ? vincolati ? ( i piccoli utilizzatori ).
Il consumo per settori economici è stato il seguente:
Industria 52%, Agricoltura 2%, Terziario 24%, Usi domestici 22%.

La distribuzione dei consumi per Regioni vede deficit di energia prodotta localmente ( in Regione ) rispetto a quella consumata ( dalla Regione) in

- Piemonte, Marche, Campania, Basilicata ( oltre il 50% ),
- Lombardia, Emilia-Romagna ( fra il 30 e il 50% ),
- Umbria, Abruzzi, Molise ( sotto il 30% ).

Da questi dati si vede immediatamente la distorsione dei flussi di energia, che dal sud e dalla Sardegna ( collegamento con cavo sottomarino ) arrivano al nord del Paese, sovraccaricando le linee, e rendendo oggi tecnicamente impossibile l?ampliamento della liberalizzazione ( come già detto fino ad ora è stato possibile dichiarare ? idonei ? solo il 26% degli utenti ).



Si intuisce anche che esiste un sovraccarico delle linee di collegamento transalpine, in relazione al fatto che, nonostante il valore elevato delle importazioni, queste sono ancora insufficienti a garantire un esercizio equilibrato della rete ( visti i saldi energetici negativi di Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna ).
Infine si può osservare che iniziative volte all?uso razionale dell?energia ed al risparmio energetico avrebbero più efficacia nell?ambito dell?industria e del terziario, piuttosto che negli usi domestici ( dove oltretutto risparmio significa anche riduzione della qualità della vita, a cui può essere più difficile rinunciare ), e osservando anche, purtroppo, che in questo paese le iniziative volte all?uso razionale dell?energia hanno attecchito poco, sia per l?incapacità finanziaria di imprese e cittadini di investire molto subito per avere un risparmio in seguito, sia per mancanza di sufficiente cultura.


La rete

La rete elettrica di trasporto e distribuzione dell?energia elettrica italiana è costituita da una sistema di trasmissione primario a 380 KV ( altissima tensione ), da un sistema gerarchicamente interconnesso di linee di trasmissione a 220 KV e da altre linee a tensione minore, da 150 KV a tensioni inferiori ( alta tensione ), fino alle linee dei sistemi di distribuzione ( bassa tensione ).
Come già detto, questo intero sistema è, per circa il 90%, di proprietà di TERNA Spa, Società a capitale pubblico controllata dall?ENEL, e la sua gestione è stata data in concessione al GRTN.

L?estensione del sistema primario di trasmissione su cui transita la maggior parte dell? energia prodotta in rete è di circa 11.000 Km. Tale sistema è abbastanza equilibrato nel nord dell?Italia e lungo tutto il litorale tirrenico; esso invece è debole nella dorsale adriatica, che corrisponde tuttavia all?arco delle Regioni che hanno saldo negativo fra produzione locale e consumi locali di energia.
Un dato significativo complessivo per valutare l?efficienza del sistema sono le perdite sullo stesso. Queste perdite sono molto elevate rispetto agli standard, a confermare che esiste un sovraccarico delle linee, presumibilmente proprio su quelle della dorsale adriatica e su quelle di collegamento con l?estero sulla frontiera alpina.
Si noti che il sovraccarico delle linee non comporta soltanto una perdita economica - dovuta sia all?energia che si trasforma in calore trasmesso all?atmosfera ( in Italia pari a 20.000 GWh, cioè equivalente complessivamente alla combustione in centrali di efficienza media di oltre 4 milioni di tonnellate di petrolio ) - sia alla maggiore frequenza delle necessarie manutenzioni: il sovraccarico di una linea avvicina il sistema a condizioni di instabilità.

E? evidente che la rete elettrica richiede un notevole potenziamento; tale potenziamento è forse persino più urgente della realizzazione di una maggiore capacità di generazione, dato che in questo campo ci sono dei progetti in corso.

Secondo il Decreto Legislativo 76/99, il GRTN ha l?onere di fornire periodicamente un piano per l?aumento delle capacità della rete, mentre TERNA Spa ed i proprietari di reti minori di trasmissione e di distribuzione hanno il dovere di intervenire per realizzare tale piano.
Guardando il piano del GRTN relativo al 2003, si rileva tuttavia che il potenziamento della rete è andato veramente a rilento in questi ultimi anni, ed anche che le iniziative più importanti proposte dal GRTN sono mirate soprattutto al miglioramento dei collegamenti con l?estero.

La situazione è aggravata dalla condizione di partenza del GRTN; infatti gli ingenti investimenti necessari sulla rete erano evidentemente già stati ritardati dalla stessa ENEL, fin da qualche anno prima dell?entrata in vigore del Decreto sopraccitato: l?incombente privatizzazione dell?ENTE aveva bloccato molti programmi di investimento, ed anzi aveva attivato l?ENTE stesso verso altre iniziative imprenditoriali, estranee al settore elettrico. Poi presumibilmente c?è stato, e c?è tuttora, un ritardo operativo dei proprietari degli impianti nel realizzare le iniziative, sia pur limitate, indicate del GRTN.

I ritardi nel potenziamento della rete sono in parte dovuti anche ad opposizioni locali. L?esistenza di queste opposizioni è per lo più assunta come causa dei ritardi; però, a mio avviso, non è solo così: le opposizioni locali vanno infatti spesso giustificate da una certa insensibilità dei titolari delle concessioni nei confronti dei problemi ambientali, che la realizzazione di una linea ad altissima o alta tensione può comportare. Gli effetti biologici dell?elettrosmog emesso in bassa frequenza sono stati non solo confermati scientificamente, ma anche ormai convalidati da analisi epidemiologiche. La recente legge quadro sull?elettrosmog prodotto in bassa frequenza ( Decreto Legislativo numero 36, del 22/02/2003 ) stabilisce i limiti di accettabilità dei campi magnetici per gli ambienti abitati in vicinanza di linee elettriche; questi limiti sono definiti in modo crudamente alto per gli elettrodotti esistenti ( 10 microtesla ), in modo da poter evitare un numero elevato di risanamenti; i limiti sono più rigorosi per le linee nuove ( 3 microtesla ).
Questi limiti, che piaccia o meno, vanno seriamente rispettati: non si può attentare alla salute di qualcuno per il bene della collettività. La stessa Costituzione Italiana considera il diritto alla salute come un diritto inalienabile, per di più a carattere preventivo, per il bene della collettività stessa. Occorre quindi maggior progettualità nei tracciati e nei franchi ( altezze ) delle linee aeree vicine agli abitati, maggior disponibilità ad investire in soluzioni che diano sicurezza per la salute, usare anche, ove sia possibile, nuove tecnologie relative sia ai materiali sia ai componenti ( ad esempio, maggior uso di tracciati anche parziali in cavo, usando i nuovi tipi di cavi ad altissima tensione).


In conclusione, lo sviluppo in Italia di un? assai più ampia rete è prioritario
per garantire la disponibilità di energia e per l?affidabilità del servizio.

Una rete più ampia ed equilibrata spazialmente è essenziale anche per realizzare gli obiettivi della liberalizzazione in corso del mercato dell?energia; senza una potente rete ben interconnessa non sarà tecnicamente possibile aumentare il numero dei clienti ? idonei ?, che è al momento assai basso. Anche da questo punto di vista l?ampliamento della rete, per ovvie ragioni tecniche, dovrebbe avvenire in modo strettamente coordinato con la capacità produttiva esistente e con la realizzazione di nuova capacità produttiva.


Note conclusive

Le conclusioni che si possono trarre sono in parte già espresse, o implicite, nell?analisi fatta. Occorre esporle in un insieme di proposte coerenti che , come detto in premessa, possano pragmaticamente essere approfondite e validate.

A mio avviso occorrerebbe fare quanto segue.

A quattro anni dalla promulgazione del Decreto Legislativo 76/99 è necessario analizzare gli effetti che il Decreto ha prodotto, ed intervenire per porre rimedio alle situazioni non accettabili. Si tratta di un? operazione che il Ministero dell?Industria dovrebbe condurre rapidamente, avvalendosi della funzione indipendente dell?Autorità per l?Energia.
E? utile, ad esempio, fare un paragone con le iniziative intraprese in Europa per ottemperare alla Direttiva CEE 96/92, che lo stesso Decreto Legislativo 76/99 attua in Italia, e trarne spunti per iniziative nostre.

Certamente è necessario che quanto prima vengano integrate GRTN e TERNA SpA in un? unica Società di diritto pubblico, consentendo una più sicura ed efficiente gestione della rete in tempo reale, accelerando i processi di ampliamento della rete stessa, semplificando le procedure amministrative e le interazioni con i produttori di energia e, presumibilmente, riducendo i costi di esercizio complessivi di GRTN e TERNA. ( questa integrazione è stata prevista del Decreto Legislativo Marzano approvato in questi giorni, però il Decreto stabilisce anche che la nuova Società risultante dalla fusione di TERNA e GRTN sia privatizzata entro il 2007; questa privatizzazione è una scelta infelice, chiaramente pericolosa per il servizio pubblico che la rete deve fare, e, a mio avviso, contraria allo stesso spirito della Direttiva Comunitaria che ha avviato la liberalizzazione del settore dell?energia elettrica ).



Per quanto riguarda la produzione di energia, è, a mio avviso, opportuno bloccare il processo di privatizzazione delle centrali dell? ENEL, mantenendo una capacità produttiva dell?Ente pari al 50% della totale capacità nazionale.
Solo un Ente di diritto pubblico può prendere in considerazione le necessità a medio o lungo termine di diversificazione delle fonti energetiche, oggi basate dai nuovi produttori italiani solo sull?uso del gas.
Infatti il ricorso al carbone richiede enormi investimenti per realizzare centrali ambientalmente accettabili ( che sono fattibili ) e per le infrastrutture di trasporto di questo combustibile. Così pure il ricorso alla fonte idraulica richiede notevoli investimenti, dato il costo delle opere necessarie ( invasi, dighe e sbarramenti ad acqua fluente ) per ottenere significativa generazione di energia.
Inoltre una società di diritto pubblico di adeguate dimensioni potrebbe più facilmente sostenere e consentire un potenziamento di quanto oggi rimane dell?industria manifatturiera nazionale nel settore dell?energia, sia pure nel rispetto delle regole comunitarie di concorrenza. Si noti che l?industria manifatturiera italiana, diversamente da quella di altri grandi Paesi europei, negli ultimi quindici anni, invece di intraprendere una strada di integrazione ( che ENI ed IRI avrebbero potuto attivare insieme ), è stata in parte dismessa ( soprattutto i gruppi privati ) e per il resto smembrata e venduta, anche a pezzi, a Società di rilievo extranazionali ( quali la svizzero-svedese ABB o l?americana General Electric ).
Infine il mantenimento delle grandi capacità tecniche e di ricerca e sviluppo che l?ENEL tuttora possiede darebbe anche una maggiore garanzia di mantenimento delle conoscenze nell?intero settore.

