7.12.2003

"Time out"

Car* compagn*,
la prossima riunione nazionale del coordinamento
della Mozione, di Lunedi' 14, avrà, probabilmente,
una importanza non secondaria, non solo per
la vicenda politica di chi, come noi, ha condiviso
la battaglia congressuale e il suo proseguire
ma per il partito dei Ds e la sinistra italiana.
Eppure non pare esserci consapevolezza
fra i militanti e nemmeno notizia fra gli
iscritti, in Aprile, nelle sezioni.
Non c'è a Bologna e nemmeno in altre città dove
collaboriamo con altre riviste.
Non pare che si sia perseguito l'obiettivo di una
discussione ampia.
Non ci scandalizza ma ci induce ad una
riflessione.
Pare che, prima l'annuncio e la presentazione di
documenti senza una calendarizzazione condivisa
su come discuterli, poi l'attualizzare, a quanto
si propone, la nomina di un nuovo coordinatore
indichi che il modo è già la sostanza della
proposta.
A fronte di fatti importanti, l'affermazione nel
turno amministrativo e la grave difficoltà della
coalizione di Berlusconi, le divisioni profonde,
anche fra noi, e poi l'esito del Referendum sull'art.18,
si è evidentemente diffusa una volontà, che certo va'
attentamente considerata, di approdare ad un rapporto
più stretto con la Direzione del partito eletta a Pesaro,
lo si vuole più incidente ed incalzante,
capace forse di determinare un asse innovativo.
Non di meno conviene approfondire e riflettere.

Fra noi ci sono compagni di diverso percorso nel
partito e nella mozione, ma convergiamo nel
presentarvi i punti seguenti di riflessione:

a)Il risultato elettorale dell'opposizione
democratica è del tutto positivo, quello dei Ds è
confortante, ma una eventuale eclissi della
dialettica interna ai Ds potrebbe contribuire a non
consolidare il consenso.
Certo, serve un clima unitario, corresponsabile,
ma al contempo occorre battersi perchè differenze
importanti e non archiviabili su pace, lavoro,
democrazia abbiano corso, siano parte delle
possibilità di scelta dell'elettorato.
Il venire a mancare, anche per nostra
responsabilità, di questa dialettica
rappresenterebbe un contributo del tutto negativo
all'Ulivo e allo schieramento più largo che vogliamo
consolidare contro Berlusconi.
Questa considerazione conduce a valorizzare le
nostre responsabilità soggettive.

b)D'altra parte, allargando lo sguardo al campo
generale della fase:
Berlusconi è in difficoltà strategica, l'ascesa
del suo consenso si è fermata, il paese sembra in
attesa di uno sbocco diverso.
Il tema della preparazione di una alternativa è
per l'oggi, è dunque vero, e questo deve condurre a un
cambio di prospettive anche nella sinistra
dell'Ulivo e dei Ds, ma la costruzione di uno
schieramento alternativo non puo' essere intesa
come una sommatoria in un epoca di tranquillità.
La guerra ha dimostrato una crisi profonda della
democrazia e dei suoi istituti, a livello planetario,
i poteri si ricombinano, i pericoli di una transizione
verso governance di guerra e società senza
rappresentanza sono molto forti, anche se non imbattibili.
Berlusconi è un particolare di questo quadro, che
infatti lo sostiene e promuove, assai più di
quanto sia un buffo e impresentabile incidente.
L'Ulivo non tornerà al governo con la logica
dell'Heri dicebamus.
Avremo passaggi di crisi e di scontro politico e
sociale di grande ampiezza.
Da ci? responsabilità non residuali per le nostre
stesse forze.
Saremo non molto, ma niente non siamo.


Non convincono scorciatoie per afferrare
il carro del partito: potrebbero accelerarne il
corso, non riuscirebbero a garantire lo sterzo.

Non convincono riproposizioni di sinistra che
sottintendono tempi lunghissimi: possono indicare
i temi, con merito grande, non sono in grado di
considerare l'autonomia delle forze sociali
esistenti, il loro livello concreto e quindi di
organizzarle nella politica.

Vorremmo poterne discutere.
Non basta una giornata.
Forme di discussione diverse faranno giungere a
diversi risultati.
Dalla spaccatura e la speculare affermazione, se
non erriamo, dei due rischi sopracitati- che
sembra la prospettiva oggi segnata- all'approdo
contrario:
la formazione di una coesione, forse non unanime
ma larga, su una agenda di compiti.
Fra questi, concordiamo, il coinvolgimento pieno
delle altre energie, fuori di noi, del partito,
della CGIL, dei movimenti che non chiedono nessuna di
fare da sola.
Chiediamo al Coordinamento nazionale il tempo di
una discussione seria e di una decisione davvero
produttiva.
Se un "Congresso della mozione" avrebbe il senso
di una internità difficilmente sostenibile, la
pratica di una decisione pregressa a maggioranza
potrebbe avere esiti accelerativi di una crisi di
funzione e di possibilità di iniziativa, certo non
risulterebbe capace di orientare il timone dei Ds
e della coalizione.

