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6.19.2003

Una giornata da ricordare.
Di Leonardo Barcelo'.




Una Giornata da ricordare


In questi ultimi giorni , dopo le tragiche morti di
diverse persone che cercavano rifugio in Italia ,
abbiamo seguito tra un misto di incredulità e di
sdegno le proposte "Guerrieri" e le dichiarazioni del
Ministro Bossi sul modo di affrontare il tema
dell'immigrazione, la minimizzazione del Ministro
Pisanu e la comprensione del Ministro Martino che per
non criticare Bossi loda la sua capacità di
movimentare il dibattito politico. In mezzo a questa
tragicomica situazione fino ad ora da parte dei media
non ha avuto nessun rilievo il fatto che il 20 giugno
2003 sia stata indetta da parte delle Nazioni Unite la
III Giornata Mondiale del Rifugiato . Ricorrenza
voluta perchè il futuro di milioni di giovani
rifugiati è messo a repentaglio da guerra, odio,
esilio. In un momento in cui dovrebbero sognare le
innumerevoli possibilità che la vita offre e
dovrebbero prepararsi a svolgere un mestiere nell'età
adulta sono invece confinati dalla dura realtà della
povertà e dello sfollamento, condannati a ci? che
spesso appare una vita senza speranza.
Molti giovani rifugiati sono anche privati della
protezione della
famiglia, situazione che li rende particolarmente
vulnerabili a varie
forme di abuso. In alcune parti del mondo ragazzi
anche dell'età di 15
anni sono soggetti all'arruolamento forzato per
combattere in conflitti
altrui, le cui ragioni sono per loro spesso
incomprensibili.
In Italia l'attuale situazione non è positiva : le
presunte esigenze di
sicurezza nazionale fanno ormai passare in secondo
piano il rispetto
sostanziale dei diritti della persona e delle
Convenzioni internazionali.
I consistenti tagli economici alle politiche del
welfare
in generale e rispetto alle misure di accoglienza -
integrazione di immigrati e richiedenti asilo
dimostrano l'incapacità di una valida risposta del
Governo ai bisogni e alle urgenze quotidiane di quanti
fuggono da guerre e persecuzioni.
L'opinione pubblica deve essere informata sul fatto
che oggi tutte le
misure di accoglienza per richiedenti asilo o di
accompagnamento per i
rifugiati sono di fatto bloccate. E per quanto
riguarda il numero dei
rifugiati e per le domande di asilo l'Italia presenta
cifre molto basse
rispetto ad altri Paesi dell'Unione Europea in
termini sia assoluti che
relativi. I rifugiati riconosciuti e residenti in
Italia sono circa
14.000 ( lo 0,22 % della popolazione totale).
Nel 2002 in Italia sono stati riconosciuti rifugiati
1270 richiedenti asilo, cioè una persona ogni 45000
abitanti, a fronte di una media europea cinque volte
più elevata. Non essendoci ancora cifre ufficiali
,caso unico in Europa, si stima che sempre nel 2002
circa 17000 stranieri hanno presentato domanda di
asilo alle varie Questure italiane, pari solo al 4,4%
delle domande presentate complessivamente nei Paesi
dell'Unione Europea.
Molte disposizioni introdotte della legge Bossi-Fini
colpiscono in
realtà i richiedenti asilo, restringendone
pesantemente la possibilità di
accedere alle protezione come previsto dalla
Convenzione di Ginevra
sottoscritta dall'Italia nel 1951. Il diritto di asilo
subisce cos? una
consistente erosione dei suoi contenuti essenziali.
Inoltre è necessario
ricordare che dagli anni Novanta fino al 2001 è
esistito in Italia un
fondo del Ministero dell'Interno pari a 10 miliardi di
lire per favorire
l'integrazione dei rifugiati dopo l'avvenuto
riconoscimento dello status. Adesso questo fondo non
esiste più, è stato assorbito dalla legge Bossi-Fini
sotto il nuovo nome di " Fondo Nazionale Asilo",
tuttora non attivato. Si commenta da solo il fatto che
dall'inizio del 2002 ad oggi i rifugiati non hanno
avuto nessun tipo di assistenza dallo Stato Italiano,
caso unico in tutta l'Unione Europea.


Leonardo Barcelo'




6.12.2003

Bologna, 12 Giugno 2003

"Servono, comunque, numerosi Si'".
Impegno nuovo dichiara il suo Si' al Referendum per
l'estensione dell'articolo 18.
Vasta iniziativa in rete della Rivista.