Per quanto riguarda la parcellizzazione del resto della capacità produttiva italiana in molte diverse Società, occorre, a mio avviso, che si creino gli opportuni incentivi per una maggiore integrazione di tali Società. Ciò infatti consentirebbe una più facile gestione della rete, ed una sua maggiore affidabilità di esercizio, ove si potesse condurla per grandi ? isole ? geograficamente identificate, con punti definiti di scambio di energia ( isole e non necessariamente Regioni: il Federalismo non può ignorare le leggi dell?elettrotecnica ). Evidentemente si tratta di un compito non facile; gl?incentivi potrebbero essere attuati attraverso una detassazione degli oneri associati alle transazioni relative alle integrazioni societarie e, ove non in contrasto con le norme comunitarie, attraverso una detassazione degli investimenti per le nuove capacità produttive e per ricerca e sviluppo.

Per una condivisa pianificazione dei piani di estensione della rete di trasmissione, sarebbe utile istituire un Comitato in ambito GRTN e con presidenza del GRTN, costituito da esperti delegati da tutte le società produttrici di energia, oltre che dall?Autorità per l?Energia. Si tratterebbe di una riedizione del Comitato per il Parellelo Italiano, che governava le iniziative di pianificazione e gestione della rete prima della costituzione dell?ENEL. Naturalmente occorrerebbe dare a tale Comitato doveri operativi e poteri decisionali.

In relazione alla localizzazione di nuovi impianti, sarebbe indispensabile risolvere i conflitti fra Stato e Governi Regionali. Le Regioni invocano una autonomia nella scelta degli insediamenti, nello stesso tempo lo Stato ( con la recente Decreto Legge Marzano ) si da il diritto di decidere gli insediamenti.
Senza compromettere la concezione del Federalismo, deve essere accettabile che lo Stato emetta, a fronte di oggettive motivazioni tecniche, un vincolante piano di localizzazione delle nuove centrali e nuove linee elettriche, da concordare in una Conferenza Stato-Regioni, scegliendo zone del Paese ritenute opportune e prioritarie ( ad esempio, indicando a livello di Province aree prioritarie e definendo le relative taglie ottimali delle centrali ). Occorrerebbe evidentemente anche identificare una sede opportuna per la soluzione di possibili conflitti locali con i Comuni interessati, facendo salvi i vincoli derivanti dalle approvazioni delle Valutazioni di Impatto Ambientale e dalle autorizzazioni Comunali.
Infine non ci sarebbe, a mio avviso, niente di male se i Comuni che accettassero la localizzazione fossero indennizzati opportunamente dalle stesse società costruttrici delle centrali e delle line elettriche ad alta tensione, secondo regole che potessero essere approvate in sede comunitaria.

Per quanto riguarda la produzione da energie rinnovabili, così come sono definite dal Decreto Legislativo 76/99, occorrerebbe incentivare ulteriormente l?uso, e in particolare incentivare la termodistruzione di RSU. Si otterrebbe, a parità di investimenti, una maggior quantità di energia rispetto a quanta ottenibile con l? eolico ed il fotovoltaico, e si risolverebbero contestualmente i gravi problemi di salute generati dalle discariche ( sia dovuti al loro uso, sia dovuti al loro abuso: infatti la termodistruzione si può fare in modo pulito, mentre le discariche, con il loro percolato e l?emissione di gas tossici, non sono ambientalmente accettabili ).

Infine, per quanto riguarda l?uso razionale dell?energia ( cogenerazione, isolamenti termici, apparecchi e macchina maggior efficienza, .. ) ed il risparmio energetico, occorrerebbe ri-creare gli incentivi che negli anni 90 erano stati predisposti con la Legge 9 ( rifinanziando la Legge stessa, che è tuttora vigente ) e occorrerebbe che le iniziative fossero incentivate sopratutto nel settore industriale e in quello domestico ( nel settore agricolo ciò non è importante dal punto di vista energetico, però consentirebbe l? innovazione nei mezzi di produzione ).

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30/01/2004

Contributo di Enzo Annino ad un programma politico della sinistra, in vista delle elezioni del 2004


Premessa

Ogni vero cittadino, in base alla propria esperienza, si fa le sue idee in merito allo Stato e alla città in cui vorrebbe liberamente vivere, essendo, se possibile, fiero di appartenervi e di viverci.

Senza pretendere di esprimere un organico corpo di idee, senza pretendere di aver analizzato completamente e correttamente problemi al sopra delle cose di tutti i giorni, senza timore di incorrere in qualche contraddizione, riporto qui le mie idee personali.
Esse possono essere un stimolo a chi è preposto ad esprimere il programma politico della sinistra, in questo così difficile momento del Paese, in cui , ad un deprimente declino industriale ? che, in corso da ormai vent?anni, sembra inarrestabile - , si affianca un declino delle Istituzioni.

Queste mie idee sono qui riportate, come segue:

A) alcune scelte di riferimento del programma per le prossime Elezioni Europee del 2004;
B) alcuni elementi essenziali di un programma per le prossime elezioni politiche in Italia;
C) suggerimenti per il programma dell?Amministrazione Comunale di Forlì, per le prossime elezioni amministrative del 2004.

Questo insieme di idee presuppone che venga costruita un? unità delle forze di sinistra, sia laiche sia cattoliche, nel rispetto delle proprie identità.
Oggi tali forze sentono priorità troppo diverse e finiscono con il restare separate.
Quest? unità può e deve ritrovarsi nei programmi, anche attraverso giusti compromessi fra diversi orientamenti ideologici su specifici temi, approfondimenti culturali e rispetto reciproco.
Sarebbe bene che la raccolta delle forze di sinistra avvenisse in Europa in un unico partito riformista; ma se i tempi non sono maturi per questo, come sembra, ciò non sarà importante: la forma di questa unione potrà essere diversa, purché ne sia colta la sostanza.
Analogamente in Italia è indispensabile un? ampia coalizione, se non è possibile una Lista Unica allargata a tutti.
Nel nostro Comune di Forlì si dovrà cercare la più opportuna coalizione, anche con eventuali liste civiche e movimenti.

Inoltre, poiché la tendenza al bipolarismo è netta, occorre che l?unità intorno al programma abbia un leader della sinistra. Per le elezioni europee il leader non può essere l?attuale Presidente della Commissione: lasciamogli finire il mandato, così ben condotto fino ad ora; tirarlo sempre in ballo dimostra solo che non si riesce a far emergere un leader accettato da tutti.
Ci vorrebbe un onesto, esperto, solido e preparato uomo nuovo: non ne mancano nel nostro Parlamento e nella società civile.


A) In Europa.

Il problema da affrontare in vista delle elezioni europee è il possibile ampio astensionismo. In un recente sondaggio del ? Corriere della Sera ? veniva chiesto ad un significativo gruppo di cittadini se pensassero che il semestre europeo appena terminato avesse avuto successo o meno. Il 32% degli intervistati ha dichiarato di non sapere rispondere a quella domanda.
Si potrebbe interpretare questa percentuale come una previsione dell?astensione al voto alle prossime elezioni Europee? Io credo di si, e credo che tale astensionismo possa essere elevato soprattutto tra gli elettori di sinistra, che non saranno trascinati dai mezzi mediatici del ? Cavaliere ?.

In realtà l?esistenza della Comunità Europea nel nostro vivere comune è già notevolissima: abbiamo in tasca l?euro, che ha bloccato l?inflazione e la crescita della spesa per interessi dovuta al debito pubblico; sul posto di lavoro è aumentata la sicurezza per merito del recepimento delle Direttive europee nella Legge 626; sulla nostra tavola il cibo è sottoposto a nuove regole di emanazione europea ?
Eppure questi effetti, che a mio avviso sono benefici e che tanto influenzano la nostra vita, non sono in genere valutati correttamente e, salvo l?introduzione dell?euro, nemmeno collegati con l?esistenza della Comunità Europea

Si guarda piuttosto all?Europa come ad un insieme di Paesi che non hanno una politica comune, che si dividono su questioni fondamentali; si vede un?Europa in cui due Paesi fondatori si fanno beffa del Patto di Stabilità, dove altri Paesi vogliono un diritto di voto non corrispondente al loro peso, ?
Non sembra importare il fatto che l?iniziativa per costituire una difesa comune sia un embrione soggetto ad una crescita difficile, ostacolata.
Viceversa sgomenta vedere un Parlamento europeo elefantiaco, con troppi parlamentari e relativo seguito di dispendiosi servizi; dà fastidio pensare che questi parlamentari sono eletti con un criterio di voto troppo largamente proporzionale, su liste proposte dai partiti, e quindi in mancanza di reale rappresentanza degli elettori. Spaventa vedere l?apparato burocratico delle Amministrazioni Comunitarie crescere in modo poco efficiente, certamente costoso ma gaudente ( siete mai stati a Bruxelles? ).

Allora occorre fare uno sforzo per spiegare perché è necessario andare a votare: far capire che attraverso la formulazione di una Costituzione Europea si fa diventare l?Europa una entità politica più omogenea, e che questo è un obiettivo che non potrà nemmeno essere vicino, tanto è grande. Ma un? Europa omogenea politicamente conviene a tutti gli europei; soprattutto conviene a noi Italiani, che siamo un Paese giovane e non ancora stabilizzato sul piano delle Istituzioni, dove esistono tendenze verso derive antidemocratiche ( e ora anche populiste ).

Quindi un programma politico per l?Europa deve dire quali sono gli obiettivi di integrazione che è giusto perseguire a breve ed a lungo termine, citando quelli che al momento non sarebbe realistico od opportuno promuvere.

Per quanto riguarda le mie idee in proposito, vale quanto segue.