I punti di Forum che il compagno Giovanni
Berlinguer propone non possono essere "dopo" la
decisione ma costituirne sedi di preparazione.
Gli elementi di programma che ne scaturiranno
saranno allora, dopo la Festa nazionale, alla
piena ripresa politica, elementi di unità e di
differenziazione più solidi, ed allora
decideremo.


Un fraterno saluto, un augurio di buon lavoro,

Le compagne ed i compagni della redazione di I.N

6.19.2003

Una giornata da ricordare.
Di Leonardo Barcelo'.




Una Giornata da ricordare


In questi ultimi giorni , dopo le tragiche morti di
diverse persone che cercavano rifugio in Italia ,
abbiamo seguito tra un misto di incredulità e di
sdegno le proposte "Guerrieri" e le dichiarazioni del
Ministro Bossi sul modo di affrontare il tema
dell'immigrazione, la minimizzazione del Ministro
Pisanu e la comprensione del Ministro Martino che per
non criticare Bossi loda la sua capacità di
movimentare il dibattito politico. In mezzo a questa
tragicomica situazione fino ad ora da parte dei media
non ha avuto nessun rilievo il fatto che il 20 giugno
2003 sia stata indetta da parte delle Nazioni Unite la
III Giornata Mondiale del Rifugiato . Ricorrenza
voluta perchè il futuro di milioni di giovani
rifugiati è messo a repentaglio da guerra, odio,
esilio. In un momento in cui dovrebbero sognare le
innumerevoli possibilità che la vita offre e
dovrebbero prepararsi a svolgere un mestiere nell'età
adulta sono invece confinati dalla dura realtà della
povertà e dello sfollamento, condannati a ci? che
spesso appare una vita senza speranza.
Molti giovani rifugiati sono anche privati della
protezione della
famiglia, situazione che li rende particolarmente
vulnerabili a varie
forme di abuso. In alcune parti del mondo ragazzi
anche dell'età di 15
anni sono soggetti all'arruolamento forzato per
combattere in conflitti
altrui, le cui ragioni sono per loro spesso
incomprensibili.
In Italia l'attuale situazione non è positiva : le
presunte esigenze di
sicurezza nazionale fanno ormai passare in secondo
piano il rispetto
sostanziale dei diritti della persona e delle
Convenzioni internazionali.
I consistenti tagli economici alle politiche del
welfare
in generale e rispetto alle misure di accoglienza -
integrazione di immigrati e richiedenti asilo
dimostrano l'incapacità di una valida risposta del
Governo ai bisogni e alle urgenze quotidiane di quanti
fuggono da guerre e persecuzioni.
L'opinione pubblica deve essere informata sul fatto
che oggi tutte le
misure di accoglienza per richiedenti asilo o di
accompagnamento per i
rifugiati sono di fatto bloccate. E per quanto
riguarda il numero dei
rifugiati e per le domande di asilo l'Italia presenta
cifre molto basse
rispetto ad altri Paesi dell'Unione Europea in
termini sia assoluti che
relativi. I rifugiati riconosciuti e residenti in
Italia sono circa
14.000 ( lo 0,22 % della popolazione totale).
Nel 2002 in Italia sono stati riconosciuti rifugiati
1270 richiedenti asilo, cioè una persona ogni 45000
abitanti, a fronte di una media europea cinque volte
più elevata. Non essendoci ancora cifre ufficiali
,caso unico in Europa, si stima che sempre nel 2002
circa 17000 stranieri hanno presentato domanda di
asilo alle varie Questure italiane, pari solo al 4,4%
delle domande presentate complessivamente nei Paesi
dell'Unione Europea.
Molte disposizioni introdotte della legge Bossi-Fini
colpiscono in
realtà i richiedenti asilo, restringendone
pesantemente la possibilità di
accedere alle protezione come previsto dalla
Convenzione di Ginevra
sottoscritta dall'Italia nel 1951. Il diritto di asilo
subisce cos? una
consistente erosione dei suoi contenuti essenziali.
Inoltre è necessario
ricordare che dagli anni Novanta fino al 2001 è
esistito in Italia un
fondo del Ministero dell'Interno pari a 10 miliardi di
lire per favorire
l'integrazione dei rifugiati dopo l'avvenuto
riconoscimento dello status. Adesso questo fondo non
esiste più, è stato assorbito dalla legge Bossi-Fini
sotto il nuovo nome di " Fondo Nazionale Asilo",
tuttora non attivato. Si commenta da solo il fatto che
dall'inizio del 2002 ad oggi i rifugiati non hanno
avuto nessun tipo di assistenza dallo Stato Italiano,
caso unico in tutta l'Unione Europea.


Leonardo Barcelo'




This page is powered by Blogger. Isn't yours?