Questo messaggio della redazione di "Impegno nuovo"
rappresenta insieme una presa di posizione ed una
iniziativa editoriale.
Giungerà ad oltre 38.000 indirizzi mail di tutta
Italia.
Le città più interessate saranno Bologna, Milano e
Roma.
E' uno degli invii più rilevanti per dimensione mai
effettuati dalla comunicazione politica in Italia.
Particolarmente significativo il fatto che la nostra
rivista si avvale unicamente di personale volontario e
non utilizza indirizzari acquistati da agenzie.
Un cordiale saluto

per la redazione,
Antonio Accattato
webmaster

......................................................
DICHIARAZIONE COLLETTIVA DELLA REDAZIONE DI IMPEGNO
NUOVO

Domenica 15 e Lunedi' 16 giugno si vota per il
Referendum indetto per estendere l’articolo 18 ai
lavoratori ed alle lavoratrici delle imprese con meno
di 16 dipendenti.
Abbiamo attraversato, come redazione di una rivista
nata per sostenere il rapporto fra la Sinistra
politica ed i movimenti, il travaglio di un dibattito
che ha diviso, tra le ragioni del Si' e le perplessità
o la contrarietà.

Pur avendo diverse visioni su questo Referendum ed il
suo percorso, voteremo, e voteremo Si', per contribuire
a tenere aperta la strada per le riforme e per i
diritti.

Oggi la necessità del Si' è cresciuta, dopo la scelta
di Berlusconi per il non voto e la contestuale forte
offensiva del Governo con i provvedimenti che
destrutturano il mercato del lavoro.

Il risultato di avere numerosi Si' appare a noi
necessario anche per chi non ha condiviso il
Referendum ma è impegnato per le riforme.
E questo risultato non è certo perseguibile
restringendo l'area del S? alle posizioni estreme o
all' espressione spontanea dei lavoratori coinvolti.
Occorrono anche i S? di tanti fra coloro che hanno
partecipato alle grandi manifestazioni per la difesa
dell'Art.18.

Questi Si' sono necessari proprio per rendere possibile
la riproposizione di un fronte più vasto e articolato.

"Il paese ha bisogno- come richiama il manifesto della
CGIL che fortemente condividiamo - che si arrivi in
tempi rapidi alla riforma degli ammortizzatori
sociali, all’estensione dei diritti all'universo delle
collaborazioni coordinate e continuative e ai
lavoratori dell’impresa minore, a una riforma del
processo del lavoro. Tanto più oggi che la crisi rende
sempre più incerto il futuro di milioni di persone".

Sappiamo quanto complessa sia la rappresentanza di un
mondo del lavoro differenziato come l'attuale,
sappiamo che non è fornendo una visione semplificata
dei problemi che si puo' tenere nella "difesa" e
affermare il cambiamento, l'estensione dei diritti.
Ma, come siamo convinti che milioni di giovani
lavoratori, comunque senza tutele, abbiano sentito la
battaglia per la difesa dello Statuto dei lavoratori
importante per la loro vita, anche se formalmente non
ne era interessata la loro condizione lavorativa, cosi'
siamo convinti che si sia espressa, anche in questi
giorni di confronto troppo sotterraneo sul Referendum,
una analoga volontà di partecipazione.
Raccoglierla è la cosa più importante.
Importante proprio per superare i rischi, reali, di
divisione.
La vittoria del Si' è dunque importante e, secondo noi,
"servono, comunque, numerosi Si'".

Per questi motivi andremo a votare.
Per questi motivi voteremo Si'.

......................................................

Gregorio Scalise, Davide Ferrari, Rosanna Facchini,
Filippo Bartolini,Franco Giuliani, Gabriella Maini,
Carla Della Porta, Fulvio Ramponi, Etienne Salvadore,
Luca Campigli, Marika De Alessandri, Antonio Accattato.


6.07.2003

Bologna, 31 Maggio 2003

Bologna e la notizia di Cofferati.


Sicuramente la notizia di Cofferati sindaco a Bologna, oltre che essere un
fulmine a cile sereno, è anche un test. Per tutti. Leggere i commenti è
un'esperienza. L'ingegner Giovanni Salizzoni, ad esempio (Il Resto del Carlino,
28 maggio 2003) rispolvera, assieme ad altri, il tema della "bolognesità". La
tesi del suo intervento è circa questa: c'è stato un assordante silenzio sulla
questione comunista ed è rimasto il vizio centralizzante di imporre le cose
dall'alto.

Sull'assordante silenzio mi permetto di rinviare ad un mio intervento su
"Impegno nuovo" dello scorso anno. La discussione c'è stata anche se non ha
occupato le prime pagine dei giornali. Inoltre un passaggio di quel genere non
si matura in un giorno, è decisamente graduale.