1) Un riassetto istituzionale dell?Europa è oggi un punto di partenza; occorre insistere per l?approvazione della Costituzione Europea, senza cedere sui diritti di voto degli Stati Membri delineati nella Bozza di Costituzione già predisposta, come è stato proposto e sostenuto da Germania e Francia; bisogna mantenere un Commissario per ogni Stato Membro; occorre mantenere un mandato lungo, e non breve e a rotazione, per il Commissario, per dargli il tempo di incidere con il suo Esecutivo.
E? anche mecessario però ridurre la burocrazia, ormai troppo invadente negli Organismi Europei, e che già dato prova di corruzione; si dovrebbe quindi ridurre il numero dei Parlamentari ed accorpare Direzioni e Dipartimenti. Inoltre, anche in Italia dovrebbe essere del tutto escluso il doppio mandato nel caso di cariche parlamentari o amministrative europee e cariche italiane ( incluse la cariche locali ). Infine dovrebbe essere perseguito un obiettivo simbolicamente importante di uniformità dei compensi dei Parlamentari Europei, tarandolo sui valori medi ( sembra che i Parlamentari italiani abbiano i compensi più alti e gli Spagnoli abbiano quelli più bassi ).
2) Sui parametri economici di Maastricht e sul patto di Stabilità è necessaria più flessibilità: si deve valutare con realismo se non sia necessario ridurre le rigidità, ove ciò aiuti la crescita economica.
3) Per quanto riguarda l?allargamento ad Est dell?Europa, a mio avviso occorre capire che tale allargamento è stato pensato e proposto sulla base di un presupposto di pura integrazione economica. E? stato prematuro allargare così presto l?Europa agli Stati dell?Est; un conto è buttare il cuore oltre l?ostacolo, se ciò è un atto di coraggio consapevole; altro è sostenere un obiettivo per il quale non ci sono ancora nemmeno le più modeste premesse per così dire tecniche.
Come detto, l?allargamento all?Est dell?Europa è stato spinto nell?ottica limitata e limitante di una Europa vista sopratutto come ? mercato ?; questa visione non porta lontano sul piano politico e non consente una vera integrazione. Bisogna riconoscere l?esistenza e la logica di questa motivazione, ed occorre quindi accettare ancora per qualche tempo l?idea di un? Europea ? politica ? a due velocità.
4) Infine occorre anche riconoscere che negli Stati Membri non c?è ancora sufficiente omogeneita? di discipline, o addirittura di esistenza di esse, per poter perseguire una vasta Europeizzazione delle indispensabili Autorita? Garanti, attualmente operanti a livello nazionale; sarebbe però possibile promuovere ulteriormente una marcata europeizzazione sovranazionale di alcune di esse, ad esempio l? antitrust e la vigilanza bancaria.
4) Bisogna invece accelerare l?integrazione su specifici obiettivi prioritari, il cui raggiungimento non implichi eccessivi impatti sulle diverse culture esistenti ( uno dei problemi reali che ritardano l?integrazione ); raggiungere tali obiettivi darebbe consapevolezza che una Europa esiste.
Questi obiettivi sono: la Difesa, l?Istruzione, la Giustizia.
La Difesa, perchè una reale integrazione in campo militare, sia pure in termini di stretto coordinamento fra Stati e con la Nato ( della quale bisogna ridefinire gli scopi ), ma con un capo unico a tempo ed a rotazione, darebbe dignità di supernazione all?Europa, e consentirebbe ad essa di svolgere nel mondo il ruolo che la sua potenza economica e la sua cultura le danno il dovere prima che il diritto di svolgere.
L?Istruzione, perche? solo integrando l?istruzione si potrà formare una nuova generazione di giovani europei che sapranno poi superare le barriere culturali oggi fortissime e legittimamente esistenti.
La Giustizia, per creare una libera circolazione anche della legalità, e poter lottare meglio ( o semplicemente poter lottare ) contro la criminalità che è globalizzata.


B) In Italia

Premessa e indice

Le idee qui espresse sono raccolte per argomenti, come segue:

B1. Lo Stato e il Federalismo, Pubblica Sicurezza, Difesa, Servizi essenziali
B2. Scuola, Università, Ricerca
B3. Sviluppo sostenibile, Formazione, Lavoro
B4. Mercati Finanziari
B5. Giustizia e legalità
B6. I conflitti d? interesse

E? evidente che ci potranno essere risultati solo se tutti questi settori saranno toccati da riforme e iniziative in modo coerente, equilibrato, contestuale e coordinato.


B1. Lo Stato

Ricollegandoci a quanto detto in relazione alle elezioni europee, si deve riconoscere che l?integrazione in Europa potrà avvenire senza che il Paese subisca contraccolpi negativi, nello sviluppo culturale e sociale e nell?economia, solo se saranno prima risanati, aggiornati e snelliti i nostri sistemi di governo e controllo, ed i sistemi amministrativi dello Stato Italiano.

I Cittadini sono nel loro insieme lo Stato; la nostra Costituzione sancisce i diritti e i doveri dei Cittadini in modo esemplare; occorrerebbe che le Leggi fossero fatte veramente nello spirito della Costituzione, cosa che, troppo spesso, come vediamo anche dalle Sentenze della Consulta, non avviene.
Occorre tuttavia uno Stato Italiano che funzioni meglio. La Costituzione va quindi cambiata solo in quei pochi punti che hanno impatto sull?esercizio di Governo e sul Federalismo ( che si vorrebbe moderato: in fondo ci sono già le Regioni con le loro autonomie ) e che andrebbe realizzato snellendo contestualmente l?apparato centrale ( ma ciò non sembra avvenire ); la Costituzione va anche cambiata in altri pochi punti che hanno impatto con l?integrazione europea.

Però, per poter modificare la Costituzione, a mio avviso bisogna sostenere la necessità di un? Assemblea Costituente, rappresentativa di tutte le tendenza politiche esistenti; i potenziali Membri di questa Assemblea andrebbero scelti fra personalità dello Stato, della Magistratura, delle Istituzioni, dei Centri Culturali di eccellenza esistenti, e naturalmente anche fra i Parlamentari; essi andrebbero eletti dai cittadini, dopo essere stati proposti da Istituzioni e Partiti. Questa Assemblea dovrebbe stabilire le poche modifiche necessarie alla Costituzione, votandole a qualificata maggioranza ( ad esempio con voto di almeno due terzi dei Membri dell?Assemblea ). Se così si facesse, verrebbe realizzato un momento storico del Paese; ci potrebbe essere un coinvolgimento reale dei giovani che introdurrebbe una nuova epoca, superando anche storiche divisioni che risalgono all?ultima guerra, ancora presenti nonostante le attuali iniziative, di cui va riconosciuta l?importanza, di singoli politici di destra e di sinistra.

Evidentemente i possibili correttivi alla Costituzione non devono toccare l?autonomia dei tre poteri dello Stato Democratico, né devono rafforzare a tal punto i poteri del Presidente del Consiglio da consentire derive totalitarie/autoritarie e/o populiste.

Per quanto riguarda l?Amministrazione dello Stato, è certo che essa va snellita. In Italia oltre al Parlamento, che conta oltre mille fra Deputati e Senatori, vi sono i Governi Regionali, le Province e i Comuni. E? certamente necessario semplificare l?intero nostro sistema di governo; la mia posizione a tale proposito può non essere apprezzata dal punto di vista dei rapporti clientelari fra politica e comunità civile. Si tratta di questo: innanzi tutto i Parlamentari dovrebbero essere ridotti ad un terzo, cioè 350 persone ( negli Stati Uniti la somma dei deputati e Senatori del Governo Federale fa 400: noi non possiamo averne di più ! ); visto che ci sono i Governi Regionali, le Province dovrebbero essere eliminate; i Comuni dovrebbero essere accorpati in modo che i anche Comuni più piccoli avessero un numero congruo di abitanti ( un vecchio studio fatto dalla stessa Camera dei Deputati indicava in 8000 gli abitanti che, al minimo, un Comune dovrebbe avere, per assicurare loro un adeguato servizio ).
Così facendo, non solo si ridurrebbero i costi della macchina di Governo, ma si arriverebbe più facilmente e rapidamente a decisioni.

Inoltre l?Amministrazione va considerata anche sul piano operativo una prerogativa e un compito diretto dello Stato; un? Amministrazione pubblica deve essere in grado di prestare servizi con il proprio personale e solo con pochi consulenti esterni. Si è già visto che per evitare responsabilità chiare spesso gli appalti sono dati al minimo prezzo, con scadenti servizi per i cittadini e senza reali qualifiche di sbarramento dei fornitori. E? invece importante che i budget preventivi diventino per ogni Amministrazione un riferimento operativo e che i Funzionari di ogni livello abbiano, a fronte di obiettivi precisi, delle reali responsabilità individuali ( non condivise con altri ! ) e siano sottoponibili così al controllo di organi competenti indipendenti da essi.

Nell?assegnazione di funzioni e di compiti amministrativi è indispensabile configurare responsabilità univoche e decentrate al livello operativo.

Infine va corretto un aspetto essenziale relativo alla condizione degli immigrati. Non è realistico pensare di chiudere le frontiere; quello che il mondo d?oggi ci porta non sono più le ? emigrazioni ? che hanno caratterizzato la prima parte del Novecento: oggi noi siamo di fronte a ? migrazioni ? dovute alle insopportabili guerre ed alla povertà di tante regioni sottosviluppate, che spingono popoli interi a migrare, nonostante i pericoli dei loro infami viaggi, organizzati da predoni ed assassini. Allora occorre predisporre le migliori forme di integrazione per quelle persone che riusciranno ad arrivare fino da noi.
Una cosa che va fatta è assicurare la Cittadinanza a quanti, dopo un ragionevole lasso di tempo, ad esempio dopo cinque anni, abbiano dimostrato di comportarsi bene, abbiano imparato l?italiano e dimostrino di conoscere ed apprezzare la nostra Costituzione: occorrebbe quindi istituire dei severi corsi di italiano e di diritto elementare, incentivati da un rimborso per chi li frequenta regolarmente, e con degli esami il cui risultato al termine degli stessi, condizioni l?ottenimento della Cittadinanza. Così, ad esempio, anche un musulmano finirebbe con il conoscere ed apprezzare gli aspetti importanti del laicismo, della separazione fra religione e vita sociale e politica, e potrebbe integrarsi, come necessario anche per lui, nel nostro sistema.

Per quanto riguarda i Servizi essenziali, occorre che lo Stato garantisca ai cittadini almeno: Sanità, Istruzione e Pensioni.
Per quanto riguarda la Sanità, la premessa è la totale assunzione di responsabilità da parte delle Regioni. Una legge quadro ( federale ) deve assegnare tale responsabilità e consentire la raccolta diretta di fondi e contributi in ambito regionale, senza intermediazioni da parte di strutture di Governo Centrale, fatta salva una quota di ridistribuzione dalle Regioni più ricche al Governo, per aiutare le Regioni più deboli; deve essere una ridistribuzione temporanea e prevalentemente rivolta ad investimenti in strutture, soggetta a variazioni in funzione di una prospettata maggiore efficienza nel corso del tempo di ciascuna Regione debole.
Non c?è dubbio che l?Istruzione debba essere garantita a tutti, e debba essere innanzi tutto pubblica e libera da condizionamenti di parte.
Per quanto riguarda le pensioni è indispensabile eliminare le pensioni di anzianita? ed aumentare l?età pensionabile. Bisogna rendere più omogeneo il trattamento pensionistico ( eliminazione delle pensioni d?oro, identificando un tetto invalicabile al valore delle pensioni, ma coerentemente mettendo un tetto ai contributi relativi ). Occorre assolutamente evitare che siano ridotti i contributi versati per i giovani. I lavoratori devono essere lasciati assolutamente liberi di aderire o meno ai Fondi Pensione.


B2. Scuola, Ricerca, Universita?

Premessa
In relazione alle autonomie regionali o federaliste, sembra necessaria una responsabilita? di guida, indirizzo e controllo dello Stato per quanto riguarda le scuole inferiori e superiori, e autonomia regionale per quanto riguarda le Universita?, nell?ambito però di linee guida ben definite e vincolanti relative ai corsi di laurea ed ai loro contenuti. Lo Stato deve potenziare tutta la Scuola Pubblica; le Scuole provate, se valide , possono trovare facilmente risorse private per prosperare.

Istituti inferiori e superiori
Per quanto riguarda gli Istituti è? necessario trasferire a ciascun Istituto una quota, sia pure limitata, della tassa di iscrizione, per uso proprio dell?Istituto stesso; l?Istituto così avrebbe le risorse immediatamente disponibili per le piccole spese, manutenzioni e miglioramenti dell?ambiente di lavoro.
E? indispensabile aumentare lo stipendio degli insegnanti, accettando tuttavia anche la diversificazione degli stipendi in base alla tipologia di insegnamento ( ad esempio un professore di ginnastica deve prendere meno di un professore di italiano, anche solo in relazione alle ore di lavoro a casa che i due devono fare ). Le linee guida per determinare le differenze di stipendio devono essere quanto più oggettive possibile: possono essere legate alla materia di insegnamento ed al numero di ore svolte dall?insegnante, sia di lezione sia di preparazione delle lezioni e correzioni di compiti; tali linee guida possono essere inoltre legate ad incarichi di coordinamento e servizio nella Scuola stessa. Viceversa l?efficienza dei professori, una volta che l?alibi dei bassi stipendi fosse cancellato, andrebbe costantemente valutata: è anche una questione di giustizia nei confronti di chi lavora considerando il proprio lavoro una missione, quale essa è. Infine una osservazione sui Presidi e sulle loro Funzioni e Responsabilta?. E? tipico della Scuola italiana che i Presidi siano solo figure burocratiche, senza compiti di vera guida o controllo. Loro d?altra parte mi pare che siano in generale ben contenti di un compito relativamente ben retribuito, senza responsabilità eccessive e senza grandi conflitti. . Un miglioramento della Scuola Italiana deve riqualificare il compito dei Presidi, dando loro maggiore responsabilità e reali poteri; a sua volta il Collegio dei Docenti deve poter istituire un organo di tutela, che riferisce al Provveditorato, qualora si ritenga che un Preside abbia abusato dei poteri a lui conferiti.
Infine, per quanto riguarda una possibile riforma della scuola inferiore, che vedesse l?accorpamento delle Elementari e delle Medie, e la riduzione del numero di anni del Liceo, la mia posizione e? la seguente: sono del tutto contrario all?accorpamento di elementari e medie: il sistema senza accorpamento ha funzionato bene; sono invece d?accordo con la riduzione a quattro anni del Liceo: infatti mi pare che i programmi dei primi due anni del Liceo ricalchino in parte quanto già fatto alle Medie, e quindi la riduzione sia possibile e utile.

Universita?
Il riordino che è stato attuato ha creato forse troppe Università e troppi corsi di laurea, non tutti validi. Attraverso la mia esperienza, non recente, posso dire che, a suo tempo, trovai carente la mia Università verso il termine del periodo di studio, quando, a valle di buone basi teoriche, la mia Università non mi diede un altrettanto buon approfondimento di tematiche applicative attuali. Da questo punto di vista io credo che ci sia l?assoluta necessità di dare ai Professori di Università la possibilità di impegnarsi anche nel mondo del lavoro, o di assumere quali Professori di Università, sia pure pro-tempore, personalità di rilievo nel campo del lavoro. Se, così facendo, si generasse qualche difficoltà a chi lavora solo nella Università, questo sarebbe il minore dei mali; il rimedio in questi casi consisterebbe nella istituzione di un opportuno organo di controllo del Collegio dei Docenti e degli Studenti.

Ulteriori osservazioni particolari
L?abbandono degli studi da parte di troppi studenti e? dovuto, a mio avviso, all?ingresso all?Universita? senza adeguata preparazione. Non sempre va bene il numero chiuso; però tale scelta è da correlare alle reali potenzialità infrastrutturali di ciascuna Università ( è dannoso che una Università non limiti il numero degli studenti in un certo momento della sua vita, se, in quel momento, non ha nemmeno le aule necessarie ); e? quindi necessaria dovunque, a mio avviso, una selezione all?ingresso in base alla preparazione degli allievi ed alle capacità di gestione della specifica Facoltà.

Ricerca
Occorre innanzi tutto fare una distinzione fra Ricerca di Base e Ricerca Applicata. Per essere concreti occorre stabilire quale e? la percentuale del PIL che si vuole attribuire alla ricerca: solo in questo modo si da il segnale voluto; inoltre tale percentuale va ripartita in modo esplicito fra Ricerca di Base e Ricerca Applicata. La definizione di queste percentuali va stabilita da esperti nazionali del Settore e dell?Industria, tenendo conto delle altre necessità del Paese.
La ricerca di Base sviluppa la Scienza in generale; essa e? libera da stretti vincoli temporali e di obiettivo. Il suo costo può quindi essere rilevantissimo; per potersela permettere i relativi programmi devono tenere conto della partecipazione a programmi europei o mondiali. Occorre una tavolo programmatico italiano di concertazione a livello scientifico, costituito da personalità del mondo della Scienza e della Cultura.
La ricerca Applicata deve avere finalizzazioni precise a breve ed a medio termine; essa deve privilegiare le tecnologie ( e NON i prodotti !! ). I programmi relativi vanno quindi periodicamente concordati con le realtà industriali nazionali e con tutti i Ministeri che possono essere interessati. Occorre un tavolo di concertazione interministeriale, cui partecipi anche la Confindustria e l?Artigianato. La finalizzazione a breve deve favorire l?uso dei risultati della Ricerca, rispetto all?uso di Licenze; questo e? un punto chiave, a cui devono aderire le grandi industrie nazionali, pubbliche e private. Spesso si sono visti dirottare ingenti fondi per finanziare programmi a lungo termine, dalle incerte ricadute, e non usare tali fondi per lo sviluppo di tecnologie o prodotti, che venivano così acquisite o realizzati in Licenza, con oneri per il cittadino, ma con vita più facile per le gestione immediata delle imprese e magari con ( troppo ) ricche mediazioni commerciali ( talvolta anche fonte di dazioni illegali ).
In questo quadro e? essenziale un programma di impiego e coordinamento ( e snellimento e deburocratizzazione ) di tutti gli Enti di Ricerca Nazionali, quali il CNR, l?ENEA, le Università.
Tale programma deve essere approvato da un Organismo di pertinenza del Ministero responsabile della Ricerca ( e che potrebbe essere lo stesso Ministro dell?Industria ); tale Organismo deve essere al di sopra delle parti, in modo da poter stabilire le priorità e, senza condizionamenti, anche i tagli delle attività inutili o non finalizzate.
Infine occorre tutelare meglio i risultati della ricerca, rivedendo e potenziando il sistema nazionale di emissione e di gestione dei brevetti, e riformando e rendendo più severa la Legge che protegge la proprietà intellettuale da essi derivante.


B3. Sviluppo Sostenibile, Formazione, Lavoro

Aspetti generali

Per garantire uno sviluppo al paese è innanzi tutto necessaria maggiore moralità nella vita pubblica.
Al tempo di ? Tangentopoli ? si è tanto parlato del reato di ? finanziamento illecito dei partiti ? , quale imputazione per i corrotti ed i corruttori, in quell? intricato mondo di collusioni fra politica e imprenditoria. Ciò però allontana il pensiero dal vero disastro che Tangentopoli fece ( e fa tuttora ) al sistema industriale italiano, bruciando risorse, promovendo iniziative inutili, sottoponendo a concorrenza illecita le aziende oneste e portandole al fallimento, svalutando il valore della ricerca, togliendo speranza a molti, giovani e anziani.
Chi fosse portato a non concordare con questa visione si guardi attorno: in Italia oggi non esistono più o sono irrimediabilmente ridimensionate molte industrie che erano strategiche per il Paese, e che erano ancora vive negli anni ?70: si tratta, ad esempio, dell?industria chimica ( Montedison e Edison di una volta), dell?elettronica ( Olivetti ), dell?elettromeccanica ( Tosi, Ansaldo, Belleli, Fochi, .. ), della siderurgia ( Italsider, Terni ), ? . Anche molti marchi meno strategici sono oggi ridimensionati, quali la Breda, l?Alfa-Avio, la Piaggio, la Snia, ?. e, più recentemente, Cooperative insigni ( Coop Costruttori di Argenta ), la stessa Fiat e qualche grande gruppo alimentare, come tanti risparmiatori sanno.