Poi la "bolognesità ferita". Non si poteva essere più retorici e populisti.
Salizzoni si è laureato sui testi del dottor Balanzone o sulla cultura
nazionale e internazionale? Il suo sapere lo deve a vicolo Bolognetti o alle
grandi città internazionali, olandesi, di cui anni fa io stesso gli ho sentito
citare esempi? Che cosa se ne fa il mondo oggi di una cultura localistica? Se
parlano di Bologna molte di queste persone parlano anche a nome mio, e io non
sono né localista né leghista. Un assessore alla cultura bolognese e localista
cosa farà, imporrà i dialetti e il teatro di Testoni a tutta birra? Sembra che
un secolo sia trascorso non solo invano, ma letterariamente al di fuori delle
mura: dalle avanguardie storiche alla pop art, dalle grandi riflessioni sul
potere e sulla storia alle sperimentazioni in architettura, dalle riflessioni
sul linguaggio alle avanguardie storiche e post-storiche, sembra, a sentir
parlare un certo numero di politici, che nulla lo riguardi. Ciò che conta è il
piccolo, il sempre più piccolo (in questo caso la bolognesità) perché lì si
annidano audience e quindi potere.

Incapaci di affrontare direttamente un uomo come Cofferati, si prepara già un
fuoco amico e nemico incentrato su tutte le questioni di più basso profilo
possibile. Lo si dipinge come estremista dimenticando che la sua storia non è
questa, e che Cofferati prese posizione nell'estate del 2001 quando si accorse
che il tavolo della trattativa era governato dal sistema della durezza e in
questa battaglia che in quell'estate sembrava impossibile non se l'è cavata
male. Ha rotto il confine della rassegnazione, ha ricordato a molti che l'uomo
ha una mente e che può perfino farla funzionare, ha trovato prima una breccia,
poi una strada politica, poi perfino un'autostrada e le difficoltà sono
cominciate proprio lì. Bologna ha bisogno di una persona che dia respiro alla
sua situazione un po' chiusa ed asfittica. La prova di quanto sto dicendo? E'
facile. Sono gli argomenti che fra le righe si oppongono a questa candidatura.
Abbiamo bisogno di moderazione, si dice. Come se Cofferati fosse uno che si
sbraccia e non abbia mostrato prudenza (perfino troppa) in tutti questi mesi.
Come se guidare un grande sindacato fosse un'impresa facile e scorrevole.

Guidare una città non è certo semplice, ma la Giunta di maggioranza è davvero
così sicura di lavorare indefessamente, si sente davvero in sintonia con i
tempi, non commette mai un errore? E come mai, pur conoscendo a menadito il
nome di tutte le strade, le stesse strade sono scassatem, il traffico
problematico e il degrado sempre in agguato? Come si vede, questi argomenti,
veramente deboli per non dire altro, sono facilmente reversibili. Cofferati non
conosce la sitauzione locale. E quelli che la conoscono? Altro argomento di
grande arguzia: come se non si sapesse che "conoscere" nella politica di
un'Amministrazione non significa sempre fare e innovare, ma anche restare
paralizzati e sedotti dalla situazione precedente. E' umano, lo si capisce,
certo; ma allora perché invocare questa "conoscenza" come determinante quando
non lo è? Sempre a sentire i commenti, sembra che l'intelligenza di Cofferati
sia quasi vicina allo zero; non saprebbe risolvere questo, non potrebbe
risolvere quest'altro. Se fossi in Cofferati comincerei ad offendermi. Lo
sfrenato politicismo che ha come punto di forza l'argomento del "piccolo" (per
l'audience e il potere) porta ad inventare ostacoli e ostracismi di incredibile
duttilità inventiva per quanto riguarda il nulla o il quasi nulla. Si potrebbe
addirittura stabilire l'odiosa equazione che bolognesità è uguale a
insuffienza, qualcuno potrebbe aggiungere deficienza.

Quella che si prospetta come somma di difficoltà è il profilo di una città che
NON ESISTE, descritta nella geografia delle false questioni. C'è quasi da
augurarsi che coloro che disegnano ostacoli li pensino di notte, evitando di
dire quello che veramente pensano. Una città ricca di tante cose come Bologna
ha bisogno di un uomo attivo e capace di riflessione e visione complessiva. Non
si può guardare a Cofferati con un canocchiale rovesciato. Sarebbe meglio
ammettere francamente: senta, Cinese, qui dobbiamo pestare nel mortaio, non ci
tolga questo gioco. Infine c'è da augurarsi che il dibattito non esca dalla
città: davvero, non ci facciamo una bella figura.


Gregorio Scalise

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