E? anche necessario un notevole sforzo in campo normativo, per correggere molti errori fatti di recente. Si tratta in particolare e ad esempio di rivedere norme nei seguenti ambiti:

* la Fiscalita?, che deve essere progressiva sui redditi complessivi destinati ai consumi, al preciso scopo di garantire il pareggio di Bilancio, la progressiva riduzione del Debito Pubblico . ed il finanziamento di tutte le spese correnti e di investimento,ricordando che tutto il deficit va in inflazione, cioe? in tassa surrettizia che si scarica prevalentemente sui più poveri;
* le Legislazione Societaria, che deve limitare l?attività delle Aziende o alla Produzione, o alla
Distribuzione, o alla Finanza, con divieto di ogni tipo di intrecci azionari e stock option, e con
riconoscimento di pari dignità nell?Amministrazione delle Aziende fra Capitale, Lavoro e
Tecnologia;
* la Legislazione del Lavoro che deve ripristinare i principi dello Statuto dei Lavoratori al fine di garantire una ragionevole Sicurezza di reddito a quindi la necessaria stabilità ai consumi;
* la Legislazione della Sicurezza Sociale, che deve poter trasferire le risorse necessarie a chi
non dispone di redditi adeguati ad un livello di vita almeno essenziale nel Paese, in base
al principio di solidarietà ;
* la Legislazione Professionale, che deve prevedere la Responsabilizzazione Solidale degli Ordini nella deontologia e la verifica delle capacità degli Iscritti ai quali essiconcedono l?Abilitazione Professionale, in tutte le Professioni;
* le Leggi di tutela dell?ambiente, per una reale tutela dello stesso, colpendo quali reali penali i
reati contro l?ambiente.
* la Programmazione dello Sviluppo, soprattutto nelle aree ove oggi è più congeniale investire in Italia ( ad esempio in agricoltura, turismo, industria alimentare, cantieristica navale ).

Fatta questa premessa indispensabile si può scendere nei dettagli delle necessarie operazioni di Governo.

Sostenere e incrementare l?occupazione nell?ambito di uno sviluppo sostenibile e? il risultato di una azione complessiva di Governo, che consente di utilizzare al meglio le risorse reali ed intellettuali esistenti in un Paese.
In Italia esiste una elevata disoccupazione, con picchi elevati al Sud. Non e? facile identificare le azioni specifiche e concrete di Governo, su cui occorre agire ( Spesa Pubblica, Pressione Fiscale, Infrastrutture, ?. ma anche Giustizia , Credito , ? ).
Ma intanto le Pubbliche Amministrazioni sono loro stesse datori di lavoro. In questi ambiti e? stata spesso sostenuta l?occupazione in termini numerici, sia per motivi di aiuto immediato alle economie locali, sia per motivi demagogici. L?obiettivo invece deve essere quello dell?aumento dell?efficienza, ottenibile anche con specifici investimenti; ciò nel breve termine può addirittura diminuire l?occupazione, liberando però risorse per investimenti che ne consentano il recupero. L?aumento dell?efficienza nelle Pubbliche Amministrazioni, oltre ad aumentare il senso civico dei cittadini, riduce i costi di lavoro delle imprese e degli individui, liberando altre risorse per investimenti.
In generale non e? sempre detto che le privatizzazioni di Enti che sviluppino essenziali servizi per il cittadino ( Trasporti, Erogazione di Energia Elettrica e Gas, Erogazione dell?acqua, Comunicazioni, Ospedali, ?.), corrispondano all?interesse del cittadino stesso. Prima che privatizzare questi Enti, occorrerebbe migliorarne l?efficienza con una rigorosa gestione, e poi valutare se davvero e? opportuno privatizzare. Oltretutto molte recenti privatizzazioni sembrano ( non si può non averne il sospetto ) solo dei meri trasferimenti di servizi a tariffa fissa, senza concorrenza reale, a pochi privilegiati ( pseudo ) capitalisti nazionali; dei veri regali che lo Stato ha fatto, senza magari nemmeno usare le risorse così ottenute in nuove infrastrutture ( l?acqua ad esempio, bene primario, al sud manca ancora in troppi posti ).

Le linee di intervento specifico del Governo dovrebbero essere le seguenti:

- lo sviluppo di infrastrutture
- gli incentivi alla produzione
- il sostegno di investimenti specifici ( ove e come possibile in base alle Norme Europee )
- il sostegno alla formazione

Lo sviluppo di infrastrutture corrisponde ad una tipica azione di Governo molto importante:
si tratta della realizzazione di strade, acquedotti, edifici pubblici ( scuole, ospedali, caserme, carceri, musei, monumenti, .. ), impianti di comunicazione, dotazioni militari, sistemi amministrativi, ? .
Lo Stato NON deve abbandonare settori essenziali per il cittadino, come invece ha già fatto attraverso false forme di ? liberalizzazione ?; come già detto, devono restare saldamente in mano dello Stato, oltre che il Servizio Sanitario Nazionale, quote importanti ( almeno il 50% ! ) dell? approvvigionamento e distribuzione dell? acqua, del gas, dell?energia elettrica; e così pure delle Comunicazioni e dei Trasporti Pubblici.
Inoltre lo sviluppo di nuove infrastrutture crea esso stesso immediata occupazione, che può diventare permanente in minor misura, una volta realizzate le opere relative.
Lo sviluppo di infrastrutture rende più facile la vita di cittadini ed imprese, riducendo alcuni dei costi di produzione, rendendo così le imprese più competitive e liberando risorse per i consumi o per gli investimenti.

Gli incentivi alla produzione invece rappresentano un intervento temporaneo e meno efficace: infatti essi tendono spesso a proteggere competitività meno buone; pertanto essi sono accettabili solo in misura temporanea, e vanno vincolati ad una verifica di aumento di efficienza e competitività; in caso contrario essi sono alla lunga peggiori del male che vogliono curare.
Il sostengo agli investimenti e? oggi regolato da Norme Europee che sono in molti casi non eludibili. Questo non deve dispiacere troppo; sono sotto gli occhi di tutti i disastri che un notevole sostegno agli investimenti, dato a pioggia, abbia portato, sopratutto nel Sud d?Italia: accumulo di risorse usate poi speculativamente nelle Banche locali, avvio di iniziative non sufficientemente studiate e poi rivelatesi fallimentari, opere iniziate e non compiute, truffe, e così via , fino al finanziamento indiretto della malavita quando essa ha potuto condizionare gli appalti. Il finanziamento a iniziative private va dato in modo estremamente mirato, a sostegno della sola imprenditoria giovanile, con versamento dei contributi solo a valle delle realizzazioni, dopo approvazione preventiva dei progetti; il finanziamento preventivo ove necessario può essere fatto da Banche, a cui lo Stato fa da fideiussore a fronte di progetti congiuntamente approvati dalle Banche stesse e dalla Amministrazione pubblica locale, con il controllo da parte di Enti preposti dello Stato Centrale.

Anche il sostegno alla formazione e? essenziale; esso va a carico sia di Enti Locali e sia di Enti Statali, con il potenziamento di Enti preposti alla formazione sia locali, sia Statali, sia privati, che possano anche valersi dell?opera del volontariato ( un modo quest?ultimo per responsabilizzare la nostra popolazione che invecchia in pensione, senza magari più scopi, gettando via la propria esperienza ).

Il Governo deve analizzare ed avere chiaro a livello di Paese quali settori industriali occorre incentivare, essendo essi i più congeniali al Paese stesso; fra questi certamente l?Agricoltura, il Turismo e la Piccola e Media Industria in diversi settori, soprattutto inducendo in essa la ricerca di reali avanzamenti tecnologici ( si pensi alle industrie ceramiche italiane, così brillanti nel campo della ceramica civile e così assenti nel campo delle ceramiche industriali ! ).
Il Governo poi deve analizzare quali settori industriali occorre sviluppare in collaborazione con altri Paesi, essendo i costi di investimento troppo alti per essere sostenuti solo dall?Italia; fra questi, ad esempio, settori speciali dell?industria chimica ( Natta, che ha realizzato il polipropilene, è un italiano ! ), le biotecnologie e l?elettronica: per questi settori industriali il Governo potrà facilitare lo sviluppo di accordi internazionali di collaborazione e di ? joint venture ?.

Una nota specifica a parte merita Internet; Internet e?uno strumento; esso modifica i trend di sviluppo attraverso una nuova era delle Comunicazioni; occorre però avere chiaro che da esso non ci si può e non ci si deve aspettare valore aggiunto di tipo tecnologico ( dando alla tecnologia il suo valore etimologico ). Lo sviluppo e? invece generato dalla tecnologia.

Sviluppo sostenibile
Per quanto riguarda la sostenibilità dello sviluppo, bisogna osservare che la realizzazione di uno sviluppo che sia anche sostenibile dall?ambiente implica una grande, onesta e colta capacità di pianificazione.
Il cosidetto Boom degli anni 60 era stato caratterizzato da grande entusiasmo, ma anche da notevole incapacità di valutare gli impatti ambientali. Questa capacità tecnicamente oggi c?e?; per metterla in gioco e? necessario integrare le funzioni di Governo relative interessate ( Unita? di Analisi dei Rischi, Unita? di analisi dei dissesti Idrogeologici; Sovrintendenza ai Beni del Paese, ?. ) rivedendone ed integrandone le responsabilità, ed occorre dare poteri alle funzioni di controllo . A tali scopi può essere opportuno un unico Ministero integrato dell?Industria e dell?Ambiente per ottenere la prevenzione, e per la salvaguardia dai e nei casi di disastro occorre far dipendere strettamente la Protezione Civile dal Ministero degli Interni.

Il Sud
Si dice che occorre trasformare il problema del Sud in una risorsa per il Paese. A tale scopo non contano i finanziamenti a fondo perduto; può contare il miglioramento delle infrastrutture. Bisogna essere chiari: lo sviluppo del Sud dipende prevalentemente dall?eliminazione della criminalità associata, mafia o camorra; lo sviluppo dipende poi dalla diffusione della cultura e dalla difesa totale delle imprenditorialità esistenti o potenziali.
Si tratta di un programma possibile ma non di breve termine. La lotta contro la criminalità al Sud non è mai stata portata ( a mia memoria, cioè a memoria di un uomo di sessanta anni ) con un minimo di efficacia; solo cambiando completamente l?impegno nella lotta alla criminalità organizzata si potrà trasformare il Sud in una risorsa. Sono necessari molti più uomini impegnati nella lotta, molti più mezzi e dignità a tali uomini; occorre rendere pubblicamente giustizia all?impegno di questi uomini; e poi servono processi più veloci, carcere più duro per i veri criminali ( che si possono pagare avvocati di grido ); è necesasaria più difesa, anche armata, degli imprenditori e dei loro familiari.

Risparmio, Energia , Trasporti
Questi tre temi sono fondamentali per lo sviluppo e per uno sviluppo sostenibile.
Risparmiare risorse e? innanzi tutto un dovere individuale, che ha motivazioni etiche ( detto da un laico): le risorse risparmiate possono per più vie divenire disponibili a chi ha minore accesso ad esse; inoltre le risorse risparmiate possono essere ri-investite, creando così lavoro ed opportunità per un miglioramento del tenore di vita di chi ha meno.
In questi termini il risparmio di risorse diventa un impegno di Governo. Infatti l?educazione, la cultura, la civiltà e in qualche misura la moralità di una persona portano al risparmio individuale nei termini sopra detti. Ma noi sappiamo bene che dobbiamo fare i conti con chi non ha queste doti, e anche semplicemente con chi non ha la capacità di capire. Allora l?azione del Governo diventa essenziale. Un Governo ha molti modi per indurre al risparmio:

1) a livello di intervento sui singoli cittadini
- aumentare o indurre l?aumento delle tariffe dei servizi energetici ( elettricità, gas, acqua, ? combustibili in genere,? ), facendolo però in modo incrementale: mantenendo cioè basse le tariffe per i consumi pro-capite che sono limitati a quanto serve normalmente, senza far fare sacrifici, o nell?industria, e incrementando invece in modo direi iperbolico le stesse tariffe per i consumi pro-capite che, semplicemente superando un limite fisiologico, non siano giustificabili in base dalle esigenze della vita attuale.
- aumentare in modo iperbolico il bollo auto delle auto di grande cilindrata
- e così via.

2) a livello di sistema
- studiando e mettendo in atto un piano energetico opportuno, con più energia idraulica ad esempio e ulteriore uso delle fonti rinnovabili e delle forme combinate di energia elettrica e calore. Un tale piano non può prescindere da nuovi criteri di gestione del sistema elettrico nazionale ora liberalizzato; la gestione del sistema elettrico ? liberalizzato ? è diventata un fattore critico, sia per l?esercizio degli impianti esistenti sia per i necessari investimenti di sviluppo ( la cosiddetta ? liberalizzazione ? dell?energia elettrica, tratta l?energia elettrica come una merce, senza tenere troppo conto della sua natura e delle leggi dell?elettrotecnica ). In Italia orami ci sono troppi nodi cruciali in questo settore: le centrali di produzione non sono sufficienti, la rete elettrica richiede ampliamenti e sono eccessive le sue perdite e la sua latente instabilità dinamica ( possibilità di propagazione di black-out in caso di guasti locali ), le fonti primarie non sono differenziate ( eccessivo ricorso al gas ), la gestione del sistema è farraginosa; come conseguenza il costo dell?energia elettrica è il più alto che ci sia in Europa
- incentivando ogni miglioramento di rendimento di impianti domestici o industriali,
- privilegiando gli investimenti nel trasporto pubblico ( e non parlo dell?alta velocità dei treni, ma di una maggiore capillarità di tutti i trasporti pubblici, ed incentivazione anche economica al loro uso )
- attuando l?incenerimento dei rifiuti in larga scala, con conversione in energia ( che si può fare in modo ecologico, contrariamente a cià che viene sostenuto da molti ( quelli che amano e lucrano con le discariche, mentre le discariche sono davvero pericolose ), anche da molti ? verdi ?, presumibilmente (?) in buona fede, ma allora male informati e tecnicamente poco competenti.

E? evidente che le iniziative a livello di sistema contrastano con interessi industriali immediati e concreti; si tratta di interessi di grandi aziende, anche a partecipazione pubblica, o di interessi di potenti singoli imprenditori ( purtroppo nel nostro Paese pochi importanti imprenditori hanno in mano una percentuale molto grande delle Aziende Italiane ).

Ma governare bene e? anche saper gestire con grande forza ed attenzione le fasi di cambiamento radicale, dandosi obiettivi progressivi, che non sconvolgano immediatamente equilibri esistenti, ma anche senza allontanarsi, come spesso e? successo, a poco a poco dal risultato finale ricercato.

Per quanto riguarda più specificamente le scelte energetiche, fondamentali per assicurare energia in modo affidabile ed a basso costo, e tenendo anche conto della necessità di limitare l?Effetto Serra, a mio avviso ci sono due sorgenti principali di anidride carbonica che vanno prese in considerazione:
- i motori a combustione dei mezzi di trasporto
- la generazione di energia elettrica da combustibili fossili.

Per limitare la produzione della prima sorgente valgono le considerazioni fatte in precedenza, tenendo conto che si possono ottenere risultati solo con coerenti politiche a livello mondiale. Ci si può chiedere ad esempio se il Governo a livello Europeo può avere la forza, anche o forse solo attraverso ritorsioni di tipo commerciale, per ottenere qualche risultato; si tratta infatti di iniziative come quelle citate in precedenza ( limitazione del trasporto pubblico e maggior efficienza del trasporto privato ). Il ricorso a motori innovativi ad idrogeno, ad esempio, oltre al fatto che esso non è a portata di mano ed ha serie implicazioni di sicurezza, richiede veramente una radicale modifica degli attuali sistemi a livello di Paesi.

Per limitare la produzione di anidride carbonica nella produzione di energia elettrica e? necessario ricorrere a fonti diverse da quelle derivanti dalla combustione di combustibili fossili. In relazione ai consumi necessari nel mondo d?oggi, sia pure limitando gli sprechi, ciò è assai difficile; è illusorio infatti pensare di potersi affidare ad alcune fonti rinnovabili spesso sopravalutate, quali l?eolico o il solare. E? emblematico il fatto citato dalla rivista americana PEI ( Power Energy Industry ) di dicembre 2003 ), ove si scrive che il progettato piano energetico tedesco prevede di aggiungere ai 119000 Mwe esistenti oggi in Germania, ben altri 24000 Mwe; questa nuova capacità di generazione sarà realizzata per mezzo di 15 impianti a carbone, 4 impianti a lignite e 26 cicli combinati a gas; inoltre il piano prevede che le centrali nucleari esistenti NON vengano dismesse.

Che fare? Ove possibile, come in Italia, non e? da trascurare la fonte idraulica. Tale fonte in Italia ha avuto limitati incentivi a partire dagli anni 60; non sono sicuro di conoscere le ragioni di questa scelta; in parte si può pensare che in quegli anni di cosiddetto ? boom ?, già citato, importasse crescere in fretta, anche a scapito di una crescita disordinata e poco rispettosa dell?ambiente: pertanto i tempi lunghi di realizzazione di grandi invasi ed i relativi investimenti hanno scoraggiato la scelta idraulica; in parte si può pensare che, già allora, una lobby del petrolio e dell?industria manifatturiera, pubblica e privata, abbia condizionato la scelta fatta, e cioè quella di costruire molte centrali a combustibile fossile, tutte uguali.
A mio avviso la fonte idraulica e? ancora disponibile e attraente in Italia, con sacrifico oggi in termini di investimento in vista di un ritorno certo dell?investimento stesso in tempi adeguati alla vita degli impianti, che è lunga.

Infine c?è la fonte nucleare da fissione, con reattori termici. Vale la pena di riflettere su questo argomento senza pregiudizi; in fondo è l?unica scelta che consentirebbe davvero di ridurre l?effetto Serra, e scusate se è poco.
La produzione di energia elettrica da fonte nucleare è una scelta che in alcuni paesi oggi corrisponde ad una tecnologia provata e sicura ( USA, Francia, Giappone, ? ma anche Germania, Inghilterra, Svezia, Finlandia, ? ). Tale tecnologia e? gestita in tali paesi con il massimo scrupolo anche a livello di sistema. La situazione a mio avviso era tale anche in Italia agli inizi degli anni 80, con la centrale di Corso in servizio ( 840 Mwe ) e con l?avanzata costruzione in atto della centrale di Montalto di Castro ( 2000 Mwe ). A quel tempo esisteva, costruito in circa 15 anni, un intero sistema industriale italiano operante nel settore, dalla costruzione dei componenti principali al combustibile nucleare, dalla progettazione degli impianti al loro avviamento ed esercizio, alla disponibilità di combustibile nucleare ( acquistato dall?AGIP ) a basso costo per anni, alla esistenza di Scuole ed Istituti di Ricerca ricchi di risorse umane e di mezzi. Esisteva anche una struttura di controllo fra le migliori nel mondo ( la Divisione DISP del CNEN ).
Tutto questo oggi in Italia non c?e? più. Parlare quindi oggi di ritorno della scelta nucleare per le nuove centrali di generazione di energia elettrica in Italia e? oggettivamente difficile e forse impossibile. C?è intanto, come detto, un motivo tecnico: il sistema industriale costruito con tanto sacrificio negli anni 70 e 80 e? sparito completamente: la sua eventuale ricostruzione non e? questione di soldi: e? questione di molto tempo, quanto necessario per riformare uomini, ricostruire fabbriche, riemettere leggi e regolamenti di controllo e ricostruire l?ottimo sistema di controlli sopra citato, che allora esisteva ?.. riordinare il sistema. Oggi, come noto, esiste un problema perfino per la gestione del limitato parco di rifiuti radioattivi delle centrali italiane dimesse. Di fonte ad una scelta che recuperasse una quota di energia elettrica da fonte nucleare in Italia, occorrerebbe prima dare vita ad un programma di ricostruzione di quel sistema industriale distrutto.
Tuttavia concepire un tale programma e finanziarlo non basterebbe a farlo partire senza avere ottenuto prima un consenso popolare .
Questo e? ancora più difficile oggi in Italia ( anche se, quando accendiamo la luce noi usiamo almeno il 10% dell?energia nucleare importata dalla Francia, Svizzera e Germania ): come si può far accettare alla ? gente ? il concetto che l?energia elettrica da fonte nucleare e? una buona scelta, dopo che tale scelta e? stata demonizzata al punto da consentire la distruzione di un intero sistema industriale! Sarebbe necessaria una opera di persuasione incredibile, che tranquillizzi sulla sicurezza delle centrali nucleari, che chiarisse anche quali vantaggi la scelta possa portare, e cioè disponibilità di energia elettrica a costo più basso e riduzione dell?effetto serra, e che infine chiarisse quale livello di sicurezza risulterebbe garantito a fronte di un nuovo programma industriale nucelare, non solo nella gestione degli impianti, ma anche nell?intero ciclo di gestione dei residui radioattivi.
Se quindi un ritorno all?energia elettrica di origine nucleare non e? oggi, in sostanza, facilmente proponibile, si imporrebbe tuttavia almeno una seria analisi di una possibile revisione delle scelte fatte, e, contestualmente, la determinazione e la messa in opera di meccanismi che incentivino un uso razionale dell?energia e, nella misura possibile, il risparmio ( senza cioè penalizzare l?industria, che ha bisogno di energia, e il tenore di vita, l?affidabilità e la qualità dei servizi che oggi abbiamo ).
Si badi bene che per ottenere quest?ultimo risultato occorre investire; in altri termini la cicala italiana dovrebbe fare sacrifici oggi per ottenere un risparmio domani: infatti macchine ed impianti che consumano meno energia elettrica sono più complessi e, semplicemente, costano di più.


B4. Mercati Finanziari.

Inutile aggiungere qualcosa a quanto si legge e si sta cercando di capire dopo i crac Cirio e
Parmalat. Sono importanti le seguenti osservazioni:

- E? possibile che una piccola impresa sia guidata bene, in tutto e per tutto, dal proprietario, che, nella sua piccola realtà, sarà in grado di svolgere più ruoli. Quando però l?impresa diventasse più grande e con agganci internazionali, come oggi la globalizzazione può spingere a fare, allora il proprietario dovrebbe modificare il modello di gestione, ed affidare il governo dell?impresa ad un più ampio gruppo di dirigenti: non sarà possibile per lui avere le competenze necessarie per lo sviluppo di produzione, vendite, ricerca, marchi, pubblicità, finanza, relazioni sindacali ? . Inoltre i nuovi suoi interlocutori vigileranno su lui, come lui potrà e dovrà vigilare su di loro.
- Se questa evoluzione nel governo di una impresa in crescita non c?è, e l?impresa inizia il suo declino, il ? patron ? del tipo ? ghe-pensi-mi -- faccio-tutto-io ?, può essere tentato di truccare le carte, sperando in una ripresa impossibile. Ma chi, in Italia, gli permette troppo a lungo di ? delinquere ? restando impunito? Sembra esistere, purtroppo, un insieme connivente di Politici e di responsabili di Istituti Bancari che possono coprire fino all?inverosimile il " patron ? amico, anche se egli è sull?orlo del dissesto o addirittura è già dissestato. Il problema è risultato evidente fin dai primi anni 80, con Tangentopoli, quando, per tali motivi, è iniziato il declino delle grandi industrie del Paese. In realtà in Italia sembra mancare, salvo pochi casi eccezionali, la capacità di gestione di grandi imprese industriali in regime di concorrenza; sembra addirittura mancare l?interesse per questo tipo di vere grandi imprese. Oggi dopo che, nell?arco degli ultimi venti anni, state bruciate ingenti risorse industriali, si assiste all?assalto dei monopoli naturali costituiti dalle grandi infrastrutture di servizio al cittadino ( elettricità, autostrade, reti gas, telefoni,? ).
Piuttosto che fare impresa, in Italia sembra attualmente preferibile, per chi ha le risorse ed è in sintonia con i Governi, e in nome di una falsa liberalizzazione, acquisire attività che dovrebbero restare in capo allo Stato perché servizi di pubblica utilità ( energia, comunicazioni, trasporti, .., scuola, assicurazioni, ? sanità ), e che danno sicuri redditi a tariffa, sulle spalle del cittadino.
- Infine un insieme di nuove Leggi e Norme, facilitando gli abusi, diffondono e radicano un chiaro senso di impunità anche in chi gestisce attività industriali; si tratta, ad esempio, della depenalizzazione del falso in bilancio, della derubricazione di reati dal codice penale al codice civile, della riduzione dei tempi di prescrizione per vari reati amministrativi, dei condoni fiscali, della possibilità di rientro legale dei capitali illegalmente esportati, della maggiore difficoltà di effettuare rogatorie all?estero, della possibilità di bloccare processi ricusando i giudici pretestuosamente. Non di rado è risultato che il malgoverno delle imprese si intrecci anche con la malavita.

E? evidente che NON si risolve il problema se ci si limita a migliorare il sistema dei controlli sulle Banche e sulle Aziende.
Occorre regolare più strettamente l?accesso delle Aziende ai cosiddetti Paradisi Fiscali, occorre penalizzare veramente che esporta capitali, predisporre pene rilevanti per gli Amministratori che emettono falsi Bilanci, regolamentare il diritto societario più severamente colpendo i delitti per via penale, evitare tutte le forme che consentono ai controllati di essere di fatto anche controllori, non concedere condoni fiscali, ?.. in una parola bisogna fare proprio il CONTRARIO di quanto è stato fin qui fatto, soprattutto di recente.

Infine un commento minore. Per avvicinare il risparmiatore alla Borsa e nello stesso tempo scoraggiare lo speculatore, occorre disciplinare il regime fiscale dei guadagni e delle perdite. Non sono un esperto di Borsa, né sono un esperto fiscale; mi sembrerebbe tuttavia opportuno tassare ogni singola transazione con una tassa di valore progressivo in funzione del guadagno ottenuto; le perdite invece potrebbero essere detraibili dalle tasse sui redditi, ma solo entro limiti da stabilire; occorrebbe invece detassare i guadagni ottenuti con i dividendi.


B5. Giustizia , Legalita?, Sicurezza.

L?accento sulla necessità di una giustizia più veloce è importante in campo penale e in campo civile. E? essenziale per il cittadino medio che anche le cause civili possano arrivare molto più rapidamente al verdetto. Una causa civile che arriva al verdetto dopo 7-8 anni, tenendo conto del grado in Appello, non fa giustizia; in un simile lasso di tempo il colpevole può scappare, fare bancarotta, andare in prigione, morire ( tutte cose accadute ): così al danneggiato che ha vinto finalmente una causa dopo anni rimane la sola cosiddetta soddisfazione morale. Ma non e? solo questo il brutto risultato; il peggior risultato è la diffusione del concetto ed il suo consolidamento che il nostro mondo è dei ? furbi ?.
Modificando le procedure e responsabilizzando di più il giudice o il pretore, si dovrebbe ottenere che una causa civile duri al massimo un anno, e si liberebbero magistrati e cancellieri da molto lavoro inutile.
Una osservazione importante va fatta in merito al regime carcerario. Innanzi tutto occorrono investimenti per le carceri. Questi investimenti, oltre a correlare la dotazione di carceri alla popolazione carceraria purtroppo esistente, devono facilitare la riabilitazione dell?individuo e il suo reinserimento nella vita civile, una volta scontata la pena. A tale scopo in tutte le carceri dovrebbe essere introdotto il lavoro, e dovrebbero essere incluse le necessarie attività di formazione. E? evidente che un simile orientamento implicherebbe una non facile regolamentazione delle attività di lavoro dentro il carcere, ( gli accordi e contratti dell?Amministrazione Pubblica con i datori di lavoro pubblici e privati, i relativi compensi, la previdenza, la prevenzione degli infortuni, gli aspetti disciplinari, .. ). Io credo che una simile iniziativa, se intrapresa, avrebbe uno straordinario impatto positivo sulla vita e sulla civiltà del Paese.
Un?altra osservazione importante e? relativa alla posizione da assumere in relazione all?uso ed al spaccio di droghe. Io sono antiproibizionista convinto: il proibizionismo non evita l?uso e la diffusione di droghe; esso invece porta ad un commercio non controllato delle stesse, e finanzia la malavita. Allora mentre e? ovvia la necessità di mantenere pene severissime per chi spaccia le droghe, occorre avviare un lento programma di liberalizzazione delle droghe stesse, definendo i relativi canali commerciali autorizzati. Occorre poi depenalizzare gradualmente l?uso di droghe quando sia accertato che tale uso e? solo individuale, anche liberando così le carceri dai tossicodipendenti non spacciatori.


B6. I Conflitti di interesse.

Un ultima nota su questo importante punto. Purtroppo il centrosinistra quando era al Governo ha trascurato di regolamentare i conflitti di interesse che gravano sul Paese. Non si può non pensare, purtroppo, che ciò sia avvenuto ?.. in conflitto di interesse.
Ora, a parte il macroscopico conflitto che fa capo addirittura al Presidente del Consiglio, anche per quanto riguarda i conflitti di interesse di Membri del Governo, Deputati, Sindaci mi parrebbe semplicemente che dovrebbe essere loro proibito, durante il mandato, di esercitare qualunque altra professione o mestiere o comunque lavoro, e governare, anche attraverso prestanomi, la gestione di loro personali risorse finanziarie e industriali. Questo inoltre consentirebbe loro di fare meglio ( o semplicemente di fare ) quello per cui gli elettori li hanno scelti.
Queste limitazioni dovrebbero esistere anche per qualche tempo dopo il mandato, per quanti, dopo un solo mandato, diventano anche dei pensionati dello Stato.
Dovrebbero poi essere proibite le candidature di chi possedesse molti mezzi di informazione.
Infine abbiamo visto che esistono operazioni in conflitto di interesse fatte da funzionari di Banche, da avvocati, da imprenditori ?. Anche tutto questo va regolato in modo rigoroso e efficace, e non con Leggi paravento.



C) A Forlì

La sinistra da tempo governa a Forlì, ed è stata molto forte. Ma ciò non deve illudere. Un lungo periodo di potere inevitabilmente crea ai governanti qualche condizionamento, senza con ciò implicare che esistano situazioni di illegalità o anche solo di illegittimità; da questi condizionamenti discendono connivenze e vincoli, e da qui veti incrociati paralizzanti.
Anche le opposizioni a Forlì - oggi - hanno tali vincoli, ma in misura assai minore. Questa situazione si respira, ad esempio, anche solo assistendo ai Consigli Comunali, che sono tenuti di giorno ( ma perché ?? ) e quindi ben poco frequentati dai cittadini. Qui si può verificare la poca vivacità dei Consiglieri di maggioranza, e invece la buona preparazione e dialettica dei Consiglieri di minoranza.
Il timore di un rovesciamento dei risultati delle prossime elezioni è, a mio avviso, plausibile.

Anche per le elezioni amministrative di Forlì è quindi necessario un programma unitario delle sinistre e un candidato Sindaco apprezzato da tutte le componenti della coalizione: il Sindaco di tutti, a cui deve essere riconosciuta capacità, integrità, dedizione ( tempo pieno, perché il Sindaco ha una vera autorità e poteri da esercitare, e ciò richiede tempo ), diritto ad una vera autonomia all?interno dei principi ispiratori del programma e dei percorsi definiti dal programma.

Il programma deve avere la sua premessa nella identificazione-descrizione della città che si vuole, ( ad esempio anche con i risultati di un intelligente sondaggio dei cittadini ); è necessario partire dalle vocazioni naturali della città nel suo attuale sviluppo e nelle sue potenzialità, e del miglior valore prospettabile della sua consistenza demografica.
Di qui discende la verifica delle infrastrutture esistenti e la proposta del loro necessario incremento.





Idee per un programma per la Forlì del 2000


Le idee presentate nel seguito non sono un insieme organico; esse sono relative a:

Edilizia civile
Sanità
Ambiente
- Rifiuti urbani
- Rifiuti ospedalieri
- Elettrosmog
- Parco Agosto
Pubblica sicurezza
Viabilità
Comunicazioni
Industria
Agricoltura
Cultura
- Università
- Corsi per adulti


Edilizia

Lo sviluppo demografico prevedibile della città non sarà grande; esso sarà prevalentemente dovuto all?immigrazione. Oltre a ciò la città avrà un costante carico transitorio di popolazione studentesca.
Per far fronte alle necessità associate a questo tipo di sviluppo è necessario incrementare un tipo di edilizia dignitosa ma a basso costo, adatta ad immigrati con reddito medio-basso, ed a studenti.
Occorre inoltre progettare e costruire una Casa dello Studente di adeguata capacità, da rendere disponibile a basso costo a studenti meritevoli, in regola con i corsi di studio e in base alle loro medie annuali.

Sanità

Il nuovo Ospedale ? Pierantoni ? favorirà un migliore servizio. Tuttavia è possibile che l?avviamento del nuovo insediamento non sia immediato ( come la recente inaugurazione delle opere non ancora completate potrebbe far sperare ). Al termine dei lavori civili le infrastrutture impiantistiche potrebbero non essere facilmente insediate ed avviate; niente di scandaloso in questo: l?avviamento impiantistico è sempre la fase durante la quale si manifesta l?integrale degli errori, ed anche piccole cose possono diventare critiche. E? quindi necessario rafforzare la struttura di ? governo ? del progetto, in vista della fase di trasferimento impianti dalla attuale sede del ? Morgagni ? e in vista dell? avviamento.
L? investimento in un più forte sistema di governo del progetto, in questa sua speciale fase, avrà un notevole ritorno: basti pensare quali sarebbero gli oneri finanziari del progetto in caso di ulteriori ritardi.
Per quanto riguarda la Sanità di Base, è essenziale forzare il sistema ( anche con controlli ) perché si avvalga maggiormente di centri medici, dove la disponibilità e, all?occorrenza, l? intercambiabilità dei medici di famiglia sia ampia, in modo da alleggerire il ricorso alle strutture ospedaliere ed ai pronti soccorso, quando ciò non è in realtà indispensabile.

Ambiente

Rifiuti urbani
E? accettabile il raddoppio dell?impianto di incenerimento dei rifiuti urbani di Forlì, prevedendo a monte del nuovo impianto una stazione di selezione dei riciclabili a maggiore valore. Occorre chiarire che le discariche sono inquinanti e che invece la termocombustione è compatibile con il rispetto dell?ambiente, se fatta con moderni metodi di combustione ( alte temperature e tempi di residenza adeguati ) e opportuna filtrazione e trattamento dei fumi.
Rifiuti ospedalieri
Non bisogna invece ampliare le esistenti capacità di termocombustione dei rifiuti ospedalieri, oltre quanto necessario per la città. Gli impianti esistenti a Forlì hanno già una dimensione che ne consente una gestione economica e profittevole; viceversa è opportuno che i rifiuti ospedalieri vengano smaltiti vicino alle sorgenti, e non vengano trasportati lontano per la distruzione.
Elettrosmog
La ? liberalizzazione ? delle comunicazioni ha moltiplicato i Gestori e le installazioni; inoltre le nuove funzioni dai telefonini, certamente NON di pubblica utilità, porteranno anch?esse a nuove antenne più inquinanti ( si ricorda che l?inqinamento da radiazioni elettromagnetiche è subdolo, perché i sensi umani non lo avvertono ).
Poichè è molto probabile che gli studi in corso anche in Italia determineranno una riduzione dei limiti previsti dalle attuali Leggi per le radiazioni elettromagnetiche prodotte dalla stazioni Radio ( come è successo per gli elettrodotti, e come è già stato deliberato in diversi Comuni italiani ), è possibile che in futuro sia necessario procedere a costosi e difficili progetti di risanamento. Per tutelare meglio la salute dei cittadini ed evitare i possibili futuri rifacimenti è necessario insediare una Commissione tecnico-sanitaria, che abbia il compito di rivedere i Regolamenti Comunali in materia, e predisponga stringenti criteri di pianificazione delle installazioni, a monte delle richieste di Gestori; tale Commissione dovrebbe anche richiedere subito l?installazione sulle trasmittenti delle Stazioni Radio Base di limitatori di potenza piombati, e far predisporre dall?ARPA un monitoraggio continuo dei valori di fondo presenti in città.

Parco Agosto

Il Parco Agosto è un bene per tutti i cittadini, che caratterizza la città. Continuare ad investire su di esso rappresenta un limitatissimo incremento di spesa nel bilancio comunale, che però ha grande ritorno. Si propone di piantare altri alberi, installare altre panchine e mettere anche tavoli di legno e panche dove sia possibile leggere, studiare o giocare. Le risorse necessarie potrebbero essere derivate da parte dei proventi delle multe, e da offerte dei cittadini promosse da feste nel Parco stesso.

Pubblica Sicurezza

Il rapporto del Censis relativo alla ? vivibilità ? delle Provincie Italiane mostra che nella Provincia di Forlì-Cesena esiste una alta percentuale di furti nelle abitazioni. E? necessario che il Comune di Forlì, in collaborazione con quello di Cesena, predispongano un più adeguato sistema di protezione; io credo che, se necessario, una tassa proporzionale al reddito ed al patrimonio immobiliare dei residenti dedicata all?incremento delle risorse volte a questi scopi sarebbe ben accettata.

Viabilità

Rispetto ad altre realtà Forlì è una città ricca di parcheggi, dove il traffico è pesante in zone specifiche. E? noto che un netto miglioramento della congestione esistente in queste zone si otterrebbe con la realizzazione delle tangenziali.
Il progetto della tangenziale nord-sud è stata avviato; non è così per la tangenziale est-ovest. In questo caso occorre notare che il progetto indicato dall?attuale Piano Regolatore è ancora quello previsto nel 1935. Ma da allora la città si è espansa; non è pensabile realizzare tale progetto, che taglia quartieri densamente popolati della città e che prevede il passaggio in un lungo tunnel da realizzare sotto una zona militare. Bisogna avere il coraggio di cambiare il tracciato, allargandosi con la nuova arteria a sud-est, in zone oggi prevalentemente agricole, per congiungersi direttamente con l?ingresso dell?autostrada e il nuovo centro di raccolta merci.

Comunicazioni ( aeroporto )

Ci si limita qui a prendere in considerazione la stato dell?Aeroporto. Si tratta di una infrastruttura molto importante. Purtroppo in tempi successivi al suo insediamento fu consentita l?edificazione di un intero popoloso quartiere proprio al capo ovest della pista, da dove gli aerei arrivano: si è trattato di una azione di malgoverno che limita lo sviluppo della Stazione. Da un punto di vista gestionale inoltre l?aeroporto fa ora parte di un complesso governato da Bologna, che ne condiziona lo sviluppo.
E? necessario trasferire l?arrivo degli aerei dal capo ovest al capo est della pista. Occorre poi una forte presenza negli organi di gestione insediati a Bologna, in modo da promuovere lo sviluppo della Stazione. Va incrementato il traffico Cargo, predisponendo le necessari infrastrutture di collegamento con i magazzini, potenziando gli Uffici Doganali in loco, e stringendo accordi con qualcuna delle più importanti Case di Spedizione internazionali ( quali, ad esempio, TNT, UPS, DHL, Cargo Terminal Italia, Trenitalia Divisione Cargo, .. ), e portando almeno uno o due dei Terminal Internazionali di tali case nello stesso Aeroporto.

Industria

Tutta l?area romagnola è ricca di piccole e medie industrie; esse devono misurarsi con una competizione più vasta, anche internazionale, resa possibile dallo sviluppo delle comunicazioni.
Le Istituzioni proposte ( Camera di Commercio, Associazioni industriali, CNA, .. ) devono favorire una formazione che consentano l? internazionalizzazione ( lingue, mezzi di comunicazione, riferimenti contrattuali, strumenti di gestione, .. ); essi inoltre devono facilitare l?accesso a Centri di Ricerca che consentano di perseguire a basso costo l?innovazione di tecnologie e, successivamente, di prodotti.

Agricoltura

In collaborazione con le Associazioni dei Coltivatori locali può essere utile promuovere un censimento dei mezzi di lavoro esistenti, e istituire corsi per la divulgazione di mezzi innovativi di produzione; è necessario inoltre predisporre sistemi di finanziamento per l?aggiornamento di tali mezzi. Occorre poi monitorare la catena distributiva commerciale locale e nazionale di riferimento, in modo da poter indurre una maggiore remunerazione alla produzione, rispetto agli altri punti della catena commerciale.

Cultura

Università
Forlì si sta caratterizzando come città universitaria. Però il sistema universitario sembra dipendere ancora troppo da Bologna. E? necessario che sia perseguito un più marcato decentramento gestionale; è necessario che un numero più elevato di professori sia indotto a risiedere o abitare a Forlì, in modo da evitare la concentrazione delle lezioni in pochi giorni alla settimana ( che lascia molti studenti privi di insegnamento per periodi troppo lunghi ). Della costruzione di una Casa dello Studente si è già detto; sono necessarie sale di studio, accessibili a tutte le ore del giorno e, eventualmente, di sera.
Corsi per adulti
Si propone di realizzare vari Corsi per adulti, di sera, utilizzando, ad esempio, i locali delle scuole medie locali; si possono chiamare come docenti anche dei volontari e appoggiarsi a diverse associazioni esistenti a Forlì. Le spese possono essere coperte utilizzando contributi degli Enti Locali oltre a far pagare una piccola quota di iscrizione ai partecipanti.
I temi da trattare possono andare dai corsi di Italiano e corsi di Materie Giuridiche per immigrati, alla divulgazione di materie scientifiche o di intrattenimento ( il mare, l?astronomia, ? ma anche la pesca, il giardinaggio, la cucina.. e poi, naturalmente, l?uso del PC, la contabilità elementare, ? il primo intervento infermieristico, ? come difendere i propri risparmi, ? ).




























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